lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Cala la cassa integrazione
anche quella in deroga
Pubblicato il 15-07-2014


Cassa-integrazioneA giugno il numero di ore di cassa integrazione è stato di 74,5 milioni con una sensibile diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2013(-24,3%). Inoltre crolla anche la cassa integrazione in deroga, la quale nei prossimi mesi sarà sempre meno finanziata a causa del difficile reperimento di risorse. Complessivamente le domande di disoccupazione segnano un -20,5% rispetto a maggio. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria è invece di 36,5 milioni, con una riduzione del 16,4% rispetto a giugno 2013. A maggio 2014 le domande di disoccupazione sono state 73.075 di Aspi, 22.893 di mini Aspi, 321 tra disoccupazione ordinaria e speciale edile e 9.174 domande di mobilità. In totale le richieste di aiuto sono state 105.484, cioè il 20,5% in meno rispetto alle 132.719 presentate nel maggio 2013.

Un dato che sembra positivo, ma in realtà non lo è del tutto. È prematuro infatti ogni facile entusiasmo. Il calo registrato dall’Inps nel mese di giugno è attribuibile in gran parte alla riduzione delle richieste di ore di cassa in deroga a seguito del blocco del finanziamento. Quindi non si tratta di una diminuzione della disoccupazione ma solamente di una situazione non più finanziabile come spiega Luigi Sbarra, segretario confederale Cisl: “I dati Inps sulla cassa integrazione in diminuzione a giugno sono difficili da valutare perché il calo è in parte attribuibile alla cassa ordinaria (-20%) e straordinaria (-16%) ma a diminuire sono soprattutto le ore di cassa in deroga (-41%), non a causa di una riduzione delle domande, ma in seguito al blocco del finanziamento delle autorizzazioni, ferme addirittura agli ultimi mesi del 2013. Quindi la cautela è d’obbligo – sottolinea Sbarra – vista la difficile situazione economica ed occupazionale del Paese, che non consente facile ottimismi”. Sulla stessa linea la CGIL che con il segretario confederale Serena Sorrentino afferma: “I dati dimostrano che la diminuzione della cassa integrazione è un segno che la crisi continua e che le ricadute sul lavoro sono consistenti, visto che non c’ è ripresa né economica né dell’occupazione”. In sei mesi è stato superato il mezzo miliardo di ore di cassa integrazione, osserva il segretario confederale Uil Guglielmo Loy che parla di “richieste non dissimili da quelle degli ultimi tre anni. La crisi continua a mordere la grande industria le cui richieste di cig straordinaria assorbono il 54,7% del totale”.

Oltre ai dati sul fronte occupazionale, è da sottolineare l’aumento della popolazione in stato di povertà. Infatti ben 10 milioni sono gli italiani che vivono in situazioni di povertà di cui 6 milioni assoluti. Dati alla mano, il 16% dei cittadini italiani non fruisce di beni e servizi in rapporto al livello economico medio di vita della nazione, mentre il 10%, i poveri assoluti, non riesce a comprare beni primari. Poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi. La forbice della disuguaglianza non fa che allargarsi. I dati ISTAT sul report “Povertà in Italia” non lasciano dubbi: la crisi economica morde ancora. I più colpiti sono i nuclei familiari composti dalle 3 unità in su. Le famiglie considerate relativamente povere sono 3 milioni e 320mila, vale a dire il 12,6% del totale.

Inoltre, tra il 2012 e il 2013, l’ISTAT riscontra l’incidenza di povertà assoluta nel Sud e nelle Isole: da 2milioni e 347mila del 2012 a 3milioni e 72mila. Ebbene nel 2013 una persona su 10 in Italia vive in povertà assoluta. L’ombra della miseria si allarga ancora di più se si pensa che il 6,4% delle famiglie in Italia sia quasi povero, ovvero che riescono ad arrivare a fine mese a fatica. Tasse, spese alimentari, vestiario, scuola e sanità sono le voci presenti nell’elenco delle uscite familiari. Questi nuclei hanno, sì, livelli di consumo superiori, ma di un 20% rispetto alla soglia di povertà relativa.

Manuele Franzoso

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