lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Sulla giustizia è l’ora dei socialisti
Pubblicato il 20-07-2014


Adesso è il momento. In qualche misura credo che lo stesso Renzi se lo aspetti. É possibile costruire una sinistra liberale, che abbia il garantismo come bussola. Sento molti dirigenti del Pd che espongono nuove tesi sul rapporto tra politica e giustizia e che ammettono di essersi attardati nella difesa a riccio della magistratura. Pare che si apra una nuova stagione. Continuo a ritenere che se dopo l’adesione al socialismo europeo Renzi riuscirà anche ad aderire alle nostre tesi, nostre e dei radicali, cioè della sinistra liberale, sul garantismo, le differenze sarebbero destinate a farsi sempre più labili.

Dunque occorre una nostra iniziativa. Subito. Che i nostri parlamentari presentino alla Camera e al Senato la proposta di legge sulla giustizia del quale Enrico Buemi fu primo firmatario a nome della Rosa nel pugno nella legislatura 2006/2008 e alla quale aderii anch’io. Cosa proponeva quella legge? Tre cose soprattutto: la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, lo sdoppiamento conseguente del CSM, una responsabilità civile dei magistrati che la legge Vassalli dopo il referendum del 1987 ha di fatto annullato.

Se c’é un tema in cui i socialisti si devono caratterizzare è questo. Questa è la questione di fondo che ci ha separato dal Pds, poi Ds e adesso Pd. Diciamo dalla tradizione non renziana di questo partito. L’idea di stare sempre dalla parte della magistratura solo per affermare il carattere antiberlusconiano del partito pare finalmente al capolinea. Anche questa assurda manifestazione di impotenza della politica che non dovrebbe mai commentare e tanto meno giudicare le sentenze della magistratura e che è apparsa a noi una manifestazione di ottusa subalternità, pare finalmente superata.

Proprio ieri un magistrato di Palermo, tal Di Matteo, ha usato parole di fuoco su Renzi che si è accordato con un pregiudicato, cioè Berlusconi, e su Forza Italia, che sarebbe nata da un patto con la mafia, garantito da Dell’Utri. Non penso si debba togliere la parola a un magistrato, anche se per la sue funzioni egli dovrebbe quanto meno attenersi a un minimo di prudenza quando parla di politica. Ma se un magistrato può entrare a gamba tesa nello scontro politico, perché mai la politica non dovrebbe fare la stessa cosa con la magistratura? È scritto forse in Costituzione che la separazione dei poteri implica la soggezione dell’uno all’altro?

In passato troppi magistrati sono entrati non solo a gamba tesa, ma con tutto il corpo e la testa, in politica. Da Di Pietro a De Magistris a Ingroia. Altro che autonomia e indipendenza della magistratura. Hanno usato la loro notorietà scaturita dalle loro indagini per farsi campagne elettorali. Spesso hanno usato addirittura le indagini come pressione elettorale. Di più. Oggi il Csm è un organismo eletto dai partiti (una parte minore da quelli che siedono in Parlamento e la maggior parte dai partiti dei magistrati). Il vice presidente Vietti era il numero due di Casini.

E così l’Associazione nazionale dei magistrati, dove esistono maggioranze e minoranze politiche. Quando si devono fare nomine queste si lottizzano tra Magistratura democratica, indipendente e altre. Questo è un modello unico in tutta Europa. La commistione delle carriere non esiste in nessun altro paese, e così la formazione dei partiti dei magistrati, e l’unico precedente di questa assurda anomalia lo si può riscontrare nel Portogallo di Salazar. Vogliamo darci una regolata per favore? Combattiamo questa battaglia noi socialisti che abbiamo tutte le carte in regola e non dobbiamo, contrariamente ad altri, cambiare impostazione. Sento dire che il garantismo deve tornare ad essere un valore di sinistra. Noi non ne abbiamo mai dubitato e non l’abbiamo mai abbandonato.

