Istat: crescono i giovani senza occupazione

Disoccupazione-giovaniIn Italia, il tasso di disoccupazione si è attestato 12,3% nel mese di giugno, dal 12,6% di maggio, toccando il minimo da 10 mesi; su base annuale si registra invece un incremento dello 0.1%. A rilevarlo è l’Istituto nazionale di statistica (Istat) che nei suoi dati provvisori evidenzia che da “qualche mese si è fermata l’emorragia di occupazione”, ma contestualmente è in aumento il tasso di disoccupazione giovanile, salito a giugno al 43,7%, in crescita di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente, toccando il livello più alto dall’inizio delle serie storiche (mensili, ovvero dal 2004, e trimestrali, dal 1977). Continua a leggere

IL MATTEO SECONDO COTTARELLI

Cottarelli-tagli-Renzi

“Il lavoro continua, non ho niente da segnalare”. Le voci sulle sue dimissioni sembrano non turbarlo più di tanto. “Non c’è nessun caso Cottarelli” dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. Fatto sta che il nome del commissario alla spending review,  termine dal suono sinistro, i cui effetti sono ben conosciuti da molti impiegati pubblici e pronunciato per la prima volta dal presidente Mario Monti in Parlamento nel giorno della fiducia al suo governo, non è mai stato citato così tanto come ora. I giornali lo danno già pronto a dimettersi. Addirittura alcuni retroscena spiegando le ragioni del post diffuso ieri evidenziando come Cottarelli avrebbe già manifestato al Presidente del Consiglio la sua intenzione di lasciare ad ottobre. Lo ritraggono con piede mezzo fuori dalla porta mentre già si fa il nome del suo successore. E davanti a questo scenario, a dire il vero, il premier Matteo Renzi non sembra stracciarsi le vesti. “Rispetto e stimo Cottarelli – ha detto – Farà quello che crede. Ma non è  Cottarelli il punto fondamentale: la spending review la facciamo anche se va via, dicendo con chiarezza che i numeri sono quelli. Con la revisione della spesa che noi faremo – ha chiuso Renzi –  i 16 mld che sono nel programma presentato, porteremo al 2,3% il rapporto deficit/Pil” Continua a leggere

Sanzioni Ue-Russia, le ritorsioni sulle imprese europee

UE-Russia-sanzioniSi apre la “terza fase” delle sanzioni. Dopo mesi di stallo e incertezza europea sulla crisi ucraina i ventotto ricorrono in maniera drastica nei confronti del vicino russo: le sanzioni economiche in risposta alle ingerenze russe nella guerra civile ucraina.
Stamani l’Ue ha adottato le sanzioni contro la Russia, che entreranno formalmente in vigore domani dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Si tratta di misure drastiche da parte dei paesi comunitari: stop all’acquisto di azioni ed obbligazioni emesse dalle banche di Stato russe, embargo delle armi, stop alla vendita di tecnologia “dual use” per fini militari e per specifici progetti petroliferi, senza dimenticare che finiranno nel mirino sono finiti i quattro oligarchi del “cerchio magico” del presidente Vladimir Putin, i cosiddetti “croonies”, con restrizioni ai visti per l’Unione ed il congelamento dei beni. Continua a leggere

Ue, un posto per il leader “maximo” D’Alema

D'Alema-Renzi-UeL’Italia vuole mettersi in mostra in questo semestre europeo e lo fa iniziando a farsi riconoscere: tutte le cancellerie europee hanno inviato i nomi dei loro candidati in Commissione, eccetto noi. La scadenza era oggi, l’invito del presidente Juncker era stato più che chiaro, bisognava affrettarsi, e cambiare candidato o si rischiava di rimanere con lo scranno meno ambito. Continua a leggere

Quando Bettino ammoniva…

L’intervista rilasciata da Bettino Craxi a “Il Tempo” il 31 luglio 1999 – e ripresa sul quotidiano “Avanti!” – si ripresenta attuale e profetica a distanza di 15 anni. In essa, lasciava presagire che “l’Italia dell’arte, della cultura e della natura, il Paese più bello del mondo sia entrato in un tunnel nero da cui non si vede la via d’uscita”. Inoltre, aggiungeva: “Le cose in questi anni sono peggiorate sotto molti aspetti. E’ cresciuto l’impoverimento. La disoccupazione è aumentata. La criminalita dilaga. Siamo il fanalino di coda dell Europa per il tasso di sviluppo e per la disoccupazione.

