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Opinioni e commenti
 

Brasile 2014. Hanno vinto solo la Germania e la Fifa
Pubblicato il 14-07-2014


Brasile-mondiali-GermaniaVoce di popolo, voce di Dio: il popolo brasiliano lo aveva capito fin dal principio che dalle spese del Governo non ci sarebbe stato alcun ritorno economico o quasi.
Il Brasile ha dovuto affrontare in questi mesi le continue proteste che hanno rischiato più volte di degenerare in guerriglia urbana tanto da richiedere un “piano sicurezza” che prevedeva anche il carcere preventivo per i soggetti considerati pericolosi in quanto attivisti e militanti. Sembrava nella natura delle cose che il Paese dell’eccellenza calcistica ospitasse i mondiali ma nella realtà delle cose abbiamo assistito al doppio autogol del Paese: la sua sonora sconfitta contro la Germania che ha svilito i cariochi e l’immagine di un Paese in crisi.

La madre del Brasile, Dilma Rousseff, ha tentato di ridare marcia all’economia stagnante ospitando i mondiali di Calcio; da keynesiana la Rousseff ha favorito nel suo mandato più l’economia reale, cercando di arginare la speculazione finanziaria e puntando a un’economia di infrastrutture, purtroppo si è ritrovata davanti solo l’imponente protesta dei suoi cittadini e da Iron Lady ha risposto intensificando la sicurezza. Solo ieri, nella giornata clou della coppa, tra forze dell’ordine e forze armate in strada si è arrivati a quota 26mila uomini. Protagonisti indiscussi gli agenti della polizia militare, in tutto diecimila divisi tra i battaglioni regolari, altri 9 mila uomini delle forze armate: esercito, aeronautica e marina. Altri 2mila agenti tra polizia federale e polizia stradale federale, 500 della polizia civile, 1800 dei Vigili del Fuoco militari e oltre 1000 della Guardia municipale. Ben 25 navi da guerra hanno controllato la Baia di Guanabara mentre all’aeronautica è toccato il compito di vigilare la chiusura dello spazio aereo sul Maracanà.

Ma nonostante lo spiegamento di forze la protesta si è fatta sentire comunque: durante la finale ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti, oggi duemila persone hanno marciato per le strade di Rio contro l’infruttuosa coppa. Le stime calcolano circa 13 miliardi di dollari di spesa per il governo di Rousseff su Brasile 2014, ad aprile la rivista Forbes ha ipotizzato un ricavo dettato dal suo impatto sull’economia del Paese di circa 3,5 miliardi, insufficiente a coprire le spese. Anche se le infrastrutture create possono essere ancora sfruttate in vista delle Olimpiadi restano comunque delle cattedrali nel deserto, senza dimenticare che anche quei pochi posti di lavoro creati alla fine sono a tempo determinato. L’unica a banchettare resta la FIFA che gestisce diritti televisivi e sponsor. Eppure era risaputo che il Paese ospitante raramente ha un beneficio economico, ma per il Brasile l’offrirsi come sede dei Mondiali è stato motivato soprattutto dall’esigenza di aumentare la sua visibilità sulla scena internazionale. Se questo era lo scopo abbiamo sentito parlare per la prima volta di una popolazione brasiliana combattiva e conscia dei propri diritti oltre che danzante e festosa.

I mondiali sono finiti e con essi però anche l’ascesa della popolarità di Dilma Rousseff alla quale va comunque l’onore di aver saputo gestire decentemente un evento del genere e di aver tentato altre strade per dare una risposta, o un calcio, alla crisi galoppante.

Maria Teresa Olivieri

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