domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ammortizzatori sociali:
analisi e proposte
Pubblicato il 23-07-2014


La drammatica crisi occupazione che sta vivendo la Nazione si ripercuote in maniera più sostanziosa nelle regioni del meridione d’Italia. La Sardegna non ne è immune. Anzi, pagando scelte di politica del lavoro e industriale non del tutto assimilati con la nostra realtà territoriale, la regione ha numeri riferiti alla disoccupazione che dovrebbero almeno far sorgere alcune serie domande mirate anche al propositivo da farsi – “ cosa e come intervenire in maniera concreta”. La situazione dell’occupazione sempre in più caduta libera in Sardegna, è palesata anche dai recenti dati Istat – “ al 31 dicembre 2013 indica un aumento + 18% in un anno.

Mentre l’aumento negli ultimi due anni si registra intorno al 50%. Un milione di famiglie, dunque senza redditi da lavoro, dove gli elementi possibili partecipanti attivi al mercato del lavoro sono, oggi, in questo periodo disoccupato. Sulla disoccupazione a livello nazionale, indicano un’Italia in sofferenza”. Un vertiginoso aumento, dunque. In questo contesto la Sardegna s’inserisce con questi dati – “disoccupazione 18.6% e il 52% quello concernente la disoccupazione giovanile” – situazione preoccupante (http://www.avantionline.it/2014/04/disoccupazione-dati-allarmanti-18-in-un-anno/#.U66Oc5R_uOA).

Secondo un recente rapporto della CGIL, che ha anche fornito cifre a supporto, oltre 150 mila sardi vivono di ammortizzatori sociali. 17.152 in cassa integrazione ordinaria di cui 8.576 a zero ore, 28.500 in cassa integrazione in deroga, oltre 14.500 in mobilità in deroga. Ne parlano tutti, di pochi giorni fa l’ennesimo allarme lanciato dal Ministro del lavoro Poletti – “Mancano un miliardo di euro per coprire gli ammortizzatori sociali per il 2014”. A suffragare il dato preoccupante anche i numeri, sempre in aumento, dei richiedenti accesso agli ammortizzatori sociali.

Secondo un recente rapporto CGIL – Qui rapporto CGIL – http://www.sardegnaeliberta.it/photo/Occupazione-oltre-150-mila-sardi-vivono-di-ammortizzatori-sociali.pdf – “Oltre 150 mila sardi vivono di ammortizzatori sociali”. Premesso, quello degli ammortizzatori sociali, oltre che esser una forma di sostegno al reddito, dopo la perdita del posto di lavoro, oltre che esser uno strumento dispendioso, è anche poco dignitoso. La Sardegna, è inserita tra le 11 regioni italiane che hanno sforato il fabbisogno per il 2013 – tabella pubblicata da “economy2050” http://www.economy2050.it/riforma-ammortizzatori-sociali-deroga/ – e in questo senso incasserà 90 milioni di euro (Conseguentemente, rientreranno anche i 52 milioni di euro utilizzati dalla RAS per l’anticipazione dei sussidi è stata avanzata la proposta affinché gli stessi possano esser usati per anticipare i sussidi della prima semestralità del 2014 ) che dovranno far fronte anzitutto al saldo delle somme spettanti per il 2013.

Nel corso del 2013 la Sardegna è risultata tra le undici regioni italiane che ha dovuto bloccare le autorizzazioni alle deroghe, al 20 gennaio 2013 quelle per le mobilità e al 21 ottobre 2013 quelle per CGID. La stima delle somme per nuovo fabbisogno è di circa 16 milioni di euro per le CGID e di circa 105 milioni di euro per le mobilità in deroga (come da tabella di Economy2050 di cui sopra). Di seguito un ulteriore articolo riguardante i costi degli ammortizzatori sociali in Italia: http://www.economy2050.it/costo-ammortizzatori-sociali-italia/. A fronte di quanto sopra esposto è da segnalare ulteriormente che – “ad oggi sono già pervenute 15.700 domande di mobilità in deroga, 8 mila quelle per la CGID da parte di 1.470 aziende”. Fatta questa breve precisazione, si pone anche l’accento alcuni dati rilevanti inerenti, l’uso degli ammortizzatori sociali e la loro utilità; negli ultimi cinque anni la regione Sardegna, in termini di ammortizzatori sociali ha speso tanti soldi ottenendo pochi effetti. Per ogni disoccupato ha speso cinque volte più della Toscana, sette più del Veneto, otto più dell’Emilia Romagna.

