giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Usa – Russia, prove di tregua in Normandia
Pubblicato il 06-06-2014


Obama-PutinViene annunciato il presidente della Casa Biana e Putin si gira dall’altra parte, un solo sguardo e così si annuncia che il contrasto non è finito. Eppure la celebrazione dello sbarco in Normandia era stata vista da tutti come la grande occasione per appianare l’orizzonte che divide il Cremlino dalla Casa Bianca.
Settant’anni dopo si celebra il D-day, lo sbarco in Normandia, e proprio lì dove per la prima volta un’operazione che fece la differenza nelle sorti della seconda guerra mondiale si riuniscono per la prima volta i capi di Stato di quelle nazioni che diedero vita a quell’operazione. A fare gli onori di casa la Francia con Hollande che ha ringraziato gli Stati Uniti e il presidente Obama, ma non mancava nemmeno la cancelliera tedesca, Angela Merkel, in tutto ben diciannove capi di Stato per onorare i caduti in uno scontro sanguinoso che ricordava per molti aspetti il bagno di sangue della prima guerra mondiale.
L’ironia della sorte e della storia vuole che si parli ancora di Ucraina, degli equilibri e degli scontri di un Paese che oggi come allora può fare la differenza. Non molti ricordano infatti che nel decidere sull’operazione Overlord, nella conferenza di Teheran, pesarono una serie di sconfitte locali delle tre potenze: sul fronte orientale in quei giorni era in pieno svolgimento la controffensiva tedesca di Žitomir che minacciava di portare alla riconquista di Kiev. Ma nello stesso tempo Kiev e il fronte ucraino evidenziò per i russi la grande solitudine nel fronteggiare la guerra.
Oggi settant’anni dopo, la Germania risorta da quel conflitto, si ritrova di nuovo nel mezzo e vede in prima linea la sua Cancelliera nel tentativo di mediare una conciliazione tra la Russia di Putin e l’America di Obama.

Il presidente russo però si è girato dall’altra parte all’arrivo di Obama in quella che rappresenta la prima occasione di incontro dopo l’annessione russa della Crimea, eppure il tentativo della Merkel di trovare una soluzione allo stallo non si arresta, la cancelliera tedesca ha anche incontrato il neo presidente ucraino Petro Poroshenko e sta approfittando delle celebrazioni in Normandia per allentare il clima di nervosismo crescente tra le due super potenze.

Tentativi che appaiono inutili, proprio ieri, Obama durante l’incontro con il premier britannico, David Cameron, aveva posto le sue condizioni a Putin, il riconoscimento dell’elezione del presidente ucraino (in massimo quattro settimane), fermare le milizie che destabilizzano il Paese, e coinvolgere gli abitanti delle regioni orientali nel dialogo sul futuro della nazione unita, solo allora Mosca potrà cominciare a ricostruire la fiducia della comunità occidentale. “Altrimenti – avverte il capo della Casa Bianca – abbiamo già indicato il genere di azioni che siamo pronti a intraprendere”.

Un mese di tempo per vedere se Putin accetta le tre condizioni: altrimenti sanzioni, per difendere proprio i principi che furono salvati dall’epica sconfitta dei nazisti.
Ma mentre Obama detta le sue condizioni dimentica che la Russia è stata un grosso salvagente dopo il crack finanziario degli Stati Uniti, seconda solo alla Cina, grande alleato e amico russo. Gli investimenti della Russia sui titoli di Stato americani hanno subito un calo già a partire da marzo, registrando subito un record negativo del 20,5%, scendendo a quota 100,4 miliardi di dollari, si tratta del calo più brusco a partire dal 2008. Gli investimenti russi sui titoli del tesoro statunitense si riducono ormai da cinque mesi: nel marzo del 2013 gli investimenti russi erano stati pari a 153 miliardi di dollari, mentre nel mese di gennaio del 2014 sono scesi a quota 126 miliardi di dollari. In questo modo la Banca Centrale Russa avrebbe reagito contro le minacce americane trasferendo le proprie riserve in altre giurisdizioni.

E fintanto che la minaccia delle sanzioni contro il Cremlino da parte dell’Occidente continuerà, i finanziamenti russi sui titoli americani caleranno. In questo modo i russi hanno toccato davvero il nervo scoperto e la grande leva che tiene in piedi il colosso americano: la sua finanza. Non sappiamo ancora bene come proseguiranno i colloqui e quali sviluppi si vedranno sulla questione ucraina ma essa sta facendo leva su rancori e competizioni di due potenze eternamente in contrasto.

Più che la commemorazione dello sbarco in Normandia, oggi sembra il giorno della Conferenza di Potsdam, l’ultimo grande incontro tra Russia e Usa prima del grande gelo della Guerra Fredda.

Maria Teresa Olivieri

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