martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Ucraina. La tregua c’è, ma non funziona
Pubblicato il 27-06-2014


Ucraina-treguaDopo mesi di tentennamenti, e lo stralcio del patto di Vilnius, arriva l’accordo storico per l’Ucraina: Accordo di Associazione tra l’Ue e Ucraina, Georgia e Moldova. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha firmato la parte economica dell’accordo dopo che quella politica era stata già siglata a marzo. L’accordo è stato siglato anche dal Presidente della commissione UE Barroso e dai primi ministri Iurie Leanca (Moldova) e Irakli Garibashvili (Georgia).
Il presidente e “re dei cioccolatini” nel congratularsi ha subito inteso dare un messaggio forte e chiaro: questa è “una giornata storica, la più importante dall’indipendenza” e ha sottolineato che “anche la Crimea oggi è parte di questo accordo”. In questo modo ha voluto ribadire il rifiuto da parte dell’Ucraina di riconoscere l’annessione della regione sul mar Nero da parte della Russia.
Putin non è rimasto certo in silenzio, se da un lato non nasconde il suo rancore verso l’accordo Ue-Ucraina che mette a repentaglio il suo progetto dell’Unione Euroasiatica (unione economico-politica alternativa all’Ue e alla quale avrebbe dovuto aderire anche l’Ucraina), dall’altro punta il dito proprio contro l’Europa: “La società ucraina è stata spinta a scegliere tra Russia e Unione europea e quindi verso una scissione”.
Il presidente russo sa bene come giocare le sue carte e se da un lato invita alla tregua annunciando: “L’Ucraina dovrebbe intraprendere la via della pace, del dialogo e della concordia. La priorità è quella di sedere attorno a un tavolo le autorità di Kiev e i rappresentanti delle regioni del sud-est”. Dall’altra però è il primo a beneficiare della tregua annunciata da Poroshenko: i miliziani separatisti si sono impossessati di una base militare della Guardia nazionale ucraina a Donetsk dopo sette ore di combattimento e hanno preso prigioniero il comandante del battaglione, proprio durante il tempo di tregua.
Nonostante il cessate il fuoco sia stato prolungato a 72 ore dal presidente ucraino dopo la firma a Bruxelles, si continua a toccare con mano l’inutilità del piano di pace da lui elaborato.
In primo luogo anche se la tregua è stata accettata dalle due autoproclamate Repubbliche Popolari del Donbass a nulla sono serviti in realtà i negoziati. La tregua militare è stata interrotta da entrambe le parti. C’è poi da tener conto di quanto resti difficile tenere sotto controllo, per il Governo e il ministro degli interni, un esercito formato essenzialmente da vari battaglioni, nati dopo la protesta Maidan, molti dei quali confluiti nella Guardia Nazionale. Resta in dubbio soprattutto la fedeltà verso l’Ucraina di questi gruppi, molti dei quali hanno assoldato mercenari e simpatizzanti di estrema destra.
Il piano di pace di Poroshenko voleva solo portare a una tregua e a una distensione dei rapporti, ha persino creato una buffer zone, una zona cuscinetto di 10 km lungo il confine con la Russia per permettere ai guerriglieri di lasciare il Paese.

Dal punto di vista politico il documento sembra coprire un gioco delle parti: parla di negoziati, della disponibilità di procedere verso una decentralizzazione del potere statale, elezioni regionali e parlamentari. Ma invece che rafforzare Kiev il piano di Pace ha permesso ai separatisti di rafforzare la loro posizione: politicamente sono stati “riconosciuti”, prendendo parte ai negoziati, militarmente hanno approfittato della tregua (specie a Donetsk e Lugansk) per rifornirsi e riorganizzarsi. La strada dei separatisti verso Mosca sembra ormai sgombra, l’unica a mettersi di traverso è l’Ue che ha annunciato nuove sanzioni per la Russia se non troverà un accordo con Poroshenko. Ma il Cremlino non sembra affatto spaventato e si dice pronto a “prendere misure” qualora l’associazione dei tre Paesi all’Ue (Ucraina, Georgia e Moldova) “abbia un impatto negativo sui nostri mercati”.

Maria Teresa Olivieri

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