A fronte di questi numeri è palese un dato che contrasta. Il mercato del lavoro non va meglio rispetto alle altre regioni citate anzi, il fatto che nel 2013 non si sia riusciti a pagare nemmeno gli ammortizzatori sociali agli aventi diritto, ha fatto si che aumentasse il disagio economico/sociale di tante famiglie. Se a questo dato aggiungiamo, poi, la drammatica situazione dei lavoratori over 40 – “Alla nostra età nessuno ci vuole” – il quadro che si prospetta per il futuro non è certo dei più rassicuranti.

Negli ultimi sei anni gli adulti senza impiego sono più che raddoppiati e hanno raggiunto la quota di 438 mila. Padri e madri, senza sussidi né agevolazioni, e con figli a carico. Lo stesso CENSIS ha fotografato la drammaticità della situazione che vede coinvolti gli over40 e ha decretato che – la disoccupazione è tutt’altro che un problema solo giovanile e ha posto la questione in questi termini: 438 mila over 50 sono in cerca di lavoro, il 146 per cento in più rispetto al 2008. Solo nel 2013 i “buttati fuori” sono stati 64 mila. – Nemmeno da questi dati si può affermare che la Sardegna sia in controtendenza. Infatti, la fotografia colloca la Sardegna ai primi posti tra le regioni del sud dell’Italia per fasce di disoccupazione over40. Gli over 40 sono, oramai, ombre che camminano.

A fronte dei dati su esposti pare che il maggior problema sia esclusivamente la disoccupazione giovanile, le statistiche passano continuamente dati preoccupanti di disoccupazione quasi sempre esclusivamente giovanile. Gli altri? Per loro le possibilità di ricollocamento sono minime. E con le nuove riforme a quell’età mancano ancora 17 anni alla pensione». Non è una difficoltà che riguarda solo i cinquantenni, ma l’intero paese. Perché sulle spalle di quei papà e mamme over4o che si ritrovano a spasso, ci sono figli e figlie precari, o anche loro disoccupati (uno su due è senza lavoro, oggi, in Italia). Emerge un quadro preoccupante ma nel frattempo anche una sorta di classificazione dei cittadini in seri A e serie B. Se il diritto al lavoro è riconosciuto a tutti come ascritto anche nella nostra Costituzione – artt. 3 e 4 – “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. – “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini, il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. – Perché, dunque, concepire riforme del lavoro e progetti di rilancio occupazionale ponendo come fondamenta precise e palesi divisioni? Se, come palesato in più di un’occasione dallo stesso Ministro al lavoro Giuliano Poletti – “Quello degli ammortizzatori sociali è una logica e un modello da superare. Vogliamo puntare a spendere minor soldi per pagare i disoccupati e spenderne di più, invece, per investimenti e creare opportunità di lavoro.” – concetto ribadito anche nel corso del convegno Legacoop, tenutosi a Cagliari nei giorni scorsi – quali sono le possibili alternative affinché non vengano a crearsi distinguo sia nel contesto del cosiddetto – “JOBS ACT” – che in quello del progetto – “Garanzia giovani” alla quale anche la Sardegna ha aderito?

A tal proposito, anche quest’aspetto evidenziato dal Ministro Poletti, il governo sta pensando anche di incrementare il progetto “Garanzia giovani” inserendo la formula per gli studenti. A fronte di tutto questo, la domanda che si solleva da più parti, e sempre più a gran voce, è – “per gli over40, ombre che camminano” – quali sono le iniziative pensate o che si stanno pensando? Se, come evidente, l’istituto degli ammortizzatori sociali verrà del tutto riformato entro il 2017, come si collocheranno tutti quelli che non hanno più ventinove anni, quale sarà il loro futuro ? Premesso, anche a fronte di quanto sottolineato dalla stessa Assessore al lavoro, Virginia Mura – “Lo strumento degli ammortizzatori sociali per la verità è utilizzato in maniera molto larga quasi a sottolineare l’incapacità delle istituzioni nel fornire risposte al mondo del lavoro in crisi” – risulta allo stato attuale impensabile porre drasticamente fine a questo ricorso di sostegno al reddito e sarebbe auspicabile che lo stesso possa esser destituito in maniera si graduale ma nel frattempo ponendo in esser l’utilizzo degli stessi aventi diritto in lavori di pubblica utilità sul territorio.

Le competenze ci sono, sono assoldate e verificabili, in questo senso appare doveroso sottolineare l’aspetto che riguarda la radicale revisione degli uffici dell’impiego e dei centri lavoro. Occorre puntare sulla formazione. Il lavoro nasce dalle competenze e le competenze nascono dalla formazione, ma, è anche doveroso sottolineare che le competenze degli over40 sono formate nel lavoro applicato. Non si può in maniera assoluta pensare, anche in virtù del dettato stesso nell’articolo 4 della costituzione – “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Premesso ciò, l’altro aspetto da considerare, anche poiché lo stesso è legato alla concessione degli ammortizzatori sociali in deroga, e in particolare a quello della mobilità in deroga, è quello dei corsi di formazione vincolati alla concessione della stessa. Anche qui si è fatto largo, insensato e inutile uso dei fondi a disposizione. Quanto sono costati allo Stato e alle singole regioni i famigerati – “corsi di formazione professionale”?

Sono stati davvero utili, o meglio, sono stati concepiti nella giusta maniera per il raggiungimento dello scopo? Quanto ha speso l’ex giunta regionale per finanziare gli stessi mirati poi al reinserimento nel mondo del lavoro di cassintegrati e in mobilità in deroga. Per vederci chiaro facciamo riferimento alla tabella pubblicata nel sito della Regione Sardegna, http://www.sardegnaprogrammazione.it/documenti/35_400_20131206130229.pdf – dalla quale traspare – “l’evidente spreco di risorse pubbliche” .
Alcune voci della citata tabella:
1) ente formativo – De Gioannis Formazione, tipologia corso – “antincendio base” – anno di assegnazione delle risorse, 2010. Ammontare assegnato Euro 510.000, 00. Importo pagato, Euro 306.000, 00.
Domanda, quanti lavoratori hanno frequentato il corso e quanti sono stati impiegati nella lotta antincendio estivi?
2) Associazione orientare – Formazione & informazione, tipologia corso “Sardegna giovani alla riscossa” (?) Importo assegnato per il 2010 Euro 416.000, 00, importo pagato Euro 406. 151, 41.
Domanda, che tipo di corso professionale è “Sardegna giovani alla riscossa” ? Sono stati informati che i fruitori della mobilità in deroga hanno la media di 45 anni e per lo stato e l’Europa sono vecchi e non risultano neppure presi in considerazione nelle statistiche di disoccupazione?
3) Pegaso società cooperativa sociale – Palermo, tipologia corso “ARS – Arte e recupero Saperi”, importo assegnato Euro 266.000,00 importo pagato Euro 259.639, 64.

– Domanda – “arte e recupero saperi” di quale Regione, Sardegna o Sicilia? Oppure anche nel recupero sapere hanno creato una circoscrizione unica come per il voto alle elezioni Europee? E nel caso, possibile che non sia stata individuata una cooperativa sarda in grado di fare dei corsi per il recupero dei saperi della Sardegna?
4) Promoform, tipologia corso – “Addetto alla conduzione d’impianti di lavorazione e confezionamento di prodotti agroalimentari. Importo assegnato Euro 241.000, 00, Importo pagato Euro 217.728,00.

