martedì, 22 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

ARIECCO LO SPREAD
Pubblicato il 11-07-2014


Spread

Si spegne un fuoco e se ne accende un altro. Appena Matteo Renzi ha cominciato un po’ a rilassarsi, perché vedeva materializzarsi un po’ di ripresina, è arrivata la brutta sorpresa: una nuova innaffiata di benzina a riattizzare il fuoco della crisi economica. Sono gli effetti della globalizzazione, dell’interdipendenza di tutte le economie. I focolai da affrontare sono tanti, certo non solo italiani. L’ultimo è scoppiato in Portogallo, che stava appena uscendo dal tunnel della crisi economica. La “bomba” si chiama Banco Espirito Santo. È un gigante sull’orlo del fallimento. La banca ha un valore di 93 miliardi di euro, la metà del Pil (Prodotto interno lordo) del Portogallo,e se salta è in grado di mettere in ginocchio Lisbona e anche di destabilizzare le finanze pubbliche dell’Unione europea.

È uno dei “rischi geopolitici” indicati dalla Bce (Banca centrale europea), un pericolo per la debole ripresa economica. I venti di guerra in Medio Oriente e le incertezze nella crescita economica dei Paesi emergenti sono le altre minacce incombenti.

L’Italia accusa il colpo. La flebile ripresa economica diventa incerta, la produzione industriale torna a diminuire, l’aumento del Pil sbanda. Del resto anche la potente Germania non se la vede molto bene. Gli ultimi dati di Berlino registrano una stasi nella crescita del reddito nazionale e della produzione industriale.

L’impatto sull’Italia è più forte. Mister spread torna a ruggire. Lo spread, il differenziale dei tassi d’interesse tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi, riprende a salire. Adesso è a quota 170 punti mentre nei giorni scorsi era sceso anche sotto il livello 150. Per ora non si tratta di cifre drammatiche, ma così il costo degli interessi sul grande debito pubblico italiano riprende a salire. Lo spread è un termometro prezioso per misurare la salute economica e politica del Paese. Nel novembre 2011 la crisi dei conti pubblici italiani fece esplodere lo spread fino a quota 575, un livello quasi da bancarotta che contribuì a scalzare Berlusconi da Palazzo Chigi facendo diventare presidente del Consiglio il ‘tecnico’ Mario Monti.

Matteo Renzi ha messo sotto accusa il rigore finanziario europeo. Il presidente del Consiglio ha attaccato “burocrati” e “tecnocrati” europei, chiedendo una politica di crescita economica per combattere la disoccupazione. Renzi intende incentrare il semestre italiano di presidenza Ue proprio sulla priorità della crescita. Da Bruxelles ha ottenuto “un migliore uso della flessibilità consentita” dalle regole sulle quali si basa l’euro.

Ma la battaglia è appena iniziata. I rigoristi tedeschi non vogliono sentire ragioni e indicano la necessità di ridurre il debito pubblico italiano. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, resta la paladina dell’austerità finanziaria: ha suonato l’allarme contro l’aumento del debito pubblico del Belpaese.

L’Italia non ha “paura”, ha replicato il presidente del Consiglio. Ha lanciato un appello: “Cerchiamo di difendere insieme la Ue dall’assalto della tecnocrazia”. Ha sollecitato una Ue dei cittadini perché “l’Europa non può diventare la patria delle burocrazie e delle banche”. Adesso la battaglia è sull’interpretazione da dare al “migliore uso della flessibilità” sui conti pubblici. Renzi non vorrebbe calcolare nel deficit e nel debito pubblico gli investimenti diretti a sostenere la ripresa e l’occupazione. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd punta sulla “scambio” tra riforme strutturali e maggiore flessibilità di spesa pubblica.

I campioni europei del rigore, Germania e Paesi alleati del nord, restano rigidi sul rispetto delle regole sull’euro. Anzi qualcuno, in Europa e in Italia, parla della necessità di una manovra economica correttiva in autunno sui conti pubblici della Penisola. Renzi ha messo le mani avanti: “Non ci sarà nessuna manovra. Per il governo il problema non si pone“. Si prepara una dura battaglia in Europa e in Italia.

Humphrey Bogart, interpretando l’avvocato Andrew Morton nel film “I Bassifondi di San Francisco”, dice prima di affrontare l’arringa in difesa di Nick Romano, ragazzo italo-americano accusato di omicidio: “Mischiare bene e agitare prima dell’uso”.

Leo Sansone

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento