sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Previsioni 2015 del FMI:
arriva la ripresa. Anzi no
Pubblicato il 14-07-2014


Eurozona-ripresaLa ripresa dell’Eurozona sta gradualmente “prendendo piede” ma la sua forza è insufficiente e si corre il “rischio di una stagnazione nel medio termine” che potrebbe anche contagiare i Paesi vicini. Lo sostiene il Fondo monetario Internazionale che ha tagliato all’1,1% (dall’1,2% previsto nel World Economic Outlook di primavera) le stime sul Pil di Eurolandia nel 2014, confermando all’1,5% l’espansione attesa nel 2015. Le previsioni sono contenute nel rapporto pubblicato al termine della ricognizione secondo l’Articolo IV sull’area euro dove si sottolinea come l’espansione dell’economia sia stata più debole del previsto nel primo trimestre e come non sia distribuita in maniera omogenea tra i diversi Paesi.

Sebbene la produzione in termini reali sia cresciuta per quattro trimestri consecutivi e la fiducia del mercato sia migliorata in modo significativo, la forza della ripresa di Eurolandia “è fragile e diseguale”, rincarano gli economisti di Washington. La stagnazione, spiega l’Fmi, potrebbe derivare da una “persistente ridotta domanda domestica, da un’insufficiente azione politica e dallo stallo delle riforme strutturali”. Al contrario, il miglioramento della fiducia, potrebbe comportare un aumento della crescita, sopra i livelli previsti.

La debolezza della domanda aggregata sta influendo negativamente “sull’attività reale, spingendo al ribasso l’inflazione mentre le società, le famiglie e le banche continuano a ripianare i loro bilanci”, si sottolinea nel rapporto. “I mercati finanziari sono ancora frammentati – osservano gli esperti dell’Fmi – mentre la contrazione del credito e l’alto costo dei finanziamenti riducono gli investimenti nei Paesi con grandi output gap (differenza tra prodotto interno reale e Pil potenziale), con ampi carichi di debito e con una disoccupazione alta”.

L’inflazione è destinata a rimanere sotto il target della Bce “per un periodo protratto di tempo”, dice l’Fmi, mentre persistono “gap strutturali nei mercati dei capitali, del lavoro e dei beni” che limitano gli investimenti , il riequilibrio dell’aree euro e l’aumento della produttività”. Per la crescita, si avverte nel rapporto, “i rischi restano ancorati al ribasso”. Considerando il limitato margine di manovra nel medio termine, ulteriori shock negativi, sia interni e sia esterni, potrebbero minare la fiducia dei mercati, fermare la ripresa e spingere l’economia in deflazione. Tra i rischi esterni, gli ispettori di Washington citano l’escalation di conflitti geopolitici, il rallentamento della crescita dei Paesi emergenti e il venir meno delle politiche monetarie non convenzionali da parte della Federal Reserve.

L’Fmi enfatizza come sia necessario supportate “una sostenuta e forte crescita per ridurre la disoccupazione e i carichi di debito” con sforzi concertati “sul sostegno alla domanda, sul completamento del processo di ripianamento dei  bilanci e dell’unione bancaria e portando avanti le riforme strutturali”. Qualche preoccupazione, sul fronte dei progressi verso una sempre maggiore integrazione è rappresentata, secondo l’Fmi, dal recente esito delle elezioni europee con la crescente affermazione degli euro-scettiti. “Ciò pone dei rischi per il mercato unico – conclude il rapporto – e si mette alla prova la credibilità del nascente quadro di governace fiscale”.

Per quanto riguarda la disoccupazione nell’Eurozona è ancora “ostinatamente alta” e quella giovanile, in alcuni Paesi è ai massimi storici anche se in Italia e in Francia rimane sotto i record assoluti. “Il tasso medio di disoccupazione dell’area euro resta al 12% anche se è molto più alto nelle economie sotto stress. La disoccupazione giovanile è ancora più consistente – avvertono gli economisti di Washington – con un tasso medio nella regione del 24% ma con picchi altissimi”. Per combattere la disoccupazione giovanile, serve secondo il Fondo una “strategia comprensiva che sostenga la domanda e rimuova gli impedimenti strutturali specifici di ciascuna Paese”. Nel 2014 il Fondo monetario stima per l’Eurozona un tasso di disoccupazione all’11,7% che dovrebbe scendere all’11,4% nel 2015.

Redazione Avanti!

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