Quando queste certezze vengono meno, si assiste alla frammentazione della società, del sistema Paese, dello Stato. Sul tema della riforma previdenziale, il capo del governo è isolato all interno della maggioranza e del mondo del lavoro. Per strada si perderà qualche pezzo. Il termometro dell’economia segna febbre alta. Aziende che chiudono per “ferie” per non aprire a settembre. Il fisco tortura il ceto medio, miseria e disoccupazione vanno a braccetto. Se ammazzare o stuprare non basta per restare in carcere, ognuno sceglie il Far West. Siamo alla privatizzazione della giustizia!!! Qui c’è la cultura permissivista dal pensiero debole dei post-comunisti che credono alle colpe della società, ma non della persona.

Va ricordato come, nei momenti piu gravi della crisi economica, il governo a guida socialista sia intervenuto con decisione, adottando una serie di misure la cui efficacia si sia riflettuto positivamente su tutto il quadro economico nazionale”. Si evince che per cogliere appieno l’opportunità di uno sviluppo economico e sociale del Paese, occorre, quindi, che le forze politiche siano in grado di misurarsi con i problemi concreti, piuttosto che alimentare una esasperata conflittualità, nel tentativo di recuperare posizioni di privilegio nella gestione dello Stato. Le considerazioni e le conclusioni sono ovvie: alla crisi economica del paese corrisponde una crisi politica, di ampie dimensioni. L’ovvietà non fa sanatoria delle ragioni che stanno alla base di questa crisi. Era, allora, l’anno 1999. Oggi, il calendario segna il 2014. Possiamo affermare che ai tempi di un certo CRAXI, eravamo il Paese di testa!!!

Ernesto Calluori

Scene di vita e morte
nella poesia di Annovi

Annovi_scoltaGian Maria Annovi, classe 1978, con questa plaquette (edita da nottetempo nella collana poeti.com, che ha un’edizione limitata di 150 copie, ma si presenta in e-book e dunque accessibile a tutti e a un prezzo irrisorio) prosegue il suo lavoro di ricerca poetica innestato in un percorso più ampio sul logos, sulla lingua in divenire ovvero sulla dispersione di identità, implosioni culturali, scarti semantici, che hanno portato a una mutazione sostanziale non tanto e non solo dell’italiano come phoné, bensì di una identità che deve essere riconsiderata, rivalutata e scorporata per ritrovare la sua nuova essenza: ”sento la voce di Dante/ quando ascolto che parla/ lingua la sua che s’innova e che/ scalcia// che s’esalta tra i denti// che scalza dal nostro domani/ questo paralizzato italiano”.

La scolta, così come viene ribadito in calce, è il personaggio cui è affidato il monologo di apertura dell’Orestea, che svanirà dopo aver esautorato la sua funzione di intro alla trilogia. Annovi ci dice che “il senso della sua esistenza di personaggio è unicamente nell’attendere.” Anche con questo poeta ci ritroviamo a dover considerare e comprendere la lirica contemporanea come innesto e interscambio tra poesia e teatro, anzi come un tutt’uno. Annovi già nel precedente lavoro, Italics, ha aperto con una sezione che è palesemente un atto unico (TT/DUET- The tempest in LA); qui invece struttura paradossalmente un soliloquio a due voci: una badante che funge da scolta e la signora, che ha smesso di parlare, in fin di vita, e i cui pensieri vengono registrati e riportati in corsivo.

È un logos appunto, una guerra in senso eracliteo, quello tra le due presenze femminili della casa, tra due mondi, che per motivi differenti vogliono attestare il loro diritto a essere, a dimorare nonostante il tempo che le fagocita e trascina con sé: “una scena per due sparimenti// la scorgo accovacciata/ un cane che ascolta// e mi guarda// mi conta i fiati// e non sa se vuole che li fermi”. Siamo in un teatro di posa e siamo ben oltre una letteratura post moderna con la citazione bergmaniana di Persona: “Penso che potrei diventare te, se ci provassi. Dentro, intendo”. Rispetto ai personaggi del cineasta svedese, quelli di Annovi si fermano prima, non possono diventare, perché sono e rimangono se stessi apparentemente incomunicabili: il tramite è la compassione in senso foscoliano, un attaccamento alla vita, che è sostanzialmente necessità di dire, di testimoniare: “io sono la stessa di/ Signora.// lei vuole morire/ con rigore.// io stare.// solo questo lei/ vuole.”