E’ lecito affermare che questi corsi, abbinati alla concessione della mobilità in deroga, non hanno creato nessuna vantaggio e/o meglio nessun reinserimento in quello che tutti chiamano – “Mondo del Lavoro”? Sì, è lecito e doveroso. L’esempio dell’inefficacia di questi corsi si potrebbe ravvisare nel non utilizzo, o scarso utilizzo dei lavoratori in mobilità che hanno frequentato il corso di Addetto alla conduzione d’impianti di lavorazione e confezionamento di prodotti agroalimentari, costato Euro 217.728,00, nel settore della trasformazione dei prodotti agroalimentari. Per esempio, nella provincia di Cagliari, solo per citarne una, sono concentrate tante aziende di confezionamento di prodotti agricoli, quali carciofini, pelati, melanzane e vari. Anche queste aziende, oppresse dalla crisi, chiudono o hanno già chiuso, ma, quanti di coloro che hanno frequentato il corso sono stati avviati al lavoro nel settore? Pochi, forse nessuno.

Ne abbiamo testimonianza dirette come questa ad esempio – “ Personalmente ho la qualifica di addetta al confezionamento di prodotti agricoli. Come mai il centro per l’orientamento al lavoro nonostante abbia più volte fatto negli ultimi tre anni la domanda in aziende del settore, non mi ha mai chiamata” E’ in questo senso che sarebbe utile e auspicabile che la Regione Sardegna, oltre che pubblicare quanto ha sperperato, pubblicasse anche questi dati dei reali effetti del dopo corso di formazione. Un altro esempio è quello da collegare al – “Elettricisti in 36 ore” – quanto è costato? Ha creato opportunità di lavoro ? Non è nemmeno immaginabile pensarlo poiché non ha niente a che vedere con la formazione professionale, continua, meno costosa e realmente formativa!

Alcune testimonianze dirette di corsisti nell’ambito della formazione legata alla concessione della mobilità in deroga.

– “Da corsista posso dire di avere avuto un’esperienza alquanto negativa, hanno usato noi poveri disoccupati, forse in buona fede, e il corso che ho frequentato risulta esser carta straccia. Non ho trovato lavoro.”
– “E’ stata la presa in giro più grande. Ho fatto il corso di addetto alla lavorazione del sughero. Ma quali sono le prospettive di lavoro in questo settore? Nulle”.
– “Secondo me l’idea di riqualificare professionalmente chi percepisce ammortizzatori sociali può essere anche valida, ciò che è completamente inadeguato è il sistema formativo a cui è affidata tale azione. Intanto è assurdo che i corsi siano gestiti da enti legati a politica e sindacati e che vi sia per noi l’obbligo di scegliere il percorso formativo solo ed esclusivamente dal catalogo regionale. Tutti i corsi propongono l’ 80% del monte ore di teoria spicciola, anche quelli che per natura dovrebbero avere un taglio pratico, la didattica è in mano a docenti improvvisati che vengono ingaggiati sulla base di raccomandazioni e non sulla validità del proprio curriculum. Questo comporta che talvolta i corsisti padroneggiano le materie molto più di chi è pagato profumatamente per riqualificarli. A me è capitato di avere in cattedra colleghi statisti e/o praticanti che sul lavoro erano miei sottoposti”.
– “Bisognerebbe trovare il modo perché vengano riconosciuti anche i corsi scolastici, i corsi di laurea e i master post laurea. Molti hanno lasciato l’università per dedicarsi al lavoro e ora che sono a casa, sono obbligati a scegliere dal catalogo e non viene riconosciuta come valida la ripresa degli studi universitari ad esempio. Io ho chiesto in tutte le lingue di poter frequentare un master universitario ma non c’è stato verso. Sono stata obbligata a frequentare un corso con docenti incompetenti che dicevano: io ho preparato le slide ma queste cose le avete insegnate voi a me, perciò non so proprio come far passare le ore! Vergognoso, ma intanto hanno percepito 60 euro l’ora!”.
– “Ho 58 anni, ho fatto per 30 anni il muratore, quando sono andato per il colloquio all’ufficio del lavoro, i corsi rimasti a disposizione erano quello di elettricista e di cameriere di sala. Ma come si può anche lontanamente pensare che ci sia qualcuno disposto ad assumerti a quasi sessanta anni, come cameriere di sala o come elettricista con un corso di 36 ore?”.

