giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scalfari intervista il Papa
e il Papa lo smentisce
Pubblicato il 14-07-2014


Non è dato sapere perché Papa Francesco abbia scelto come interlocutore per le sue esternazioni “italiane” il sussiegoso fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari che, come è noto, ha la pretesa di rappresentare ed interpretare il sentire laico mentre in realtà è sempre stato portavoce di importanti segmenti di società civile e politica che con la laicità ben poco hanno avuto a che spartire.

Ieri Repubblica ha pubblicato con grande rilievo il resoconto del terzo incontro tra i due.

C’è da supporre che si tratterà dell’ultimo perché stavolta Barbapapà Scalfari, agli occhi degli occupanti delle sacre stanze, l’ha combinata davvero grossa.

Infatti, nelle ore successive alla pubblicazione è arrivata una nota del capo della sala stampa del Vaticano padre Federico Lombardi S.I. dalla quale, nonostante la forma garbata, traspare la profonda irritazione dei vertici d’Oltre Tevere per quanto riportato nel pezzo.

Padre Lombardi nel suo comunicato, di cui vale la pena di rileggere la parte finale, non le manda certo a dire: “ (…)occorre ribadire con forza quanto già si era detto in occasione di una precedente ‘intervista’ apparsa su Repubblica, cioè che le singole espressioni riferite, nella formulazione riportata, non possono essere attribuite con sicurezza al Papa. Ad esempio e in particolare ciò vale per due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa. Cioè che fra i pedofili vi siano dei ‘cardinali’, e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, ‘le soluzioni le troverò’. Nell’articolo pubblicato su Repubblica queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente – le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura… Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?”.

Capito? In altre parole, secondo Padre Lombardi, Scalfari si è inventato di sana pianta le proposizioni che ha attribuito al Papa, “manipolandole” per gli “ingenui” lettori, verosimilmente perché gli esiti del “colloquio” non hanno corrisposto alle aspettative del novantenne fondatore di Repubblica, da sempre incapace di misurarsi laicamente con quanto egli considera estraneo ai propri schemi culturali, da propinare ai suoi adoranti seguaci.

A dispetto della veneranda età e della lunga esperienza professionale, Scalfari è rovinosamente scivolato nella buccia di banana della sua infinita supponenza, alla stregua di un giovane cronista alla ricerca di uno scoop. Ben gli sta, perché misurarsi con i reverendi Padri Gesuiti, è un cimento arduo, molto di più che intervistare un segretario di partito o un navigato politico nostrano.

Non conoscendo il loro habitus mentale e culturale si rischiano brutte figure, in particolare se si ha la pretesa di interpretare un po’ troppo liberamente il loro pensiero che, raramente, è chiaro e pienamente intelleggibile.

Jorge Mario Bergoglio e Federico Lombardi, ciascuno nel ruolo che rivestono, rimangono Gesuiti fino al midollo.

Nell’ambito della Compagnia di Gesù, i cui componenti non sono certo privi di autoironia, da anni, gira una storiella in cui si racconta di uno sfinito San Pietro, che dopo avere guidato per il Paradiso l’irresoluta anima di un defunto che non si decide a scegliere l’ambito in cui trascorrere l’eternità sbotta: “Ascolti: Questo è l’ambiente destinato ai Gesuiti. Può starci tranquillamente. Perché tanto non c’è nessuno.”

Emanuele Pecheux

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