L’opera si apre con un canto d’ingresso affidato a un gruppo di badanti dell’Est, dopo la messa ortodossa (e che ricorda per afflato quello delle nostre quasi dimenticate mondine), per proseguire con le riflessioni astiose della Signora e le mansioni della scolta ripetitive e sempre identiche, sine die: ”lava là in fondo che Signora non vuole/ e mi grida./ ma io volio profuma di buono/ non quello suo odore// di donna che more”. Si prosegue con il canto delle vicine, beghine di campagna, che sparlano della moritura e si continua col flusso di coscienza delle due protagoniste: “penso di togliere/ il soffio/ a la donna.// con cuscino con/ borsa di plastica./ forse// ma c’è icona di vergine/ in calendario di maggio// dico rosario.”

Gian Maria mette in scena, o forse come direbbe Bene pone oltre scena, due figurae commoventi, disperate, come questo nostro mondo, due figurae che hanno bisogno solo di una lingua, che è mancante e monca sempre per rinascere e rigenerarsi, per tastare, evidenziare il soffio e il corpo: “il cielo è un focolaio/ di cose fredde/ viste dai ricami della tenda// da milioni di anni”. La morte azzera questa possibilità e conduce a ”una pace che invade le narici/ la go/ la”. L’attesa è finita e ciò che resta, nonostante tutto, è la parola e il suo vuoto.

Andrea Breda Minello

Tv: “Il grande sogno”
di Michele Placido
per raccontare il ’68

Il Grande SognoUn sogno che si trasforma quasi in un incubo. E, soprattutto, il desiderio di rivoluzione, di cambiare il mondo da parte di giovani che chiedono diritti, libertà, uguaglianza e un futuro migliore, che incrocia le vite di tre personaggi apparentemente destinati a vivere in contesti distanti e diversi. Mettendoli, ieri come oggi, di fronte all’amara costatazione del prezzo da pagare per il cambiamento. Facendoli crescere tra ribellione, rabbia, violenza, paura, gioia, amore, sofferenza, senso di oppressione, anelando all’indipendenza da ogni forma di imposizione.

Pronti a lottare, rischiando la vita, col potere e con chi lo incarna, opponendosi con un altro tipo di forza: quella della convinzione in certi ideali e principi democratici. Laura, Libero, Nicola (rigorosamente in ordine alfabetico): tre giovani degli anni Sessanta, ma che possono essere anche figli della società contemporanea. Raccontano il Sessantotto per riportarci ai giorni nostri. Solamente chi ha vissuto quei tempi può capire cosa sia stato. Ed è così che “Il grande sogno” (2009), per la regia di Michele Placido, vuole tracciare una raffigurazione realistica di quei momenti che hanno segnato la storia d’Italia e del mondo.

Non manca, infatti, uno sguardo alle problematiche internazionali, con il conflitto in Vietnam. Senza cesure, la sceneggiatura di Placido è rigorosamente drammatica, come nel suo tipico stile; soprattutto nel finale in cui disegna bene le conseguenze di quel tentativo di “alzare la testa” e di dire “no”. I toni diventano sempre più forti, anche con scene di sesso più spinto, forse proprio a sottolineare l’esasperazione della situazione e del “conflitto”, per così dire, tra polizia, da una parte, e studenti ed operai dall’altra. Per un momento si è anche sperato di poter costruire un dialogo, ma poi ci si rende ben conto che tutto è vano.

È, infatti, lo stesso Nicola (interpretato da Riccardo Scamarcio), un giovane poliziotto appassionato di recitazione, ad affermare con convinzione: “mi dispiace per ciò che è successo (le rappresaglie e i conflitti ndr), ma da ex poliziotto (una volta infiltratosi tra gli studenti dove conosce gli altri protagonisti, Libero e Laura, ndr), so che tra i miei colleghi c’è voglia di cambiare le cose e di formare un Comitato di dialogo”. Ottimismo smentito, però, dai fatti: immagini storiche (si vede anche il presidente americano dell’epoca Nixon ndr) mostrano chiaramente il crescendo di violenza che caratterizza questi conflitti armati (con bombe molotov e anche con le potenti al napal); il sangue dei manganelli che infieriscono sulle schiene dei civili, anche ad Avola in Sicilia durante le proteste dei contadini (che gli studenti sostengono ndr).

