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Opinioni e commenti
 

Tv, “La Storia Qualunque” di Nino Manfredi a dieci anni dalla scomparsa
Pubblicato il 09-06-2014


NinoManfrediDopo dieci anni dalla sua scomparsa, con il suo cinema fa ancora strada. Stiamo parlando di Nino Manfredi: attore, regista, sceneggiatore, doppiatore, scrittore e cantante italiano. Deceduto il 4 giugno del 2004, a seguito di un infarto celebrale che lo aveva colpito un anno prima, nel 2003, nella sua casa romana, per ricordare la ricorrenza dei dieci anni da quando ha lasciato amici, parenti e il suo pubblico, Rai Uno ha mandato in onda un suo film del 2000: “Una storia qualunque”, per la regia di Alberto Simone. Il film tratta la storia di un uomo uscito di prigione in maniera fruibile, a tratti commovente che, pur regalando qualche sorriso con l’ironia tipica di chi, come Manfredi contribuì a descrivere la commedia all’italiana. Insieme ad Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Walter Chiari e Vittorio Gassman. Una generazione intramontabile nel cinema e nel teatro italiani.

Non passeranno mai di moda per il loro messaggio sempre valido che lasciano, in maniera pacata, velata, ma non meno efficace, al pubblico; con una moderazione, una pacatezza, ma anche una grande intensità disarmanti. E lo è anche il caso di “Una storia qualunque”. Il protagonista viene accusato dell’omicidio della amatissima moglie e condannato, senza un vero processo né indagini che appurino effettivamente la verità, a 30 anni di prigione. E così, oltre alla moglie, perde tutta la sua famiglia: i suoi due figli, che vengono dati in adozione. Uscito dal carcere, decide di andare alla loro ricerca per ritrovarli, ritrovarsi e riconquistare le sue origini e con esse la sua identità. L’amore per i suoi figli era l’unica cosa che lo aveva tenuto in vita in prigione durante tutto quel tempo. Verrà aiutato da Mirko, un avvocato che capisce subito che qualcosa non torna, è stato omesso, celato oppure non analizzato né preso in considerazione.

Subito questo vecchietto ostinato, eppure così fresco di mente e di carattere, più attivo persino dello stesso Mirko, conquista la simpatia degli spettori. Sa intenerire con lo sguardo lucido di chi guarda con commozione, rimorso, rimpianto e nostalgia al passato, senza però mai perdersi d’animo. La sua allegria con cui sa ottenere ciò che vuole ed essere convincente smorzano i toni, a volte un po’ melodrammatici, di un film che unisce commedia, avventura, poliziesco, giallo. Per una storia romanzata, il cui complesso intreccio dà un grosso contributo sociale affrontando una tematica importante quale la condizione dei penitenziari italiani e, soprattutto, la fondamentale problematica del re-inserimento in società una volta usciti dalla prigione.

I carcerati, spesso, non hanno più nulla e stentano a sapere chi sono, a ricordare le loro origini, non sanno dove andare. In più, parallelamente, si intravedono anche altri argomenti rilevanti, che danno più risonanza al tema “carceri”: quella degli anziani, spesso abbandonati dalla società, dalle istituzioni e dalle loro famiglie (qui, invece, si mostra quanto un nipote possa essere contento di avere un nonno e trascorrere con lui del tempo e quanto una famiglia possa accogliere e dare calore a un anziano, che offre tutta la sua esperienza); quella del difficile rapporto dunque genitori-figli, che spesso non sanno dialogare e sembrano non capirsi né riuscire a comunicare; ma, soprattutto, quella della tragica situazione in cui versano la burocrazia e la giustizia italiane, che non garantiscono piena tutela a un semplice cittadino onesto.

Manfredi-storiaL’interpretazione di Manfredi è ottima. Il pubblico lo aveva già imparato ad amare nei panni di questo padre anziano, un po’ invadente, sempre attento e curioso, preso a proteggere i suoi affetti, che riveste una figura molto attiva, altamente investigativa e indagatrice, al solo scopo di venire a capo della verità e di fare giustizia. Un personaggio che ha incarnato anche con il brigadiere Nino Fogliani nella fortunata serie televisiva di grandissimo successo Linda e il brigadiere (dal 1997 al 2000), con Claudia Koll (nella prima e nella seconda; con Caterina Deregibus nella terza serie).

Incarna valori e principi tipici del socialismo che occorre ritrovare. Anche nella vita, Manfredi ha episodi biografici di attivismo politico. Nel 1992, infatti, in occasione delle elezioni politiche, Manfredi dà per qualche giorno l’impressione di aver accettato una candidatura alla Camera dei deputati con la Lista Pannella. A detta dello stesso Manfredi, anni indietro, aveva rifiutato un’offerta simile da parte di Enrico Berlinguer. Pochi giorni dopo, però, vi è un ripensamento da parte dell’attore, il quale rinuncia in extremis ad intraprendere la carriera politica che gli è stata offerta. Nel 1970, insieme a Gianni Bonagura, Manfredi aveva anche inciso un disco di propaganda per il Partito Socialista Italiano.

Sicuramente la sua non è “Una storia qualunque”, come non lo è questo film né la storia del suo personaggio. Anche se, probabilmente, questo titolo serve ad enfatizzare il fatto che la condizione che si trova a vivere è simile a quella di molte altre persone come lui, che hanno vissuto le sue stesse vicissitudine burocratiche, sociali, private e umane. Per riprovare a ricostruire i pezzi di vita racchiusi da quelle foto che custodisce gelosamente quale immagini preziose: il vero valore per lui, non il denaro. Infine di Manfredi vogliamo sottolineare anche la sua capacità di alleggerire ogni situazione con la sua verve comica, data anche dalle sue capacità canore, in cui amava cimentarsi e in cui si divertiva ad esibirsi, mostrando davvero di esserne piacevolmente coinvolto nei testi delle brani che intonava. E concludeva le canzoni con quel suo sorriso malinconico, velato da una gioia e una felicità malinconiche, di un dolore misto a felicità. Questo ci sembra il tono con cui faceva tutto. Un uomo, dunque, capace di commuovere e commuoversi. Emozionare.

Barbara Conti

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