mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Dall’immigrazione nuove imprese e lavoro per tutti
Pubblicato il 12-07-2014


Yogurt-BarikamàIl Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con Unioncamere, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e Piccola Media Impresa, Camere di Commercio Industria e Artigianato di Roma ha redatto il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2014. Il supporto di MoneyGram e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni hanno completato lo studio analitico.

Il quadro europeo è modestamente positivo. Il Labour Force Survey di Eurostat ha riscontrato che, nel 2013, il lavoro autonomo-imprenditoriale incide per circa un settimo sull’occupazione nell’Unione Europea a 28 Stati. L’Italia si posiziona al primo posto per la maggior presenza di imprenditori stranieri. Seguono la Germania, il Regno Unito e la Spagna. I principali settori economici interessati sono quelli dell’edilizia (18%), delle attività professionali, tecniche e scientifiche (8%) e della manifattura (6%).

Il caso specifico italiano è particolare, ma al contempo esemplare. Infatti, al 31 dicembre 2013, sono 6milioni e 100mila circa le imprese in Italia, di cui il 9,5% guidate da imprenditori di origine straniera. Tuttavia è da riscontrare una leggera diminuzione rispetto al 2012 di circa 30mila unità. Il settore industriale e quello primario sono i più colpiti dalla crisi iniziata nel 2009, ma l’andamento del terziario compensa la perdita di forza-lavoro, specialmente per quanto riguarda il commercio e le attività di alloggio e ristorazione.

Negli elenchi camerali le imprese a guida immigrata, tra il 2011 e il 2013, erano circa 580mila. Le società di capitali e le cooperative si distinguono per crescita, innovazione ed espansione nei rispettivi mercati grazie al sapiente intuito di cittadini naturalizzati italiani. E le imprenditrici immigrate? Ebbene, nel 2013 un quarto del totale delle imprese a conduzione straniera veste rosa. Le Regioni italiane in cui queste donne imprenditrici sono più attive sono il Molise, la Basilicata e l’Abruzzo. Il centro-nord rimane indietro di circa il 20%. Effetto leghista?

Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto sono le Regioni in cui la produzione e la crescita di imprese immigrate è più sensibile. Le cinque Regioni raccolgono quasi 6 imprese ‘immigrate’ su 10. Quali sono, dunque, le attività trainanti gestite da imprenditori/lavoratori di origine comunitaria e extracomunitaria? La logica perseguita è quella di aprire imprese che non richiedono ingenti investimenti iniziali e con modesti margini crescita nel breve periodo, come le attività di alloggio e ristorazione oltre a quelle comprensive di servizi-noleggio e agenzie di viaggio.

Imprentitore-immigratoI Paesi di origine che si segnalano per un maggior numero di titolari di ditte individuali sono: Marocco (15,3%), Romania (11,5%), Cina (11,2%), Albania (7,6%), Bangladesh (5,2%) e Senegal (4,2%). Questi imprenditori stranieri, secondo i dati del CRIBIS; hanno inciso per l’11% sulle richieste di crediti finanziari alle banche italiane nel 2013. Nel complesso gli immigrati preferiscono ai prestiti finalizzati quelli personali poiché i secondi, pur comportando tassi più alti, richiedono meno garanzie e vincoli. Tuttavia la rischiosità media degli imprenditori immigrati, dal punto di vista della regolarità nei pagamenti, è più elevata rispetto a quella degli italiani.

L’Europa e l’Italia non devono sottovalutare l’apporto degli immigrati imprenditori sul PIL europeo, stimabile all’8% del totale. L’Unione Europea deve garantire il lavoro dei cittadini autoctoni europei ma anche i desideri di quegli immigrati che affrontano i “viaggi della speranza” per un solo scopo: una vita migliore. L’Italia e l’Europa non possono rimanere insensibili all’internazionalizzazione del sistema imprenditoriale e si dovrebbe incrementare le opportunità di accedere a crediti, sia agli immigrati sia ai cittadini europei.
Gli immigrati non portano, come dichiarano le forze politiche conservatrici-demagogiche-populiste europee, malaffare e disoccupazione. Sono argomentazioni logore e vetuste. Invece possono accrescere le possibilità di lavoro grazie alle imprese e alle attività da loro gestite in nome di un’idea e di un concetto: un’Europa libera, democratica, multiculturale, tollerante e che lavora.

Manuele Franzoso

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