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Opinioni e commenti
 

Welfare europeo. Germania: in pensione a 63 anni
Pubblicato il 12-06-2014


Nonostante le critiche, molte, e le preoccupazioni per la spesa che comporterà nei prossimi anni, alla fine la riforma che abbassa l’età pensionabile a 63 anni per chi ha accumulato 45 anni di contributi è arrivata. Il 23 maggio scorso, in Germania, i deputati del Bundestag hanno approvato la più costosa riforma programmata dalla grande coalizione a guida Angela Merkel. Che ogni anno peserà sui bilanci pubblici per una cifra compresa tra i nove e gli undici miliardi di euro, 160 miliardi fino al 2030. Circa dieci milioni di tedeschi dal primo luglio potranno, negli anni a venire, avvantaggiarsi della nuova norma, accorciando gli anni di lavoro che una precedente riforma sta portando, per tutti gli altri, progressivamente da 65 a 67 anni. In realtà la norma dei 63 anni senza correttivi della pensione vale solo per i nati nel 1951 e 1952.

Per i nati dal 1953 in poi si potrà andare in quiescenza a 63 anni e due mesi, con due mesi in più per ogni anno. Dalla classe 1964 l’età pensionabile, senza riduzioni, è di 65 anni con i 45 anni di contributi. Ma la riforma non abbassa solo il requisito anagrafico pensionabile, come voluto dalla Spd: anche l’Unione di Cdu/Csu ha infilato alcune sue costose rivendicazioni. Migliora, infatti, il trattamento pensionistico per le madri che hanno sospeso l’attività lavorativa per maternità prima del 1992 (27 euro al mese). Più soldi, infine, anche per le prestazioni riabilitative e per le prestazioni pensionistiche riservate agli inabili al lavoro. Gli assegni di quiescenza alle madri sono la parte più costosa del pacchetto – votato da 460 deputati, 64 contrari e 60 astenuti – e peseranno ogni anno per 6,5 miliardi. Secondo il ministro del Lavoro socialdemocratico, la signora Andrea Nahles, la riforma è un segnale ”della viva solidarietà” tra le generazioni, e tra ricchi e poveri. Alcuni ‘no’ sono arrivati anche dalle file dell’Unione di Cdu/Csu, che nelle precedenti settimane e mesi aveva espresso più di una perplessità nei confronti del costo da sostenere per la rinnovata messa a punto del sistema previdenziale.

Per le opposizioni, il partito dei Verdi e la sinistra radicale della Linke, si tratta di una legge sbilanciata e ingiusta. ”Qualcosa migliora, ma molto resta sbagliato com’è”, ha attaccato l’esperto delle pensioni della Linke, Matthias W. Birkwald. A sinistra non piace l’esclusione, dal computo dei 45 anni, dei periodi di disoccupazione prolungata. Né le limitazioni che la grande coalizione ha studiato per evitare che i datori di lavoro si approfittino della neo revisione appena varata per mandare, di fatto, i dipendenti in pensioni a 63 anni appoggiandosi ai sussidi e ai trattamenti di sostegno al reddito. Politicamente la nuova legge è una vittoria della Spd, nonostante l’Unione porti a casa più soldi per le madri.

Ma il risultato potrebbe ritorcersi contro i socialdemocratici, viste le critiche di parte della Cdu/Csu e, soprattutto, del mondo dell’economia e dei datori di lavoro, a parere dei quali il nuovo sistema ”è un errore caro, che graverà principalmente sulle nuove generazioni con un’ipoteca miliardaria”. Anche l’Ocse, in un recente rapporto, aveva criticato la legge, che nel medio periodo dovrà essere finanziata con un inasprimento dei contributi pensionistici a danno del mercato del lavoro. Sarebbe stato più sensato, avevano scritto gli esperti, finanziarla con la fiscalità generale.

Consulenti: nessuna sanzione per mancato possesso Pos

Dal prossimo 30 giugno i clienti degli studi professionali potranno pagare gli importi superiori a 30 euro tramite il terminale Pos. La circolare n.12/2014 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro esamina le novità apportate dalla normativa, illustrando le tipologie di Pos e i costi di installazione, ma facendo al tempo stesso notare che l’inesistenza di una sanzione per il mancato possesso del dispositivo non implica l’obbligo per i professionisti. A prevedere l’obbligo del Pos è il dl 179/2012 (convertito nella legge n.221) che stabilisce che tutti i soggetti che effettuano attività di vendita di prodotti e prestazioni di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti attraverso carte di debito.

L’entrata in vigore avrebbe dovuto essere il 1 gennaio 2014, ma poi è stata prorogata più volte fino ad arrivare al 30 giugno 2014, data dalla quale i clienti non imprenditori (quindi, non in possesso di partita iva) degli studi professionali potranno richiedere di potere saldare gli onorari superiori a 30 euro tramite il terminale Pos. Il decreto del 24/1/2014 del Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato che per carta di debito si intende esclusivamente lo strumento di pagamento, emesso da un Istituto di Credito, che non finanzia l’acquisto ma che consente l’addebito in tempo reale.