Premessa, i corsi e gli importi sono quelli riferiti agli ultimi 4 anni dal 2010 al 2013. Altra premessa da fare è quella legata al fatto che, nell’annualità 2013 molti dei lavoratori hanno s’iniziato il corso assegnato, previo colloquio con l’ufficio del lavoro, ma, trovandosi nella situazione di dover anticipare i costi di viaggio con mezzi propri e/o con mezzi pubblici, hanno dovuto rinunciare previa comunicazione all’ente formativo. Quale riforma dunque? Semplice; quella sull’intero sistema del mercato del lavoro, della formazione professionale, della guida al reinserimento nel mondo del lavoro, una diversa concezione della forma degli ammortizzatori sociali che sia basato , per esempio sul modello svedese – http://www.linkiesta.it/centri-impiego-svezia-italia.

A chiusura di questo documento si riconferma che l’ attuale sistema degli ammortizzatori sociali è certamente da rivedere a livello nazionale ma, sotto un ottica più ampia; “gli ammortizzatori se corrispondono a un periodo breve possono anche avere un senso. Se questi, si protraggono nel tempo, come sta avvenendo, crediamo che si debbano trovare seriamente altre forme alternative. Allora lì si tratta di coniugare bene le esigenze di un lavoratore che per dignità personale deve anche prestare la sua opera lavorativa, per non perdere la sua professionalità, ma, anche coniugarla alle esigenze che ci sono da parte del pubblico. L’esempio più facile che si può portare è questo: quanti lavoratori edili si trovano in questa drammatica situazione? Tantissimi. Quante opere si potrebbero fare utilizzando questi stessi soldi, anche aggiungendo, perché esiste la possibilità, una quota che faccia arrivare a una soglia di decenza, una somma vicino ai 1000 euro, per esempio, e le ore debbano esser prestate in attività lavorative. Penso alla manutenzione del territorio per esempio. Tutti noi siamo stati testimoni di quanto avvenuto, purtroppo in Sardegna, pochi mesi fa soprattutto nella zona di Olbia, nel Nuorese. Sono fenomeni che si sono verificati e chi si verificano oramai con frequenza troppo importante per non pensare a qualcosa di ordinario e straordinario. La manutenzione del territorio, può esser affidata a questi lavoratori che opportunamente retribuiti mettono in sicurezza il territorio stesso ed evitano che il pubblico debba occuparsi di elargire dei fondi a rimborso per acquisto di mobili, macchine, televisori etc.

La manutenzione delle scuole risponde a queste esigenze. Oppure ai lavori di pubblica utilità in cui potrebbero esser impiegati lavoratori altamente qualificati, ci son tanti anche di loro in mobilità, che sarebbero in grado di dare una mano d’aiuto molto forte anche al pubblico. Pensiamo un attimo all’Inps, a come sono congestionati, lo vediamo nella mancata possibilità di pagare in tempi certi le disoccupazioni e le mobilità. Non sarebbe più opportuno che le professionalità che rispondono ad hoc potessero esser utilizzate in percorsi di lavoro in pubblica utilità per accelerare queste pratiche, o nei comuni che si trovano spesso ingessati e nell’impossibilità di dare risposte certe in tempi minimi alle pratiche edilizie? Ecco se opportunamente impiegati potrebbero contribuire per accelerare i percorsi di fattibilità di approvazione dei progetti e nel frattempo creare anche un economia perché se i tempi si restringono, si ha anche l’opportunità di poter lavorare. Quindi, decisamente, è assolutamente doveroso dare un senso al termine e peso dell’istituto degli ammortizzatori sociali, alla fine il senso deve esser questo. A fronte della corresponsione del sussidio una prestazione lavorativa che consenta appunto di rendere dignità al lavoratore e nel frattempo rendersi utile alla collettività.

Antonella Soddu

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Commenti all'articolo
  1. Brava, una proposta intelligente. Specialmente per gli ultracinquantenni (ma anche quarantenni) il mercato non riesce a rioccuparli. Poletti, bravuomo, non si rende conto di questo ostacolo. E’ necessaria un’azione della mano pubblica che ridia dignità – con il lavoro – a persone che non riescono a trovarlo. La proposta è di grande spessore, economico e sociale.

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