E così la primavera del ’68 si trasforma nell’inverno del ’68. E le parole che riecheggiano quasi nell’aria di Martin Luther King che parla nel suo famoso discorso: “I have a dream” (a cui forse si ispira il titolo, che comunque lo richiama ndr), non restano che tali, una nube di fumo che si dissolve di fronte alla gravità della realtà dei fatti. Parole che vengono sostituite e rimpiazzate da quelle di Libero (alias Luca Argentero ndr): “In Italia la risposta alla ribellione è la repressione, come sotto il regime fascista. È ora di dire basta”, con cui esorta i compagni. Dire basta alla violenza, al sangue (rosso come il colore della scritta “occupazione” che aleggia sulle pareti dell’Università di Roma “La Sapienza”).

Purtroppo la pace stenta ad arrivare e la realizzazione degli ideali per cui questi giovani lottano è sempre più lontana: i poliziotti perquisiscono la casa di Laura (i cui panni veste Jasmine Trinca). La fiducia e la sicurezza sono messe a duro repentaglio; diventa sempre più difficile distinguere i traditori dai traditi. I sentimenti si confondono e alcuni degli studenti universitari, tra cui Libero e i fratelli di Laura (Andrea, Marco Iermanò e Giulio, Marco Brenno) vengono arrestati. È un mondo che crolla loro addosso e che segnerà profondamente i protagonisti, cambiandoli. Ed è questo destino comune che unisce personaggi così diversi. All’inizio, infatti, sembra che siano agli antipodi, ai poli opposti, poi ci si renderà ben conto che non è così. In apertura di film c’è chi lotta per un’università migliore, come Laura, con più diritti per tutti, per dare la stessa opportunità anche ai poveri di studiare: per lei, senza un’università migliore non può esserci futuro migliore.

Poi c’è chi lotta, invece, per combattere il sistema capitalistico nel suo insieme, con una visione più politica, come Libero. Dopo il degenerare degli eventi, con l’avvelenamento dei supplì da mangiare destinati agli occupanti ad esempio, si troveranno (insieme con Nicola) a formare un trio inossidabile. Ed ad inseguire il loro sogno. Anche se saranno costretti a cambiarlo, in un certo qual modo (rivedendo la loro visione del mondo), i tre arriveranno comunque a realizzare i loro sogni. Ad esempio Nicola prenderà consapevolezza della lezione del nonno: “ha fatto la rivoluzione del ’48 e diceva sempre che è un grande sogno, ma poi ci si risveglia”, con tanto amaro disincanto. Però riuscirà comunque ad entrare all’Accademia di recitazione.

NOTE DI REGIA – Nulla di più verosimile. La storia, infatti, è ispirata ai fatti vissuti dallo stesso regista. Placido, per la precisione, partecipò da poliziotto agli scontri di Valle Giulia. Le riprese, inoltre, (iniziate il 9 giugno 2008) si sono svolte a Roma e nel Salento. Infine, per il ruolo di Laura, interpretata da Jasmine Trinca, ci si è ispirati alla reale esperienza della sorella del co-sceneggiatore Angelo Pasquini (altro regista e sceneggiatore italiano). Così come per il personaggio di Nicola ci si è basati sulla stessa gioventù di Michele Placido che si trasferì a Roma dalla Puglia (Torremaggiore-FG) per diventare attore e che, per guadagnarsi da vivere, entrò nel corpo della Polizia prima di frequentare l’Accademia di arte drammatica.

CRITICA – Intenso l’effetto del continuo passaggio sonoro-muto, dalle urla della folla di studenti rivoluzionari al silenzio profondo dello smarrimento quasi, conseguente al caos e alla violenza che ne deriva. E del persistente variare dai colori al bianco e nero storico, potremmo definirlo, per una confusione tra realtà e finzione, tra storia vissuta, conosciuta e studiata solamente attraverso i testi, i libri e le televisioni e la vita vera (che assume connotazioni quasi più moderne). Quasi che ci sia la volontà di farne un racconto distante e distaccato in certi momenti, forse tropo tragici, come fosse stato solamente un brutto incubo (più che “Il grande sogno”) da cui ci si è svegliati.