“Il provvedimento – si legge nella circolare – introduce solamente inutili adempimenti a danno dei professionisti, incremento dei costi per gli studi professionali e benefici solo a favore degli Istituti di Credito”. Osservando nel dettaglio la normativa, i consulenti del lavoro aggiungono che “non c’è obbligo, da parte del cliente senza partita iva, quindi privato, di pagare con Pos prestazioni professionali oltre 30 euro, ma vi è soltanto un’ulteriore possibilità offerta allo stesso cliente”.

Addetti studi professionali: prosegue la trattativa per il rinnovo del contratto

Sono ripresi i negoziati per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro degli studi professionali, comparto che occupa oltre un milione di addetti e 400mila stagisti e praticanti del settore, collaboratori e partite Iva. Al tavolo di trattativa la Fisascat ha ribadito le rivendicazioni contenute nella piattaforma: rafforzamento del 2° livello di contrattazione correlato anche al salario di produttività, potenziamento della bilateralità di settore e del welfare contrattuale ed estensione dei diritti e delle tutele anche per i rapporti di lavoro atipici. Per la Fisascat, sarà prioritario anche definire la normativa per i nuovi profili delle figure professionali già entrate a pieno titolo nella sfera di applicazione contrattuale: personale del recupero crediti, dei laboratori di analisi e di coloro che hanno negli studi professionali un ruolo autonomo negli studi e anche non iscritte all’albo professionale.

Sulla parte economica la richiesta della categoria è di un aumento che dovrà riconoscere anche la professionalità degli addetti del settore, comunque non inferiore a quello prefigurato dal precedente rinnovo contrattuale che aveva quantificato l’incremento salariale in 87,50 euro al 3° livello. A margine del confronto, i sindacati di categoria Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs hanno siglato con la Confprofessioni l’intesa sulla detassazione del salario di produttività. Il calendario di incontri è aggiornato ai prossimi 26 e 27 giugno.

Disoccupazione: toccata quota 3 milioni 216mila

Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 216 mila, diminuisce dello 0,4% in confronto al mese precedente (-14 mila) ma aumenta del 4,5% su base annua (+138 mila). Il tasso di disoccupazione è pari al 12,6%, invariato rispetto al mese precedente e in ascesa di 0,6 punti percentuali nei dodici mesi. Lo rileva l’Istat. I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 685 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,4%, immutata in confronto al mese precedente e in progresso di 0,8 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 43,3%, in rialzo di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 3,8 punti nel raffronto tendenziale. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni avanza dello 0,6% rispetto al mese precedente (+81 mila) ma flette dello 0,6% in confronto a dodici mesi prima (-84 mila).

Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e in decremento di 0,1 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione trimestrale è pari al 13,6%, in crescita di 0,8 punti percentuali su base annua; per gli uomini l’indicatore passa dall’11,9% all’attuale 12,9%; per le donne dal 13,9% al 14,5%. Si allargano i divari territoriali, con l’indicatore nel Nord al 9,5% (+0,3 punti percentuali), nel Centro al 12,3% (+1,0 punti) e nel Mezzogiorno al 21,7% (+1,6 punti). Quanto all’occupazione, ad aprile 2014 gli occupati sono 22 milioni 295 mila, in diminuzione dello 0,3% rispetto al mese precedente (-68 mila) e dello 0,8% su base annua (-181 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,4%, declina di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,3 punti in confronto a dodici mesi prima.

Eurostat – Il tasso di inflazione annuo dell’area euro dovrebbe attestarsi allo 0,5% a maggio, in calo rispetto allo 0,7% di aprile. E’ quanto indica la recente stima flash dell’Eurostat. Fra i vari componenti i servizi scendono a 1,1% da 1,6% di aprile. Cibo, alcol e tabacchi sono stimati in calo a 0,1% da 0,7%, i beni industriali non legati all’energia a 0% da 0,1% dello scorso mese, mentre l’energia dovrebbe risalire a 0% da -1,2% di aprile.

2,5 mln under 30 non studiano e non lavorano (+4,8%) – I ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, sono saliti a 2 milioni 442 mila nel primo trimestre del 2014. Lo rende noto l’Istat (dati non destagionalizzati). In confronto all’anno precedente sono lievitati di 113 mila unità (+4,8%). Tra i Neet si ritrovano i giovani disoccupati under30, nonché gli inattivi, con molti scoraggiati, ovvero ragazzi che si sono rassegnati a stare fuori dal mercato del lavoro. Non mancano tra loro anche le mamme.

Precari in calo, -88 mila in un anno – I dipendenti con contratto a tempo determinato si assottigliano ancora ulteriormente, risultando pari a 2 milioni 96 mila, in calo di 66 mila unità (-3,1%) su base annua nel primo trimestre del 2014. Anche i collaboratori perdono unità, fermandosi a 368 mila (-21mila, -5,5%). Lo comunica l’Istat, che sommando i due gruppi di lavoratori, classificati dall’Istituto come atipici, che potremmo chiamare precari, segnala un totale di 2 milioni 464 mila lavoratori a termine, con una flessione di 88 mila su base annua (-3,4%).

Carlo Pareto

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