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Opinioni e commenti
 

Tutti dentro la laguna?
Pubblicato il 07-06-2014


Ma i più esosi erano i magistrati della Corte dei conti. Questo emerge in un interrogatorio diffuso sulla stampa. La Tangentopli due o tre o ventitré entra nel merito della corruzione sistemica. Quella del 1992 si fermò a quella politica, guardata peraltro con occhi strabici. Era evidente che anche allora il finanziamento illecito fosse diffuso ovunque, ma i magistrati di allora non vollero vedere se non a senso unico o quasi. Era evidente anche allora che coinvolgesse anche settori importanti della magistratura, del giornalismo, della finanza, di altro. Li sfiorò soltanto. Quel che emerge dalla diffusione, speriamo non illegale, degli interrogatori è invece proprio il carattere generalizzato del livello corruttivo.

Pensare alla Corte dei conti che si faceva passare compensi ogni qualvolta doveva deliberare fa sorridere, ma anche rabbrividire. Naturale però, per una corruzione efficace, l’esistenza di un intero sistema di corruzione. Fosse stato parziale sarebbe stato debole e meno produttivo. D’altronde che i fondi neri venissero amministrati proprio da un certo Neri poteva anche destare qualche preventiva preoccupazione, così come il cipiglio autoritario della segretaria di Galan Minutilli, la Minu, detta Morticia, o come l’astuto decisionismo del plenipotenziario Mazzacurati, l’ottuagenario al vertice del Consorzio.

L’interrogativo che abbiamo formulato ieri lo riproponiamo oggi. È mai possibile, osservando ad esempio la villa di Galan, una sorta di castello in collina, il livello di vita di Chisso e di Speziale, per restare ai più noti personaggi di cronaca, che nessuno si sia domandato mai: “Ma costoro come fanno a vivere così con gli stipendi da assessore, da generale e da deputato?”. Possibile che nessuno, compreso coloro che magari non hanno preso un euro, sia sia mai domandato come vivessero i magistrati veneziani? E neppure si siano mai preoccupati di guardare dentro le carte del Consorzio? Come mai nessuno, se non il solo Cacciari, contrario anche all’opera, si sia mai opposto alle procedure che affidavano a pochi personaggi un così alto livello di discrezionalità e dunque uno spazio assai ampio per manovre criminose?

Renzi sostiene che il problema non sono le procedure, ma i ladri. Ma è anche vero che proprio per prevenire i ladrocini bisogna adottare procedure che non lascino eccessivo spazio alla soggettività. Ripetiamo un concetto elementare. Se si vogliono evitare normative emergenziali, come per l’Expo, come per il Mose, come per i Mondiali di nuoto, allora si emanino leggi che consentano insieme velocità e controlli. Non ci si può rassegnare alla logica secondo la quale se usi le leggi non riesci a rispettare i tempi e se adotti normative d’emergenza finisci inevitabilmente nella corruzione. È un vicolo cieco.

Adesso si risolvano presto due questioni. La prima è relativa ai problemi del commissario anti corruzione Raffaele Cantone, che prima di muoversi chiede ovviamente che l’autorità venga nominata e dotata di chiari poteri, la seconda è relativa al conflitto tra Cantone e Confindustria sull’ipotesi di commissariare le imprese in odore di mazzette. Intanto Renzi sostiene che i lavori devono andare avanti. Non ha tutti i torti. Pensare di bloccare l’Expo perché in Italia dilaga la corruzione sarebbe davvero imbarazzante. Non meno che dimostrare, come pensa di fare la Serrachiani, che anche la corruzione è una malattia generazionale. E appartiene al passato come Berlusconi, Monti e Bersani. Come il Pci e la Dc, come Diesse e Margherita, come tutto quello che è avvenuto ante Renzi natum. Ovvio che in momenti come questi servano salvatori. Però sarei un po’ più attento alle parole…

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Commenti all'articolo
  1. Caro direttore io penso che la corruzione non si possa debellare totalmente, una cosa si può fare: emanare delle leggi di facile applicazione, poche e chiare, leggi che non devono prestarsi a più interpretazioni dove gli azzeccagarbugli di Manzoniana memoria sguazzano e fanno fare affari attraverso come è noto, tangenti e corruzione.
    Semplice? Sono le cose semplici le più giuste!

