mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Berlinguer, la storia raccontata dai vincitori
Pubblicato il 09-07-2014


Ieri sera, mettendo da parte qualsiasi pregiudizio, sono andato a vedere “Quando c’era Berlinguer”. Un bel film, non c’è che dire. Walter Veltroni (almeno) in questo è stato in gamba. La storia di un Politico come lui devo dire che mi ha fatto emozionare ed a tratti è stata anche commovente. Solo una persona che mette davvero passione in quel che fa può continuare un comizio fino alla fine malgrado quel malore che poi lo avrebbe portato alla morte. Non posso dire sino in fondo che fosse onesto, almeno prima di definire meglio la parola “onestà”, però era sicuramente una gran persona (come tante certo) da cui prendere esempio. 

Solo una cosa mi fa ancora pensare e mi rende seriamente triste. Veltroni, nella presentazione, ha detto che questo film lo dedica ai giovani (non mi stupisco, ma in fondo condivido) i quali, nella stragrande maggioranza dei casi, ignorano chi fosse Berlinguer. Giusto, ma quanti sono i grandissimi personaggi della politica o no, che sono quasi completamente dimenticati? Anche dai più anziani! Ora, forse direte che sono un “tifoso” o un “fissato”, ma tra i tanti che nella prima parte del film ridevano divertiti (qualcuno anche con una certa aria di superiorità) alle affermazioni errate dei ragazzi intervistati su chi fosse Berlinguer, quanti sapevano ad esempio chi fosse Pietro Nenni? O Ugo La Malfa, che nel film sembra quasi presentato come uno dei più accaniti comunisti, o i fratelli Rosselli, dei quali la concezione di “liberal socialismo” sembra essere stata ereditata (e io lì mi sono arrabbiato) dal PCI dell’epoca piuttosto che da Craxi!

Insomma Veltroni (e chi lo segue) ha concepito questo film come una “missione” per far conoscere lo sconosciutissimo Berlinguer al mondo, quando però in realtà la “cultura egemone” che c’è ora in Italia è proprio la sua! Il comunismo ha fallito, ma in Italia i comunisti hanno vinto. La socialdemocrazia ha trionfato, ma i socialisti hanno perso. È questa la verità che chi come me fa parte di questi ultimi, deve ingoiare a fatica. Persino da parte di chi è entrato da poco nella casa del socialismo europeo, e che dovrebbe quindi essere chiamato “compagno”.

Non è una lamentela. È la triste realtà delle cose. Va cambiata certo: la mia passione politica si deve (anche!) a questo, ma non rendersene conto è un grave errore. Se le cose in Italia fossero andate diversamente ora su quel palco ci sarebbe di certo un film dedicato a qualcun altro. Ma pazienza. Ognuno racconta la propria storia come può e soprattutto come vuole. È così per tutti! Loro giustamente raccontano la loro. Noi, compagni, raccontiamo la nostra.

Enrico Pedrelli

 

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Commenti all'articolo
  1. Caro Enrico io non andrò a vedere il film perché è una falsità storica. Berlinguer era un comunista che ha usato tutti i mezzi per “ingoiare” la Repubblica uscita dalla WWII che non è stata costruita soltanto dai comunisti. I suoi eredi stanno distruggendo il paese e le istituzioni; cadute in mano alla parte del paese più retriva: piduisti, comunione e liberazione e cattocomunisti di Veltroni e d’Alema. Ma come si permette Veltroni di fare un film su un vero comunista quando lui ha rinnegato l’idea dichiarando di non essere stato mai comunista. Il trasformismo impera!
    P.S.: faccio presente che personalmente non sono riformista ma SOCIALISTA:

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