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Opinioni e commenti
 

UE. Il decalogo socialista per il sì a Juncker
Pubblicato il 27-06-2014


jean-claude-junckerDopo una giornata di intense trattative alla fine tra i governi si è trovata l’intesa: il popolare lussemburghese Jean Claude Juncker sarà presidente della Commissione Ue. Alla base un accordo tra PPE E PSE. Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha chiesto di condizionare il via libera a un documento preciso “su dove vuole andare l’Europa”, con un impegno per politiche orientate alla crescita. Quanto ai rapporti con la Germania, “abbiamo ottenuto – ha detto Sandro Gozi, responsabile delle politiche Ue – quanto volevamo: ampi spazi di manovra sul fronte della flessibilità con l’impegno a tenere conto delle riforme strutturali e la possibilità di sviluppare strumenti finanziari per progetti di investimenti nel lungo periodo”. 

UE. Il decalogo socialista per il sì a Juncker

Chi sarà dunque il Presidente della Commissione Europea? Noi abbiamo detto Juncker, per una questione di principio: se il Partito Popolare Europeo è il primo partito nel Parlamento di Strasburgo, e l’indicazione degli elettori ha un valore, essa deve essere rispettata.

Si tratta, naturalmente, di dire di no a Cameron, che sostiene con veemenza un criterio diverso, quello dell’accordo tra governi. Per Cameron, anche perché i tory sono fuori dai grandi partiti europei, è inevitabile cercare di imporre al tavolo della trattativa la sua forza come primo ministro britannico. Ma il processo che si è avviato in questi anni, sancito dal nuovo Trattato che mette al centro i partiti politici europei, va nell’interesse di una Unione Europea dove le decisioni più importanti non siano più oggetto di negoziato tra i vertici nazionali, ma siano invece prese nel Parlamento. E va quindi difeso. Anche nel caso della “non vittoria” che il PSE ha avuto questa volta. Quindi, no a Cameron, alla sua visione di una partita da giocare al telefono tra pochi primi ministri degli Stati più forti.
Ci ha provato con Parigi, proponendo un sostegno a una candidata francese, ma gli è andata male; e altrettanto, a quanto pare, gli è capitato con Roma. Meglio così. Poi certo, come sempre in politica, dal consiglio del più piccolo comune di montagna in su, un appoggio richiede il pagamento di un prezzo politico: la fine dell’austerità, la compartecipazione dei socialisti europei ad una serie di decisioni sulla politica economica e sociale, da cui di fatto siamo stati esclusi in questi anni, con la commissione guidata da Barroso.

Insomma, detto alla buona, ci vuole un accordo di governo, un patto di coalizione. Ecco quindi il decalogo di Stanishev, il presidente degli eurosocialisti, i dieci punti che determinerebbero il voto dei socialisti europei per Juncker: il rispetto dei valori europei di libertà per tutti, pari opportunità e tolleranza; più posti di lavoro; più industria e tecnologia; più produzione e meno finanza; diritti sociali e dei lavoratori; impedire che la libertà di impresa nello spazio economico europeo diventi astuzia per non pagare le tasse; energie rinnovabili; reale integrazione dei migranti; difendere i valori europei nei negoziati internazionali e, in generale, far contare di più l’Europa nel mondo.

Questa la “lista della spesa”: in sintesi, vuol dire che l’Europa deve non solo rifiutare l’ideologia di uno sviluppo economico fatto di minori garanzie, più ore di lavoro, salari più bassi, un’idea predicata da più parti, dal Financial Times al Corriere della Sera, in nome della presunta arretratezza dell’Europa rispetto ai vecchi e nuovi leoni dell’economia mondiale, Usa e Cina, e al contrario farsi valere in ogni sede internazionale perché il “modo europeo”, fatto di maggiori costi sociali e salariali certo, e pure di maggiore tassazione, ma anche di prodotti agricoli di qualità, di società dove la competizione è meno feroce, di sanità per tutti, di buona scuola pubblica, sia difeso e affermato, senza cedere alla Cina della frutta inquinata e dello sfruttamento della manodopera, senza assumere per buona una American way of life che proprio il presidente Obama, con intelligenza, sta cercando di europeizzare un poco, tant’è che gli danno del “socialista!”.

Juncker, e i suoi alleati nel Ppe, accetteranno le condizioni della socialdemocrazia europea? Pare che non abbiano molte alternative: a meno di non gettare la spugna davanti a Cameron, che vuole congelare l’Europa allo stato di mero mercato comune delle merci, o addirittura di andare a cercare voti alla loro destra, tra grillini e nazionalisti e leghisti assortiti.

Non abbiamo vinto le elezioni, ma nemmeno siamo stati sconfitti: ora a Schulz, agli europarlamentari e ai capi di governo “socialisti & democratici”, e tra questi certo non ultimo a Renzi, spetta il dovere di amministrare, ai tavoli di Bruxelles, la responsabilità ricevuta con i non pochi voti raccolti tra gli europei che dell’Europa hanno una certa idea, un’idea più civile.

Luca Cefisi

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Commenti all'articolo
  1. Io penso che i dieci punti proposti dal Partito del Socialismo Europeo ( Mi piace sempre questa denominazione ) siano irrinunciabili per il bene dell’Europa e dei suoi abitanti. Non accettarli e poi non attuarli sarebbe una ulteriore disgrazia . AVANTI ! SEMPRE.

    • Ciao Gabriele, come vedi in Europa il socialismo non demorde. Qui da noi si continua ad “americanizzare” il sistema, forse come estremo ricorso alla mancanza di linee politiche vere.

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