 

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Commenti all'articolo
  1. Credo che se per un momento facessimo tutti uno stop e anziché ragionare con la testa rivolta al passato ragionassimo su quali sono gli interessi del paese Italia e del popolo facendo riferimento ad un diritto Europeo forse ne trarremo tutti un vantaggio. Non sono un giurista, ma in questi anni ho letto molti scritti di Piero Calamandrei e ritengo che ripartire da quelli ci schiarirebbe le idee.
    Come prima cosa ricostruirei i partiti in primis il PSI e metterei in discussione i partiti finti come il pd e chiamerei alla discussione i cittadini e forse da lì si potrebbe ripartire e vedrebbero la luce quei miglioramenti indispensabili senza nessuna cattiveria e recriminazione.

  2. Caro Del Bue,
    la lezione di Kant circa la divisione tra l’etica e il diritto l’abbiamo assorbita da tempo, per cui è doveroso batterci per una riforma della giustizia.
    Tuttavia oggi giganteggia l’emergenza ETICA, caratterizzata da una condizione di INDIVIDUALISMO primitivo, sperticato, assoluto.
    Ciò non impone l’arretramento sul piano del socialismo liberale, acquisizione definitiva, ma una sua rimodulazione categoriale in rapporto alle problematiche attuali.
    Battiamoci contro il giustizialismo, ma focalizziamo l’esigenza di un rigorismo etico.
    Rilanciamo il vero significato di laicità, ma opponiamoci all’idea putrescente di laicismo.
    Rilanciamo la dimensione liberale del socialismo, ma iniziamo a contrastare con forza l’attuale, lacerante, modello neoliberista.
    Tutto ciò, caro Del Bue, per non essere socialisti FUORI CORSO.

  3. Caro direttore, fra le cose che dobbiamo portare avanti con determinazione, ci sono quelle che hai evidenziato nel tuo lucido e appassionato intervento,fanno parte del nostro bagaglio culturale e potranno incidere enormemente sull’assetto del nostro paese, se verranno applicate.
    Anch’io, mi auguro che Renzi ne possa prendere atto e le inserisca nel progetto di riforma della Giustizia, questo sarebbe un modo per dare senso a quel Patto Federativo che oggi manca di contenuti.

  4. Caro Mauro, sarebbe necessaria una riforma della giustizia per velocizzare i processi e non strumentalizzarli, come sembra, ad emettere sentenze sbagliate perché il potente di turno ha intanto fatto cambiare le regole per essere assolto da crimini per i quali è stato sottoposto a giudizio.
    Io ho sofferto e soffro vedere il PSI navigare sotto le vesti di altri partiti. Come me penso molti compagni soffrono per aver perso la propria identità e si rendono conto che i compagni si riscaldano nell’ abbracciare tutte le battaglie di ideologia riformista tranne quella di dare vita ad un glorioso PSI che porti avanti quelle ideologie che gli sono congenite a meno che già i nostri dirigenti ed il nostro giornale non lo abbiano definitivamente sotterrato e pensano di rinvigorire l’ ideologia socialista pensata come portabandiera di un altro partito e diciamolo pure del PD. Ritengo che il PSI ha pochi consensi e perché i suoi dirigenti nel 92 hanno pensato di salire sul carro di Berlusconi e perché, per vigliaccheria, si sono allontanati dall’ agone politico. Spero che il PSI non si indebolisca ancora per la voglia dei nostri dirigenti di salire su carro di Renzi. Ricordo che il PSI superava la soglia del 10% e penso che se i suoi dirigenti avessero serrato le fila oggi non ci troveremmo i consensi allo 06,1%. UN RICHIAMO: NON FACCIAMOLO SCOMPARIRE. Oggi la battaglia più importante è pensare come far risorgere il PSI di cui la societa’ ha tanto bisogno, non sprechiamo le nostre poche energie per altre battaglie.

  5. L’importante è non passare da Kant a Hegel, cioè allo stato etico. Che vuol dire assolutismo. Qui parliamo di leggi, non di valori. Noi facciamo politica, non teologia e nemmeno filosofia morale. Poi certo dobbiamo sviluppare i nostri valori, tra i quali quello fondamentale della tolleranza che è rispetto per i valori degli altri. Sulla giustizia ribadisco la validità della nostra posizione. Di sempre. Dai referendum del 1987 a quelli radicali alla proposta di legge Buemi, cosa dovremmo cambiare proprio nel momento in cui pare che altri ci diano ragione?

