sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Terremoti, risparmiare facendo prevenzione
Pubblicato il 20-06-2014


frana_allarmeL’Ufficio Studi dell’AITEC, l’associazione che raggruppa le imprese produttrici di cemento, ha recentemente presentato a Roma un’analisi sulle Province italiane a maggior rischio idrogeologico e sismico. Lo studio si è basato sul calcolo di un indicatore sintetico che combina i dati storici relativi a frequenza ed effetti di frane e piene con quelli relativi alla frequenza ed effetti dei terremoti.

La Provincia di Napoli è risultata quella a maggior rischio idro-geosismico, seguita al 2° posto da Reggio Calabria ed al 3° da Vibo Valentia, a conferma del fatto che nel meridione d’Italia si riscontrano le maggiori criticità. Da segnalare anche Roma al 5° posto e Genova al 6°. A livello di singolo Comune, Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, è risultato il più a rischio.

I disastri naturali, che sono in costante aumento negli ultimi 15 anni, generano un costo di circa 3,5 miliardi di Euro annui. Se solo il 20% di questa somma, pari a 700 milioni di Euro, fosse destinato a mettere in sicurezza i territori individuati prioritariamente, privilegiando la logica della prevenzione a quella dell’emergenza, otterremmo un bel risparmio.

Questa di fatto anche la direzione che il Governo italiano intende intraprendere. Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto alla presentazione dell’analisi AITEC, ha confermato che conviene intervenire sulla prevenzione più che nell’emergenza, anche se, date la caratteristiche del nostro territorio, la gestione della fase emergenziale non potrà mai essere esclusa. In questa ottica sono da inquadrare i recenti interventi del Governo in tema di accantonamento di fondi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e la riqualificazione energetica degli edifici pubblici.

Terremoto-EmiliaE dalla ripresa degli investimenti pubblici dipenderà anche la ripresa del settore del cemento, in crisi da molti anni. Basti pensare che dal che nel 2006 al 2013 i consumi di cemento in Italia si sono più che dimezzati, attestandosi a 21,7 milioni di tonnellate. La produzione ha seguito il consumo e nel 2013 è stata pari a 23,1 milioni di tonnellate, con un calo del 12% rispetto al 2012. A livello europeo, il calo della produzione si è limitato all’1,2% e, tra i Paesi maggiori, la Germania mantiene il ruolo di primo produttore, con l’Italia che si conferma al secondo posto. Per il 2014, le prospettive permangono negative per l’Italia, con l’attesa di un ulteriore calo dei consumi intorno all’8%.

Ecco perché i produttori di cemento hanno chiesto al Ministro che da un lato vengano riaperti quanto prima i cantieri delle opere pubbliche sospesi per mancanza di fondi e, dall’altro lato, siano velocizzati i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione alle imprese creditrici.

L’edilizia residenziale non appare più in grado di trainare un settore che pure può giocare un ruolo importante per le città del futuro e per la rigenerazione del patrimonio edilizio. Infatti, contrariamente alla comune percezione, il cemento presenta caratteristiche di elevata compatibilità ambientale, di sicurezza e durabilità delle costruzioni, oltre ad essere un materiale che si presta ad innovazione di prodotto e di utilizzo.

E sulla diffusione di una maggiore conoscenza delle potenzialità del cemento punta anche il Ministro Galletti, che ha promesso di rilanciare le opere pubbliche soprattutto laddove non vi sia impatto ambientale o addirittura questo sia positivo: l’ambiente va inteso come partner e promotore dello sviluppo economico, ha detto il Ministro. E pur confermando controlli severi ma non invasivi nei confronti delle opere pubbliche, ha auspicato una rapida riforma del Titolo V della Costituzione. Con l’eliminazione dei conflitti di competenza e l’identificazione di chiari centri di governo, si supererà la logica dei “responsabili irresponsabili” e si produrrà una semplificazione indispensabile a rilanciare nuove politiche strutturali per la rigenerazione urbana e la riqualificazione del territorio italiano.

Alfonso Siano 

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