lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Addio a Carlo Bergonzi: l’ultimo grande e longevo
tenore verdiano
Pubblicato il 28-07-2014


Carlo BergonziSi è spento giovedì scordo presso Istituto Auxologico di Milano, Carlo Bergonzi, icona italianistica del palcoscenico operistico internazionale. Tra i maggiori tenori del ‘900 è stato sicuramente il più straordinariamente longevo. Verdi la sua costante, il suo asso nella manica. ma non solo poichè nato a pochi passi da Busseto ma soprattutto perché in grado di dominarne le tessiture e rispettarne le dinamiche: dal pianissimo all’accento eroico, facendo di Don Alvaro, Radames, Manrico, Riccardo, Rodolfo in Luisa Miller, Foscari, Oronte i suoi cavalli di battaglia nei teatri di tutto il mondo, oltre a una vastissima produzione discografica internazionale.

Un tipo di canto tipicamente italiano, basato sull’attacco dei suoni dolce e sul sostegno costante di ogni frase, per riempire le più vaste platee d’un suono bello ed equilibrato. Classe 1924 nasce a Polesine Parmense, in Emilia Romagna, dove già giovanissimo inizia lo studio del canto come baritono. La carriera vera e propria sovviene nel secondo dopoguerra quando, dopo aver reimpostato la sua voce sul registro tenorile, debutta nel ’53 a Prato in ‘’Adriana Lecouvreur’’. Inizia da qui un lungo percorso che lo porterà prima a girare l’Italia e dopo poco l’intera Europa in una serrata serie di recite.

Approderà tre anni dopo, grazie all’interesse del collega Mario del Monaco al Metropolitan di New York, esibendosi in ‘’Aida’’ e ‘’Il Trovatore’’ e vi rimarrà ininterrottamente per ben trentadue anni. Innumerevoli i grandi nomi di colleghi e musicisti con i quali si è esibito. Ricordiamo Maria Callas, Renata Tebaldi, Piero Cappuccilli, Renato Bruson, Giulio Neri, Nicolai Ghiaurov e Cesare Siepi tra i cantanti e tra i direttori Riccardo Muti, James Levine, Gianandrea Gavazzeni, Antonino Votto, Lorin Maazel ed Herbert von Karajan, con il quale intesserà una lunga collaborazione.

Anche se il notevole repertorio spaziava da Monteverdi a Catalani, il compositore che più si addiceva alle sue caratteristiche tecniche e interpretative era sicuramente Giuseppe Verdi. Difatti oltre a rispettarne scrupolosamente la partitura, Bergonzi sapeva infondere alla pagina verdiana un accento sempre ampio, vibrante e in sintonia con il momento psicologico del personaggio; notevole in particolare era la capacità di differenziare nel modo più appropriato arie, cabalette e recitativo. La voce era chiara e con inflessioni brunite nel centro, di volume buono, ma non debordante, e sorretta da un’eccellente preparazione tecnica, forse la più raffinata di tanti altri colleghi.

Molto noti il controllo assoluto della respirazione, che consentiva frasi lunghissime senza alcun apparente sforzo, oltre alla dizione estremamente nitida, solo a tratti inficiata da una “s” strascicata di origine emiliana, e al senso del fraseggio, gli hanno permesso di imporsi al pubblico e alla critica, anche senza essere provvisto di doti naturali eccezionali. Carlo Bergonzi è stato anche un uomo schietto, semplice, figlio d’una terra che ha prodotto alcune delle più belle e importanti voci di sempre e alla sua terra è rimasto legato con un costante affetto atavico. E per questo e per tutto ciò che egli ci ha donato, noi infine non possiamo che dire ‘’Grazie’’.

Alessandro Munelli

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Commenti all'articolo
  1. Bergonzi è stato uno dei tenori che ho amato di più. Al di la del fatto che fosse nativo di Busseto e che avesse respirato l’amore per Verdi anche dai pioppi che costeggiano il Po, dal vento che fa vibrare le foglie come quello dell’ultimo atto del Rigoletto, Bergonzi più di qualsiasi altro ha saputo unire bel canto a forza drammatica. Tenore lirico spinto, nato come baritono, era a suo agio nel ruolo di Radames e in quello di Ernani, per citare due parti da lui tra le più frequentate. Lo ricordo personalmente in una Aida del 1963 nella mia Reggio Emilia. E da allora, avevo solo dodici anni e frequentavo il Liceo Musicale, Bergonzi mi è entrato nel cuore. Non posso dimenticare una recita de La forza del destino nella piazza di Busseto negli anni ottanta né il suo addio ai teatri con il concerto de La scala di Milano concluso con un Non ti scordar di me, che ha commosso e spinto alle lacrime tutti gli spettatori. Con Bergonzi se ne va l’ultimo dei grandi tenori italiani, quelli che negli anni cinquanta e sessanta riuscivano ad estasiare il mondo. Parlo di Corelli, di Del Monaco, di Di Stefano e appunto di Bergonzi. Non ci scorderemo mai di te indimenticabile Carlo che nell’ultimo fase della tua vita hai voluto dedicare a Verdi, denominandolo I due Foscari, il ristorante bussetano che avevi fondato.

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