  6. Sottoscrivo l’appello di Alfonso ma a questo punto la prima battaglia è mandare a casa Nencini e l’intera segreteria nazionale. Se non facciamo questo continueremo ad essere i servi sciocchi del PD.

  7. Vedi Sandro i segretari si eleggono in regolari congressi. Nencini e stato eletto dall’ottanta cento dei delegati a Venezia. Al prossimo congresso vedremo. Discuteremo anche del suo doppio incarico. Ma con serenità e senza accusare nessuno. Perché se il PSI oggi é ridotto così mica è colpa di Nencini, che nel 2008 non era segretario quando prendemmo lo 0,9 e nel 1994 quando il PSI si sciolse era solo un dirigente periferico.

  8. Caro direttore, se la matematica non è un’opinione, dal 2008 ad oggi sono trascorsi sei anni. Risultato? Il partito non ha nemmeno più il coraggio di presentare proprie liste. E’ ovvio che Nencini è del tutto legittimato a ricoprire la carica di segretario perché il congresso gli ha conferito un ampio mandato e, a dire il vero, non mi interessa minimamente la questione del doppio incarico. Il problema è che molti italiani non sanno nemmeno dell’esistenza del PSI e, se il partito non ha il coraggio di aprirsi all’esterno, finiremo per somigliare sempre più ad un circolo di dopolavoro ferroviario. Sono certo che nessuno di noi vuole questo.
    P.S. Non posso non apprezzare che L’Avanti non conosce censura, penso sia giusto dartene atto.

  9. E’ l’ora dei socialisti, sulla giustizia come su tanti altri problemi, riprendiamoci l’autonomia decisionale e dove non siamo d’accordo votiamo contro e lo dichiariamo apertamente, senza alcun timore di essere sbattuti fuori dal Governo. Così i Cittadini Italiani capiranno e sentiranno che il PSI esiste ed è autonomo nelle proprie decisioni.

  10. Sandro, sul doppio incarico non sono d’accordo con te, era giusto discuterne, subito, non nel prossimo congresso, fuori tempo massimo. Avrebbero dovuto farlo gli organi regolarmente eletti, segreteria o direttivo. Se l’hanno fatto, a mio parere è sbagliata la decisione presa. Chi non coglie l’anomalia democratica di questo fatto non coglie neppure la grave situazione in cui si trovano molti dei partiti nati nella seconda repubblica che hanno i loro segretari nel governo. Nè vale la giustificazione che ” tanto lo fanno gli altri, possiamo farlo anche noi ” No, noi siamo socialisti, abbiamo una concezione profondamente democratica del ruolo dei partiti e della loro funzione autonoma anche dal governo di cui fanno parte e abbiamo sempre criticato questi pseudo-partiti carismatici e verticistici nati negli ultimi vent’anni. Non sono uno storico, anche se conosco abbastanza la lunga storia del socialismo italiano e non mi risulta la permanenza alla carica di segretario di chiunque fosse stato al governo. Anche al tempo di Bettino. Correggetemi se sbaglio. Non cogliere la gravità di questa decisione, significa non avere colto la profonda involuzione democratica del nostro sistema politico nel corso degli ultimi vent’anni di cui questi partiti sono la cartina di tornasole.

  11. Mi dispiace, on Del Bue, ma non è’ possibile fare leggi senza riferirsi a valori.
    Fare politica significa avere un orizzonte ideale, non certamente rinchiudersi in un orizzonte tecnico-amministrativistico.
    Concordo pienamente con l’impostazione del compagno Ubertini.

  12. Fiorenzo, io non ho dato mai peso a questo problema del doppio incarico perché per me non dovremmo proprio far parte di questo governo piduista, oltretutto calato dall’alto come tutti quelli degli ultimi tre anni. Il discorso della separazione della carica di segretario dagli incarichi di partito invece mi trova d’accordo con te. Ciò che mi preoccupa maggiormente è che non vedo autocritica da parte di chi gestisce il partito ed invece i problemi ci sono. Finché non accetteremo la diagnosi, la terapia non potrà arrivare.

