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Opinioni e commenti
 

G-Tech (ex Lottomatica) fugge all’estero con le tasse
Pubblicato il 16-07-2014


Gioco_d_azzardoL’ex Lottomatica punta sull’estero, ma lo aveva già fatto lo scorso anno quando aveva cambiato il nome per rimarcare il tentativo di internazionalizzare il suo business; oggi l’accordo definitivo, già preannunciato in queste ore, per la fusione con International Game Technology (Igt), al prezzo di 4,7 miliardi di dollari quotata al New York Stock Exchange, leader globale nel settore dei casinò e del social gaming con sede a Las Vegas. La GTech in questo modo sarà la leader mondiale del gioco d’azzardo e sulle orme della Fiat avrà anche una sede fiscale diversa e conveniente, il Regno Unito. In base all’accordo siglato, GTech e Igt confluiranno in una holding di nuova costituzione di diritto inglese controllata circa al 20% dagli attuali azionisti di Igt e all’80% da quelli di GTech, con la quota di De Agostini intorno al 47 per cento. L’operazione dovrebbe concludersi nel primo o secondo trimestre del 2015. L’Ad sarà Marco Sala già amministratore delegato di GTech mentre il CDA sarà di 13 consiglieri con un presidente di Igt.
Un vero colpo grosso per la società controllata dalle famiglie Drago-Boroli che sarà così il primo operatore al mondo nelle lotterie e che già stamane ha fatto il pieno a Piazza Affari: Milano ha aperto in rialzo ben +0,50% grazie alle azioni di Gtech (+2,7%), nel giorno in cui la società ha annunciato di aver sottoscritto l’accordo per la fusione. È stato comunque l’ultimo giorno, la società saluta definitivamente la borsa italiana entrando nel nuovo gruppo che sarà quotato solo a Wall Street. Per ogni azione ordinaria di Igt, gli azionisti riceveranno 13,69 dollari in contanti e 0,1819 azioni di NewCo – il cambio, secondo quanto annunciato dall’azienda è soggetto ad aggiustamento – per un importo complessivo di 18,25 dollari per azione.

L’ex Lottomatica dovrebbe riuscire a rifinanziare il suo debito sfruttando la debolezza della valuta Usa rispetto all’euro, senza dimenticare che il mercato delle slot machine è molto più redditizio e in particolare negli Usa: a fine 2013, infatti, la GTech era ancora troppo sbilanciata sull’Italia (il 57% dei ricavi fatti, pari all’89% degli utili operativi). Alla società italiana va comunque il merito di aver scalzato concorrenti di peso come la società MacAndrews & Forbes del miliardario Ron Perelman, Scientific Games e i fondi di private equity Apollo e Carlyle.

Nonostante risulti un’operazione di successo (la maggiore quest’anno) non sarà sicuramente contento il fisco nostrano che da anni ha sempre puntato sul rientro economico di uno dei più fruttuosi ex monopoli di Stato. Nello spartire la torta sarà quindi escluso lo Stato, lo stesso che poco ha fatto in questi ultimi tempi nella lotta a una piaga sociale come la ludopatia.

Ma mentre in Italia si chiudono gli occhi e si brinda al primato italiano, negli Usa l’amministrazione Obama ha fatto la “voce grossa” contro l’elusione delle grandi società americane nei confronti dello Stato e del Fisco Usa. In una lettera alle Commissioni del Congresso americano dedicate al codice tributario, il segretario al Tesoro Jack lew ha scritto che i legislatori “dovrebbero agire per imporre una normativa immediatamente … per mettere fine a questo abuso del nostro sistema tirbutario”, riferendosi agli spostamenti del domicilio fiscale all’estero da parte di aziende americane attraverso l’inversion. “Quello di cui abbiamo bisogno come nazione è un nuovo senso di patriottismo economico, in cui ci alziamo o cadiamo insieme”, sostiene Lew, che aggiunge: “Non dovremmo fornire sostegno alle aziende che cercano di spostare all’estero i loro profitti per evitare di pagare quanto dovuto in tasse”. Da noi sembrano averlo dimenticato un po’ tutti, aziende storiche italiane che per anni hanno avuto il sostegno economico dello Stato e dei contribuenti appena hanno potuto sono scappate via.

Maria Teresa Olivieri

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