Una nota vogliamo dedicarla anche al testo della colonna sonora del film, “Ora lo so”, scritto dallo stesso Placido su musica di Nicola Piovani ed interpretato da Giorgia. Perfettamente racconta la disillusione di questi giovani per “un grande sogno senza eroi”. Quasi che le loro grida di rabbia, dolore, amore, passione, libertà non siano state ascoltate, ma siano andate a costituire “un’idea di bastarde libertà”, non infondate, ma non ®accolte dalla società civile. Neppure dagli organi di stampa. “Dobbiamo pensare a una forma di stampa alternativa, che ci rappresenti”, è l’appello di Libero e di Laura. Troppe le bugie raccontate dagli organi di stampa, che li ha convinti che fosse “indispensabile la rivoluzione violenta”. In massa. Quella delle folle che sono stati in grado di mobilitare. Per questo ci è sembrato giusto ricordare quell’epoca e questo film che ha cercato di raccontare in modo il più completo possibile quegli eventi storici che ancora possono fare molta scuola.

Barbara Conti

 

 

Una semplice riforma elettorale

La baraonda sulla legge elettorale continua, il che mi convince sempre più che esiste una pervicace e precisa volontà politica di ridurre la democrazia e la partecipazione dei cittadini nelle scelte fondamentali della repubblica. La legge elettorale, volendo, può diventare lo strumento più efficace al raggiungimento degli obbiettivi tesi verso l’autoritarismo e soprattutto al mantenimento del potere, di ridurre al minimo le voci del dissenso e dell’opposizione alla classe dirigente e al potere dominante. Questo è quanto sta accadendo nel parlamento italiano, un Parlamento di nominati, pertanto ricattabili e quindi, secondo il mio modesto parere, inaffidabili a predisporre una nuova e soprattutto buona e democratica legge elettorale che chiuda con un passato buio e triste dell’ultimo ventennio. I diversi capi partito propongono bozze di legge sempre più aderenti alle necessità del proprio partito,incuranti del bisogno di una legge elettorale che elegga un parlamento rappresentativo di tutte le istanze e delle rappresentanze politiche e partitiche presenti nella società italiana, senza gli attuali assurdi sbarramenti per l’accesso al riparto dei seggi in parlamento.

Una legge semplice che si può così illustrare: 1^ turno — proporzionale puro con un possibile sbarramento del 1% e preferenza. Qualora una forza politica raggiunge un risultato del 50% può beneficiare di un ulteriore premio del 2% garantendo, così, la governabilità. Il restante 48% dei voti va diviso in parti proporzionali tra tutti i partiti che hanno superato la soglia prevista del 1%, garantendo, così, la presenza in parlamento di tutte le espressioni politiche e partitiche. 2^ turno — In caso che nessun partito presente nelle liste elettorali non raggiunga la soglia del 50%, vanno al ballottaggio solo le prime tre forze politiche che hanno raggiunto i migliori risultati nella competizione elettorale. Al partito o all’eventuale aggregazione politica che avrà ottenuto il migliore risultato verrà assegnato il 52% dei seggi in parlamento, garantendo di fatto la governabilità. Il 48% dei seggi verrà ridistribuito proporzionalmente tra i partiti perdenti incluse le due forze politiche presenti al ballottaggio. Con questo sistema elettorale semplice ed estremamente democratico si garantisce la più ampia presenza politica e partitica in parlamento e contestualmente la garanzia e la certezza della governabilità del paese e di un equilibrio più corretto per l’elezione del presidente della repubblica, dei giudici della corte costituzionale e di altri alti poteri dello stato.

Giuseppe F. Marinig
(Direttivo provinciale P.S.I. Udine)

Turchia. Nulla
su cui (sor)ridere

BattagliadelsorrisoPillole di storia: Mons. Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII, è anche ricordato per il periodo in cui fu Nunzio apostolico in Turchia, periodo eroico, nel quale riuscì a salvare dalla deportazione nei campi di sterminio nazista migliaia di ebrei in fuga dall’Europa orientale. Le immagini che lo ritraggono in quel periodo lo mostrano in abiti civili senza alcun segno di riconoscimento religioso. Continua a leggere

Senato etico?

Dallo stato etico di Hegel al Senato etico di Calderoli? La lega ha visto approvato un emendamento al testo sulla riforma del Senato che attribuisce al nuovo ente potestà sui temi eticamente sensibili, cioè testamento biologico, coppie di fatto, fecondazione ecc. I cattolici integralisti l’hanno avuto vinta. Dovrebbero dunque passare in doppia lettura i temi laici. Mentre per tutti gli altri basterebbe l’approvazione della Camera. Ci mancava davvero questa anomalia. Una vera e propria truffa in salsa clericale. Secondo me anche Papa Francesco l’avrebbe bocciata. Chi sono i senatori per giudicare, infatti?