  13. Mi riferisco al commento del direttore Del Bue che difende giustamente il Segretario Nazionale Riccardo Nencini, ma il Direttore forse non sa o non ricorda la realtà: già cita il 2009 quando Nencini diventò Segretario, il Partito (Sdi) aveva lo 0,9 e ora ha molto di più domando? Non mi venga ha dirmi che oggi il Partito si può vantare della delegazione Parlamentare, perché gli rispondo che essa è stata eletta nella lista del Pd e meglio dire il Pd dell’era Bersani.
    Inoltre indica nel suo commento il 1994, purtroppo è un pezzo di storia politicamente tragica per il Partito però c’è da dire:
    Vi piacerebbe cari dirigenti avere quei numeri sia di iscritti che elettorali: 43.052 Tesserati, (da notare che nel 1993 non ci fu tesseramento) e elettoralmente 849.429 voti con una percentuale pari al 2,1% alla Camera con 14 Deputati, e al Senato in lista con Progressisti 6 Senatori. Come lei sa era passata da poco Tangentopoli, cioè la falsa rivoluzione, e poi la diaspora che invase il partito con personaggi che fuggivano dappertutto, senza dimenticare che nel 1993 come si può ricordare ci fu l’occupazione delle federazioni del Partito, sinceramente non era un momento tranquillo dove il Partito poteva dare il meglio, ma tuttavia riportò una delegazione in Parlamento con la propria Lista e col proprio Simbolo. Le domando siete in grado di fare questo a distanza di vent’anni? Purtroppo c’è da annotare che neppure alle amministrative non siete stati in grado di ricoprire il territorio nazionale! inoltre come ho già scritto altre volte nessun eletto alle Europee, alla faccia del patto con il Pd.
    Concludendo, purtroppo dovete ammettere la realtà che il Partito si trova in delle sabbie mobili, e inoltre c’è da sottolineare che adesso non sappiamo più neppure i dati elettorali che circondano il Partito. trova i l territorio

  14. Giovanni io francamente non ne posso più di parlare del PSI che non c’è più. Sono vent’anni che il PSI non c’è più come non c’è più il Pci, la Dc, il Psdi, il Msi. Noi teniamo aperta una micro struttura socialista, che si chiama PSI perché la nostra storia è l’unica che non ha eredi. Ma lascia stare il 1994. Siamo passati in due anni dal 13,7 al 2,1. Li c’è la fine. Poi di questa nostra piccola comunità socialista si può dire bene e male. Questo “voi” tienilo per te. Io sono uno che lavora gratis e ha fatto dell’Avanti un giornale vero. I dirigenti li scegliete “voi” ai congressi. Anche tu come me. Ma non dovevate parlare di giustizia?

  15. Aggiungo che trasformare un confronto sulla giustizia, cioè su un problema di oggi, con una polemica interna su quello che si doveva fare ieri lo trovo sintomatico della nostra situazione.

  16. La “polemica interna” si propone proprio di tornare a quel 13,7% e di superarlo. I socialisti italiani devono tornare a camminare a testa alta, noi non abbiamo bisogno dell’elemosina del PD, anzi dobbiamo contrastarlo con tutte le nostre forze.

  17. Ma non c’è neppure quel 2,1% del 1994, anch’io fino al 1993 ho lavorato gratis per il Partito. Non capisco la sua polemica che scrive che non c’è più il Pci e compagnia bella, ma che si fa si rinnega quelli anni, cosa vuol dire se gli altri non esistono, oppure si sono riciclati in altri partiti, questo non è un motivo che i socialisti devono avere un partito con una percentuale elettorale da prefisso telefonico. Io da Craxiano ho il diritto certamente senza offendervi di dire “voi” perché il Psi della 1°Repubblica è una fetta della mia vita, questo per le scelte che fa mi rimane molto difficile riconoscermi. Sulla questione della giustizia si può dire: ma con il Pd avete discusso dell’argomento? Questo Pd renziano che pende molto verso la vecchia Dc di sinistra sulla questione è intransigente come quello di prima? Sono molto curioso vedere cosa combinano il Pd e Forza Italia quando si arriverà a discutere del testo giustizia e il Psi cosa fa in quel capitolo.
    Capisco che fare politica in questo momento non è facile, e ognuno rivendica le proprie ragioni e il proprio ruolo, ma la polemica e le critiche al popolo socialista non si possono negare mai.

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