  2. LE PROCEDURE D’EMERGENZA SONO LA PORTA D’INGRESSO DEL MALAFFARE, QUINDI LE LEGGI ORDINARIE NON LO CONSENTIREBBERO! Bene preso per buono questo assunto, chiediamoci perchè il ministero della programmazzione non funziona, il motivo è la risposta all’assunto.Ai voglia a dire la corte dei conti e i commissari più o meno ad acta,il difetto è nel manico.Il tutto si chiude con l’approssimazione indefinita dei provvedimenti economici, che rimandano tutte le decisioni e da qui la giustificazione del ministero della programmazzione, e siamo come al gioco dell’oca di nuova alla partenza.

  3. Quando in una società il valore più importante che viene insegnato dalla politica ed anche in parte da altre istituzioni è il danaro il problema della corruzione è insito nel sistema e non ci sono leggi che tengano, quindi a mio avviso sta nella società ed in ognuno di noi farsi un esame di coscienza sui valori etici morali comportamentali riportare il valore del danaro al giusto ruolo, nelle rappresentanze politiche imprenditoriali burocratiche il vero rinnovamento passa attraverso il riconoscimento delle capacità, dallo spirito di servizio della politica, dalla responsabilità personale di chi è preposto a giudicare altri, da una stampa che non viva sul senzazionalismo, da opinionisti liberi del proprio pensiero, dal dare al popolo sovrano la possibilità di scegliersi i propri governanti nell’ambito territoriale, tutte le nuove proposte di durezza di limitazioni con organismi nominati dalla classe dirigente attuale purtroppo risulteranno vane perchè figlie del sistema, è il sistema che bisogna cercare insieme di modificare, il modo di vivere e di essere cittadino in una società organizzata altrimenti come disse qualcuno rimarremmo sempre il Paese dove tutto è mafia niente è mafia.

  4. Pensare di chiudere i lavori è una follia, non fosse altro per i posti di lavoro! Cambiare tutti i vertici, tutti, anche quelli degli Enti pubblici coinvolti, assicurare il capillare controllo delle spese, della loro coerenza con il progetto approvato, il controllo sistematico sulla qualità dei lavori realizzati e da realizzare, il controllo dei quadri economici approvati e di quelli in corso d’opera e la loro coerenza con il progetto e le varianti (insomma il lavoro certosino che andrebbe sempre fatto quando si spende denaro pubblico) potrebbe servire ad evitare il peggio!! Questa corruzione dilagante può rappresentare un’opportunità, affinchè le forze migliori, quelle oneste, laboriose, disinteressate, rispettose delle leggi e della collettività, si riapproprino degli spazi di uno Stato che tutela l’interesse di tutti e non di pochi. Fuori dall’emergenza, non credo servano ulteriori leggi, anzi bisogna semplificare l’attuale quadro normativo; il problema, semmai, riguarda le necessità, non più rinviabili, di riformare (rifondare?) la PA e di ribaltare il paradigma culturale che si è affermato negli ultimi venti anni, su cui si innesta la corruzione.

  5. La corruzione è l’antitesi della giustizia sociale, difficikle da sconfiggere, ci avevano provato, ad es., i fratelli Gracchi, nell’antica Roma, poi trovati morti nel Tevere.
    Oggi, senza essere manettari, non si possono sequestrare i beni “in eccesso”? Magari concordando un sequestro cautelativo d’intesa con i paesi esteri, alla cui immagine non giova sostenere i ladri.
    La P.A. ha norme e procedure “antitruffa”, basta applicare, ma con urgenza per favore! Usiamole come calci metaforici con cui ristabilire la normale legalità e correttezza.

  6. Renzi, come al solito, si comporta come se questa brutta storia di malaffare non lo riguardasse. Eppure il PD, di cui è segretario, sta mostrando pian piano il suo vero volto. Il PD, d’altronde, altro non è che un compromesso storico attualizzato. Cos’altro avremmo potuto attenderci da un coacervo di ex democristiani ed ex comunisti accomunati solo dalla brama di potere?

  7. Ma quali leggi?
    Il problema si risolve attribuendo responsabilità specifiche, non controlli specifici.
    Eliminare, in primis, l’obbligo di bandi pubblici europei. Non servono a nulla. I soliti informati li dribblano.
    Consentire gli appalti alle imprese conosciute, delle quali si fa garante il responsabile dell’appalto: sindaco, presidente di regione, magistrato del po ecc.
    Attribuire i premi a chi consegna in anticipo l’opera.
    Stipulare delle convezioni d’appalto che garantiscano, con ujn sistema assicurativo fideiussorio, la conclusione dell’opera. sottoscrivere un impegno anon ricorrere alla magistratura, ma solo ad un arbitrato, già deciso in fase di appalto, nel caso di controversie.
    Questo deve valere anche per le opere private.
    La Francia in questo caso insegna.

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