sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Medioriente, entro il 2015 la Ue riconosca la Palestina
Pubblicato il 29-07-2014


Gaza-tregua-bombardamenti1034 vittime palestinesi, di cui 832 civili, 221 bambini e 6233 feriti. Le vittime israeliane sono, a questa mattina, 56 di cui 3 civili. Numeri drammatici che non necessitano di nessun commento. Oggi altra giornata di scontri scontri, raid e vittime nella Striscia di Gaza. Nelle ultime ore sono stati 20mila gli sfollati. E’ stata colpita la centrale elettrica: circa 1,8 milioni di persone hanno a disposizione in media solo due ore di corrente elettrica.

Oggi alla Camera dei Deputati è intervenuta il ministro degli Esteri Federica Mogherini per riferire in Aula sulla crisi di Gaza. “Il contesto regionale in Medio Oriente – ha detto – non è mai stato così drammatico con crisi differenti da Gaza, all’Iraq, alla Siria, alla Libia, che possono diventare un unico fronte di radicalizzazione in grado di far esplodere la regione, la nostra regione”. Dopo una nuova notte di guerra infatti è seguita una mattinata senza pace nella Striscia. È stata colpita durante i raid israeliani l’unica centrale elettrica, che fornisce i due terzi del fabbisogno energetico di Gaza e di molte aree dell’enclave. Secondo palestinesi che abitano nelle vicinanze, i depositi di combustibile sono in fiamme e per il momento non è possibile spegnere l’incendio. La scorsa notte numerosi quartieri di Gaza sono piombati nell’oscurità.

“L’Italia – ha continuato il Ministro degli Esteri – ha già disposto un contributo di emergenza della Cooperazione di 1,65 milioni di euro per rispondere agli appelli delle agenzie internazionali e delle nostre ong, per l’acquisto di medicinali e generi di prima necessità” per la popolazione di Gaza. In più – ha aggiunto – l’Italia contribuisce con 4 milioni al bilancio di Unrwa, e con 2 milioni a sostegno dei profughi palestinesi in Siria e in Libano. Saremo ovviamente pronti a condividere con il Parlamento una valutazione seria, approfondita e credo anche urgente sulla necessità di aumentare questi contributi, con un focus particolare alle attività nella striscia di Gaza”. Ma ora “l’imperativo è fermare il conflitto. Fermare l’operazione militare di Israele. Fermare il lancio di razzi di Hamas e Jihad islamica. Una tregua non è, non sarà risolutiva – ha detto ancora il responsabile degli Esteri in aula alla Camera – ma è il primo, indispensabile passo per fermare le armi e avviare un percorso negoziale. Per questo stiamo tutti lavorando affinché le parti accettino una prima tregua umanitaria, immediata ed incondizionata. La mia generazione aveva sperato di poter vedere una stagione di riconoscimento reciproco e di reciproco rispetto, di pace. Oggi – ha concluso – siamo lontanissimi da quelle speranze”.

Gaza-bombardamentiDopo le comunicazioni della Mogherini è intervenuta nel dibattito la deputata socialista Pia Locatelli. “Signor Presidente, cara Ministra, vorrei esprimerle apprezzamento – ha detto rivolgendosi alla Mogherini – per essere stata tra i primi a recarsi nelle terre di Israele e Palestina, così gravemente colpite da un’escalation di violenza, che ha visto tante vittime, soprattutto tra i civili. Questa sua solerzia vorremmo caratterizzasse anche l’incaricato del quartetto UE, ONU, USA e Russia, che, invece, ci pare poco presente. Forse, tra le responsabilità del semestre italiano c’è oggi anche quella di riconsiderare ruolo e attività del quartetto stesso e del suo rappresentante. L’escalation non risolve alcun problema, non aiuta la pace, anzi la allontana. Ma oggi il conflitto israelo-palestinese vede dominare gli estremismi, per i quali l’obiettivo non è la pace, ma la vittoria sull’avversario e la negazione dei diritti dell’altro. Un esito paradossale di questa guerra potrebbe essere la maggiore legittimazione di Hamas, a scapito dell’autorità palestinese a Ramallah, a scapito del dialogo tra moderati e progressisti israeliani e palestinesi, un lungo dialogo che risale agli Accordi di Oslo tra Rabin e Arafat”.

“Non possiamo rimanere inattivi, accettando che domini la forza, che è inefficace prima ancora che moralmente sbagliata. Dobbiamo cercare soluzioni nuove, coraggiose, che aiutino le parti ragionevoli ad arrivare ad un accordo di pace basato sulla soluzione di due Stati, come sempre richiesto dall’ONU. Ci permettiamo, perciò – ha continuato Pia Locatelli – di avanzare una proposta che pensiamo sia accettabile anche da chi in Israele vede, come noi, l’impasse del processo di pace. La nostra proposta impegna l’Unione europea, proprio nel semestre a Presidenza italiana, a stabilire una data, indicativamente la fine del 2015, alla scadenza della quale l’Unione europea si impegna a riconoscere lo Stato della Palestina.

Noi – ha concluso – pensiamo che questa proposta possa costituire una legittimazione ulteriore delle istituzioni palestinesi e della Presidenza Abbas e, al tempo stesso, possa costituire monito e sostegno per la parte israeliana per ritornare al negoziato con gli interlocutori a questo legittimati non dalla forza, ma dalla loro effettiva rappresentatività e dal riconoscimento della comunità internazionale”.

Redazione Avanti!

 

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