lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Lo spettacolo dello sport, i 100 anni del Coni” per un compleanno speciale
Pubblicato il 12-06-2014


Bonolis-centoanniConiPoco più di due ore di televisione per raccontare 100 anni di Coni, di sport, di storia di discipline che hanno costituito 100 anni di storia d’Italia e dell’italianità, aiutando a sentirci tutti più italiani. Questo anche il senso della trasmissione per festeggiare la ricorrenza di quest’istituzione sportiva che tanto significa e ha significato per il nostro Paese. Il titolo della serata andata in onda il 10 giugno su Rai Uno è, non a caso, “Lo spettacolo dello sport, i 100 anni del Coni”.

La conduzione è stata affidata a Paolo Bonolis, che ha connotato e personalizzato il programma infondendogli le sue caratteristiche peculiari, puntando tutto su un impatto più profondo dello sport e non di mero intrattenimento ludico: tante discipline sportive viste quali veri e propri mestieri di professionisti seri, con principi ferrei che hanno saputo diffondere allo sport e tramite esso, dall’alto spirito patriottico. E infatti si è cominciato subito con Andrea Bocelli che ha intonato l’inno di Mameli. Oltre allo sport, infatti, non sono mancati musica né la partecipazione di attori e di gente dello spettacolo, a significare l’universalità dello sport stesso.

Originale l’idea di costituire una nebulosa di circa 100 parole per riassumere il significato di quella di sport appunto. Nel corso della serata, poi, ne sono state approfondite e analizzate solamente alcune, su cui ci si è soffermati prendendo lo spunto per raccontare le storie dei più grandi uomini dello sport italiano. “Sono molto orgoglioso di questa serata. Ci sentiamo tutti più italiani. È una storia bellissima dell’Italia che vive, dell’Italia che ha bisogno di positività, di speranza date da questi ‘eroi’ nostrani, un’Italia in cui il merito viene premiato. Sono 100 anni del Coni, 100 anni di storia dello sport, ma soprattutto di storie di uomini e di donne tutti italiani”, ha affermato in un discorso conclusivo della trasmissione Giovanni Malagò, l’attuale presidente del CONI.

Atleti di ieri, di oggi, di domani (grande risalto è stato dato anche ai piccoli atleti), del passato, del presente e del futuro, che si sono riuniti tutti in questa serata. L’auspicio, ha esordito Bonolis, “sono altri 100 anni di sport così, poiché lo sport è vita ed accomuna chiunque. Si può entrare a far parte del mondo dello sport in molteplici vesti tutte ugualmente significative”. Per uno sport che unisce e non discrimina. Infatti non solo i più giovanissimi hanno avuto la loro chance, ma c’è stato modo di ricordare anche gli atleti paraolimpici, diversamente abili, ma che ugualmente hanno contribuito a scrivere le pagine di storia dei 100 anni del Coni. Nessun limite dunque è stato messo all’amore per lo sport. Tra le tante importantissime parole citate, se ne può aggiungere un’altra: solidarietà.

Durante la trasmissione è stato possibile donare 2, 5 o 10 euro a favore delle aritmie ereditarie, che possono essere fatali se non diagnosticate (e non è facile riconoscerle), tramite un sms al numero 45591. Che cos’è lo sport? Si parte subito alla grande a descriverlo con la parola sacrificio. Un momento davvero toccante, intenso quello con cui Claudio Santamaria racconta la tragica vicenda dell’atleta olimpionico Franco Menichelli, campione olimpico a Tokyo ‘64. Per non rifiutare di sostenere e supportare i suoi compagni e la sua squadra, e pur di non rinunciare alle Olimpiadi, gareggiò in Messico con tutta la tendinite. La sua esibizione finì con un urlo che rimarrà nei cuori e negli occhi, oltre che nelle orecchie, di tutti gli italiani: quello delle sue grida di dolore per la rottura del tendine che segnò la fine della sua carriera. L’Italia perse e dovrà rinunciare a un atleta, ma trovò in quella circostanza un vero Campione, un Eroe, un Esempio di generosità agonistica intramontabile.

Vero spirito sportivo, dunque, ma sport significa anche passione; altra parola affrontata con Federica Pellegrini, che ha spiegato che la difficoltà maggiore è risollevarsi da una sconfitta e, soprattutto, ottenere una seconda vittoria dopo la prima, perché è l’ultima quella che si conquista realmente maggiormente col talento. E, naturalmente, non poteva mancare Filippo Magnini. Due casi di sportivi di grande determinazione, sicuramente. Quella che ci vuole per non mollare, non arrendersi, messaggio che si può ritrovare in “Uno su mille” di Gianni Morandi, che sale sul palco per narrare la vicenda di Pietro Mennea, che trionfò a Mosca negli anni ’80.Il cantante ha provocato una reale esplosione di potenza con la sua voce.

Così come Alberto Tomba fece con gli sci, divenendo l’atleta maschile italiano del secolo: per seguire la sua vittoria a Calgary fu interrotto anche Sanremo per un collegamento in diretta. Quella femminile, invece, sarà Sara Simeoni, introdotta da Bonolis sul palco come donna dei record. Ma non ci può essere sport senza memoria. E sarà Cristiana Capotondi a raccontare con tenerezza quasi al pubblico colei che meglio descrive questa parola: Ondina Valla, prima donna italiana a trionfare alle Olimpiadi. Dunque ricordare sempre gli esempi di questi big dello sport, per una sana sportività. E il massimo del fair play è venuto dal campione di bob a 2 e a 4, Eugenio Monti. Con pathos Giorgio Pasotti ha raccontato di come prestò un bullone alla squadra inglese vincitrice a Innsbruck, che lo aveva perduto, quando sarebbe potuto arrivare primo per il guasto al team avversario; ma non è mai stato uno che ha amato vincere facile, piuttosto con sacrificio, ma con onestà.

Ed è altrettanto vero che non si vince da soli, ma insieme. Per questo conta la squadra. E quale idea migliore del far salire sul palco quella di pallanuoto italiana, il Settebello, allenata da Alessandro Campagna che da giocatore trionfò a Barcellona ’92? Perché, come canta Morandi; “Solo insieme saremo felici”, che da abile maratoneta si cimenta in una corsa con Stefano Baldini, medaglia d’oro ad Atene 2004. Con il cantante di “Uno su mille” i due hanno celebrato la vicenda che un po’ ricorda questo spirito del brano: quella di Gabriela Andersen Schiess, atleta svizzera che arrivò completamente sfinita al traguardo di Los Angeles ‘84.

Ma anche nel gruppo è fondamentale la tenacia. E chi ne ha più degli atleti paraolimpici? Tra l’altro le para-olimpiadi nacquero qui a Roma nel 1970. Mascotte non poteva che essere Alex Zanardi. Stupefacente la semplicità con cui parla di se stesso, come se quello che avesse fatto fosse assolutamente normale e non degno di nota. Merito all’umiltà, alla modestia e alla forza di volontà di lottare contro le difficoltà maggiori in nome di un valore: quello dello sport. Un ricordo anche agli oltre 7000 atleti che non hanno vinto pur partecipando alle Olimpiadi: per loro la dedica da parte di Bonolis di “Una vita da mediano” di Ligabue. Infine l’ultima parola, quella che anche noi vogliamo scrivere per chiudere questo pezzo: futuro. Per ancora tanto successo per lo sport italiano nel mondo, che molto ancora insegni alle nuove generazioni.

Barbara Conti

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