martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Ecco perché
lascio il gruppo del PD
Pubblicato il 09-07-2014


Intervento di Roberto Biscardini nella seduta del consiglio comunale di Milano del 30 giugno 2014 in occasione dell’uscita dal gruppo del PD “Grazie Presidente. Mi sembra doveroso nei confronti dei colleghi dare un breve chiarimento sulla scelta presa in questi giorni, poi formalizzata questa mattina, riguardante la mia uscita dal gruppo del Partito Democratico per passare al gruppo misto. La scelta è assolutamente di carattere politico, valutando che quella che io chiamo la “cultura socialista, riformista, liberale e civica” di Milano, debba potersi esprimere meglio all’interno di questo Consiglio Comunale e all’interno della maggioranza con una posizione più autonoma rispetto a quella che pur ho rappresentato in questi tre anni. Non ho nessun sentimento e men che meno risentimento nei confronti del gruppo del Partito Democratico, con il quale abbiamo condiviso in questi tre anni successi, fatiche ed anche delusioni. Devo dare atto di un rappor to che è stato, sia sul piano politico che personale, molto positivo. Quindi la scelta di oggi è una scelta della ragione, non dei sentimenti. Ritenendo in aggiunta che questa scelta possa persino essere utile alla maggioranza, rispetto alla quale confermo il mio impegno e il mio sostegno, non solo perché non ci sono altre alternative, ma perché l’abbiamo voluta. Ritenendo inoltre che anche una maggioranza di centrosinistra si possa rafforzare non nella riduzione ad una cosa sola, ad un’unica forza politica, ma nell’articolazione delle diverse sensibilità, delle diverse componenti, delle proposte e delle idee. Nel merito confermo che ciò che ho avuto modo di scrivere e dire in questi anni in Consiglio rappresentano ancora le idee forza di una politica che come maggioranza non siamo riusciti, a mio parere, ad esprimere a pieno. Se queste idee non riusciranno a trasf ormarsi in realizzazioni concrete da qui al 2016, mi auguro almeno che possano trasformarsi in atti così forti da rendere irreversibili i processi decisionali futuri. Ho sempre sostenuto tre grandi questioni, tre o quattro battaglie dei socialisti che voglio ricordare qua: la riorganizzazione della macchina comunale; una certa politica di investimenti su grandi opere pubbliche; grandi politiche di investimenti nel settore sociale della casa, ritenendola una questione di drammatica realtà sociale; infine sul versante delle entrate ho sempre sostenuto la necessità di una battaglia più vigorosa nei confronti dell’evasione fiscale alla quale aggiungere la capacità di recupero di tributi non riscossi. Un’iniziativa che il Comune di Milano deve condurre con assoluta determinazione, affinché sia anche di insegnamento al resto dei Comuni d’Italia. Detto questo il mio impegn o rimane quello di una grande collaborazione con tutti, nell’interesse della città, auspicando anche un rafforzamento del dibattito e della dialettica interna alla maggioranza. Poi ognuno farà la sua parte, forte delle proprie idee, cercando di portare nel migliore dei modi il proprio contributo al successo di una coalizione di centrosinistra che dovrà ripresentarsi in modo articolato alle prossime elezioni del 2016. Colgo infine l’occasione di parlare di una questione concreta, che mi sta a cuore, partendo da un articolo apparso ieri su un quotidiano milanese, relativo a una questione che l’assessore Maran conosce bene e sa quanto mi è cara. Mi riferisco al tema dei trasporti e del pendolarismo. Fuori dei confini del nostro Comune c’è quotidianamente la pressione dei pendolari che si muovono per entrare, uscire o attraversare la nostra città. I dati riportati ancor a ieri sono drammatici, se 670 mila pendolari usano il treno nella nostra area urbana, una quota ancora maggiore usa l’automobile. Più del 60% dei pendolari infatti usano la propria macchina. Si tratta di tutti coloro che il treno non ce l’hanno o hanno mezzi di trasporto carenti. Sono i nostri nuovi poveri, che spendono molte risorse proprie per lavorare, pagano la benzina, pagano le accise, che poi paradossalmente vanno a favore del finanziamento dei trasporti pubblici, per coloro che i trasporti pubblici li hanno. Ripropongo l’attenzione a questa idea forte di una Milano che va oltre i suoi confini, proprio in un momento in cui si incomincia a discutere di Città Metropolitana. Abbiamo il dovere di guardare i problemi veri della gente, indipendentemente che siano dentro o fuori dai confini della nostra città. Questa è il compito di una giunta di centrosinistra. Questa è sempre stata la mia idea, di una Milano grande e ch e fa politica anche fuori di se stessa e persino alla scala regionale. Questo è ciò che intendo per riformismo e per cultura socialista di questa città. Grazie”.

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Biscardini, una scelta coraggiosa ma giusta, senza risentimenti rancorosi, ma con una grande volontà e voglia di autonomia per ritornare sul problema dei territori e dei problemi veri che stanno avendo gli ultimi gli ex ceto medio sempre più in difficoltà ad arrivare alla fine del mese ed a trovare lavoro.

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