venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Canguri e cangurini
a Palazzo Madama
Pubblicato il 31-07-2014


Senato-riforme-canguroSberleffi, insulti, cori da stadio, grida, imboscate. L’aula del Senato che sta discutendo la riforma del bicameralismo perfetto si è trasformata in una bolgia in questi giorni. La battaglia tra i senatori della maggioranza e quelli delle opposizioni dagli scontri verbali è quasi degenerata, in alcune occasioni, in quelli fisici. Più volte si è sfiorato la rissa.

Non sono mancate le sorprese. In questi giorni è emersa in più occasioni la “strana minoranza” formata dalle opposizioni,  dai dissidenti della maggioranza (in particolare nel Pd e tra i centristi ex montiani) e di Forza Italia. Ma stamattina la “strana minoranza”, su un emendamento leghista relativo al diritto alla salute,votato a scrutinio segreto, ha battuto il governo, dando un preciso segnale di forza a Matteo Renzi. I “franchi tiratori”, nel segreto dell’urna, hanno inferto un duro colpo al presidente del Consiglio e al patto Renzi-Berlusconi sulle riforme istituzionali.

La confusione politica è forte. Del resto la “strana minoranza” si contrappone alla “strana maggioranza”. Forze diverse di centrosinistra e centrodestra (Pd, Ncd, centristi ex montiani) sostengono il governo Renzi. Silvio Berlusconi, inoltre, fa parte della maggioranza per realizzare le riforme, compreso l’Italicum, il contestato progetto di nuova legge elettorale.

Il clima nell’aula di Palazzo Madama è rovente mentre si vota. Le mosse ostruzionistiche dell’opposizione rischiano di essere battute e la riforma potrebbe essere approvata, come previsto, entro l’8 agosto. Ma non mancano altre sorprese e momenti di “leggerezza”, come quando Maurizio Buccarella, senatore cinquestelle, ha messo sul banco del suo seggio un canguro di pezza. Il presidente del Senato ha ironizzato: “Non vorrei che diventasse senatore il canguro che è sul suo banco”. Poi Grasso ha invitato a togliere il peluche: “I pupazzi non sono ammessi nell’aula del Senato”.

Il “Canguro” è un meccanismo con il quale il presidente del Senato ha fatto decadere 1.400 emendamenti, perché simili e ripetitivi di uno precedente già bocciato. Ieri, poi, è comparso il “Cangurino”, così scherzosamente battezzato da Grasso, perché ha eliminato 38 emendamenti, sempre perché simili ad un altro in precedenza respinto.

Da tempo il panorama della politica italiana è dominata dalla metafora degli animali. Ci sono stati i “falchi” e le “colombe” del Pdl. Silvio Berlusconi è stato definito “caimano” da alcuni settori della sinistra e “giaguaro da smacchiare” da Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd. Il presidente di Forza Italia ha definito se stesso un “leone” e la figlia Marina  una “leonessa”. Daniela Santanché si è ritratta come una “pitonessa”. Renzi ha definito Berlusconi un “gatto” perché ha “sette vite come i gatti”. Il presidente del Consiglio ha accusato gli avversari di essere “gufi” e “sciacalli”. Grillo, in particolare, è stato denominato “sciacallo”. Il leader del M5S ha dipinto Renzi come “Genni ‘a carogna”, il soprannome dai tratti metà animali e metà umani del capo della tifoseria napoletana, che ha fatto venire i brividi di paura al pubblico dell’Olimpico che era allo stadio per vedere una semplice partita di calcio. Umberto Bossi definì il figlio Renzo non un “delfino”, ma un “trota”. Ora sono anche arrivati il “Canguro” e il “Cangurino”.

Sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo. In uno dei periodi più bui dell’impero romano. L’imperatore romano Gaio Giulio Cesare Germanico, soprannominato Caligola, successore di Ottaviano Cesare Augusto, si dice che nominò senatore Incitatus, il suo cavallo da corsa preferito..

Leo Sansone

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