giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

È Grosse Koalition anche all’Europarlamento
Pubblicato il 01-07-2014


Schulz-europaparlamentoEsito scontato, ma comunque importante quello dell’elezione del presidente del Parlamento europeo, la carica torna al socialdemocratico Martin Schulz dopo l’accordo tra popolari e socialdemocratici. Anche se la sua elezione risponde a un “gioco di incastri” che è stato faticosamente raggiunto dai leader europei, è indubbia la sua capacità di aver servito con dovere il suo ruolo in questi ultimi due anni, captanto le priorità europee. Durante il suo discorso d’insediamento infatti Schulz ha definito la disoccupazione giovanile “una minaccia per la democrazia”.
Prima del voto, tuttavia, un assaggio di contestazione euroscettica ha coinvolto Schulz. La radicale di destra Beatrix Von Storch, di ‘Alternativa per la Germania’, ha chiesto il voto palese sostenendo che Schulz è accusato di aver usato i fondi del PE per la sua campagna elettorale. Richiesta respinta (ai sensi del regolamento interno che prevede il voto segreto) dal presidente ad interim, Gianni Pittella. Schulz è così passato con 409 voti su 612 espressi, sbaragliando gli altri candidati: l’austriaca rappresentante dei Verdi, Urlike Lunacek (51 voti), lo spagnolo Pablo Iglesias, leader di Podemos (51 voti) e persino il conservatore britannico Sajjad Karim che ne ha ottenuti il doppio degli altri, ma solo 101.

Sono arrivate così le congratulazioni da parte del Partito socialista europeo, il Presidente del PSE, Sergei Stanishev ha detto: “Martin Schulz è stato un ottimo leader della nostra famiglia europea durante le ultime elezioni, e sono orgoglioso che sarà di nuovo presidente del Parlamento. La sua dedizione e il servizio al popolo d’Europa è indiscutibile. Questa forte maggioranza dimostra il suo supporto verso il lavoro e a nome di tutti i suoi colleghi”. Achim Post, Segretario Generale del PES, ha voluto anch’egli ricordare il tributo del collega socialdemocratico: “Dal 2012, grazie agli sforzi fatti da Schulz, il Parlamento è stato reso più visibile, più trasparente e più responsabile nei confronti dei cittadini europei”.
Se Schulz rappresenta una vittoria per le sue indiscusse capacità, resta comunque una vittoria di Pirro per i socialisti di matrice italiana poiché non ci potrà essere un altro socialista nella seconda metà del mandato; Gianni Pittella, oggi vicepresidente vicario dell’europarlamento, infatti sarà sostituito prima da Schulz, ma poi da un popolare e rimarrà a fare il capogruppo del Pes.

Da parte italiana si attende comunque domani, quando finalmente partirà il semestre europeo a conduzione renziana. Gli euroscettici non hanno perso tempo e hanno inscenato la loro prima protesta durante la prima sessione plenaria, voltando le spalle all’orchestra durante l’esecuzione dell’inno europeo, l’Inno alla Gioia.
Proprio loro, che prima delle elezioni sembrava dovessero essere i protagonisti dell’ottava legislatura, rischiano invece la totale emarginazione in virtù degli accordi tra liberali, socialdemocratici e popolari che li escluderebbero dalla corsa a una delle vicepresidenze o delle poltrone di questore. L’escamotage che scatterebbe domani, potrebbe far fuori anche il candidato grillino che con gli europarlamentari dell’Ukip di Farage, ha dato vita al gruppo Efdd (Europe of Freedom and Direct Democracy). Secondo il ‘metodo D’Hondt’ che regola i rapporti proporzionali tra le forze politiche nel Parlamento europeo, allo Efdd spetterebbe un posto da vicepresidente dell’Eurocamera. Per tradizione i gruppi presentano tanti candidati quanti posti sono in palio (per il Ppe è in corsa Antonio Tajani, per i socialisti David Sassoli). Il candidato di Farage è il romano Fabio Massimo Castaldo, 27 anni, ma la candidatura deve essere votata dalla plenaria ed i liberali avrebbero intenzione di presentare un candidato in più rispetto alla loro quota naturale. Il liberale verrebbe eletto con i voti di popolari e socialisti che così taglierebbero fuori il giovane pentastellato.

I 17 neodeputati del Movimento di Grillo che siederanno all’estrema destra, con i Conservatori alla loro sinistra, ed i ‘non iscritti’ alla loro destra, potrebbero veder scattare a loro spese la prima tagliola della “grosse koalition”. E anche per i leghisti di Salvini si annuncia l’irrilevanza politica perché sono al momento il settimo gruppo in ordine di grandezza nella distribuzione delle poltrone e quindi sicuramente non avranno incarichi di rilievo.
L’ultima novità riguarda anche i ‘non iscritti’. In questo gruppo ci saranno non solo i leghisti di Salvini, ma da domani per la prima volta anche i neonazisti: tre greci di Alba Dorata ed un tedesco, Udo Voigt, del Npd.

Maria Teresa Olivieri

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