mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Cooperazione, sì alla nuova legge. È un salto di qualità
Pubblicato il 17-07-2014


Cooperazione“Da oggi la politica estera italiana ha un nuovo strumento per far sì che il nostro Paese torni a essere protagonista e riprenda il timone della cooperazione internazionale”. Così Pia Locatelli, presidente del gruppo misto in Commissione Esteri, ha commentato l’approvazione da parte della Camera della nuova legge sulla cooperazione internazionale che rappresenta una vera e propria rivoluzione rispetto a quella varata nell’87 dal Governo Craxi.

Quella dell’epoca era senza dubbio una buona legge, all’avanguardia e innovativa, come è stato più volte riconosciuto nel corso degli interventi a Montecitorio, ma aveva da tempo bisogno di una revisione: dopo 27 anni troppi i cambiamenti economici, sociali e geo politici per pensare di continuare a operare con uno strumento che oltre ad essere obsoleto era stato spuntato da anni di tagli.
Da qui la necessità di una riforma che ha raccolto il consenso non solo della maggioranza ma anche delle opposizioni. Il testo, infatti, è stato approvato con solo due voti contrari, 251 favorevoli e 72 astenuti. Ora il provvedimento tornerà in Senato in seconda lettura per l’approvazione definitiva.
Tre i cardini del provvedimento che rilancia la cooperazione come asse della politica estera del nostro paese: l’istituzione della figura di un viceministro ad hoc, la creazione di un’Agenzia con competenze specifiche e di un organismo finanziario per lo sviluppo.
La novità principale del testo approvato a Montecitorio rispetto alla riforma approvata da palazzo Madama riguarda, in particolare, la possibilità di utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti come banca che deve aiutare a promuovere iniziative di finanza per lo sviluppo. Per finanziare progetti di cooperazione la Cassa potrà far ricorso anche ai depositi postali.
“Il nuovo testo – ha affermato Locatelli nella dichiarazione di voto – ha il pregio di mantenere il carattere ‘umanitario’ della cooperazione, affiancandolo a quello della promozione e del sostegno allo sviluppo, anche con l’intento di stimolare e aiutare il capitale privato ad investire dove un profitto, anche minimo, sarebbe complicatissimo da raggiungere. Non si tratta, come si faceva in passato, di limitarsi a inviare aiuti ma di promuovere lo sviluppo in progetti più complessi: tutela ambientale, institution building o empowerment economico, empowerment delle donne, ambito nel quale alcuni progetti italiani si sono già sono distinti”.
Un “vascello corsaro” come lo ha definito il Vice Ministro Lapo Pistelli che ha promosso la riforma, che dovrà ridare all’Italia “il timone della cooperazione”. Negli ultimi anni, infatti, complice la crisi l’Italia è diventata fanalino e fardello d’Europa con un contributo di appena lo 0,15% e se la Ue ha mancato il proprio obiettivo di destinare lo 0,56 % del PIL alla cooperazione entro il 2010 e lo 0,7 entro il 2015, il 40% del mancato raggiungimento di questo obiettivo è dipeso da noi. “Un fatto grave, ha detto Pistelli – se si pensa che la cooperazione è parte integrante della politica estera”.
Adesso si cambia rotta, e lo si fa con l’obiettivo rilanciare la nostra politica estera proprio in apertura del semestre di presidenza italiano. Quella politica estera che ci aveva visto brillanti protagonisti alla fine degli anni ’80 e che è stata miseramente archiviata insieme alla prima Repubblica.

Cecilia Sanmarco

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