sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

ARGENTINA SENZA CREDITO
Pubblicato il 29-07-2014


Argentina-default

Un Paese intero con il fiato sospeso, per molti la paura di un Déjà vu, ma l’Argentina di Kristina Fernandez de Kirchner non è la stessa del 1986, né quella di Fernando de la Rua, la Kirchner ha infatti fatto un discorso alla nazione assicurando la credibilità del Paese ma ha sempre respinto, sin dall’inizio, la richiesta della Corte suprema Usa: “Quello che non posso fare in quanto presidente – aveva dichiarato – è sottomettere il Paese a una simile estorsione”.

Infatti il caso dell’Argentina per cui si attende ormai rassegnati il default, potrebbe rappresentare un caso senza precedenti. Il default argentino è un crac “parziale e provvisorio” e per molti analisti “ingiusto”.

Buenos Aires aveva concordato un piano di ristrutturazione dal 2005 al 2010 ma non ha potuto pagare 539 milioni di dollari agli obbligazionisti del bond 2033, a causa del divieto imposto dal giudice americano Thomas Griesa. Il giudice settantenne ha vietato il pagamento per il 93% dei creditori, che avevano accettato il rimborso del 33% del valore nominale dei bond oggetto del default del 2001, mentre i fondi (solo il 7%), vincitori dalla sua sentenza, convalidata dalla Corte Suprema, riceverebbero il 100% del valore nominale di quei titoli, più gli interessi.
Questi hedge fund, detti fondi avvoltoio, sono riusciti ad ottenere questa sentenza grazie alla clausola RUFO (“Rights Upon Future Offer”), che assegna loro il diritto di chiedere un trattamento più favorevole fino alla fine del 2014, il che costerebbe all’Argentina circa 120 miliardi. Per l’Argentina basterebbe aspettare quindi fino al 1 gennaio 2015 per poter superare la durata della clausola e pagare senza il rischio che i creditori ristrutturati potrebbero chiedere il pagamento integrale come gli Hedge found.

Ma il caso rischia seriamente di creare uno spiacevole precedente, in quel risicato e agguerrito 7% c’è un famoso fondo avvoltoio, Elliot Associates Inc, denunciato dal FMI. Il Fondo Monetario internazionale aveva pubblicato nel 2001 un documento in cui denunciava il modus operandi del Fondo Elliot sulle obbligazioni del Perù, finito poi in default. Un “ricatto” molto simile a quello che ha avviato il fondo d’investimento, facente capo al finanziere Paul Elliott Singer, nei confronti dell’Argentina.

Senza dimenticare che spesso gli Hedge found investono molto in CDS (Il credit default swap), vere e proprie assicurazioni che in questi ultimi giorni sono schizzate: l’assicurazione dal rischio di credito dell’Argentina sale al top da sei settimane, il credit default swap a 5 anni sul debito argentino, le polizze a copertura dal rischio di credito, sono salite di 27 punti base a 1.899 punti base.

Intanto tra poche ore il vero rischio non è tanto quello di vedere il crac annunciato, ma una bella causa da parte dei creditori verso la Banca americana che ha congelato i soldi versati dall’Argentina per i pagamenti, lo stato sudamericano ha concordato il pagamento con il Club di Parigi, di cui fa parte anche l’Italia, che difficilmente resterà a guardare.

Senza dimenticare gli obbligazionisti, che attendono da più di 12 anni il rimborso dei propri investimenti.

Maria Teresa Olivieri

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