martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Uber, la app che spaventa
i tassisti milanesi
Pubblicato il 09-06-2014


uber_milano__taxiChe fine ha fatto Uber? E’ passato più di un mese e nessuno ne parla più. Sembra sparito. Problema rimosso? Soluzione trovata? Nulla di tutto questo. L’app per smartphone che mette in contatto l’utente con una rete di noleggio autovetture con conducente aveva fatto arrabbiare, e non poco i tassisti di Milano, scesi in sciopero per portare all’attenzione di tutti la “questione Uber”.

Non solo per l’aspetto economico e lavorativo ma anche, e forse soprattutto, per i riflessi che la vicenda ha, e potrà avere in futuro, nel sempre attuale “dibattito” tra progresso e conservazione, tra iper-regolamentazione e libera iniziativa. Da tempo Uber è sbarcata a Milano, suscitando immediate reazioni da parte dei tassisti che lamentano l’aggiramento della regolamentazione. Nonostante il maggior costo per l’utente, Uber ha riscosso un immediato successo per la facilità, comodità e velocità del servizio.

I tassisti hanno messo in atto manifestazioni di protesta sempre più incalzanti fino al blocco del servizio taxi per alcuni giorni che pure non è riuscito a coinvolgere la totalità dei conducenti di taxi.

La questione assume immediatamente connotati “politici”, con intervento delle autorità che, al momento, confermano la regolamentazione vigente e dunque intimano ad Uber di riconsiderare la propria attività.

Resta sullo sfondo il tema principale, ossia quello del “mondo che cambia” e della velocità con la quale la società, la politica e quindi tutti noi, dobbiamo adeguarci. Adeguarsi che non significa subire passivamente, ma mettere in atto delle politiche volte ad armonizzare il cambiamento con i valori cui ci ispiriamo.

Non possiamo illuderci, dunque, che la questione sia chiusa. Né per Uber né per tanti altri Uber che già esistono, ma che sicuramente sempre più si presenteranno in futuro.

Francesca Fermanelli

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