giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Gaza, guerra di responsabilità
Pubblicato il 24-07-2014


Gaza-mortiÈ lontana la tregua a Gaza, nonostante l’intervento dell’Onu che ha costretto le diplomazie occidentali a non voltarsi dall’altra parte. Ieri, Navanethem Pillay, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha deciso di aprire un’inchiesta per verificare se siano state commesse violazioni del diritto internazionale nei territori palestinesi occupati. Pillay ha inoltre chiesto il cessate il fuoco, ma come risultato ha ottenuto che oggi l’artiglieria israeliana ha bombardato una scuola dell’Unrwa (l’ente dell’Onu per i profughi) in cui avevano trovato riparo numerosi sfollati, a Beit Hanun, nel Nord della Striscia. Anzi pare che Israele stia prendendo in considerazione il ritiro dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite in risposta alla decisione di avviare un’indagine contro il Paese.

Eppure ieri sembrava che la visita del segretario di Stato, John kerry, e del segretario dell’Onu, Ban Ki-moon avesse dovuto dare vita all’armistizio, invece Benjamin Netanyahu ha continuato in queste ore ad attaccare per “restituire pace e tranquillità a Israele. E le restituiremo”. Non c’è modo di far indietreggiare lo Stato d’Israele e anzi la decisione delle linee aeree internazionali di sospendere i voli verso Tel Aviv pare abbia irritato ulteriormente Israele, specie dopo che i leader di Hamas hanno esultato: “Il blocco dei voli è una grande vittoria”. Una decisione a cui avevano aderito anche gli alleati Usa, poi sospesa.

Ma la situazione sta precipitando, il bilancio aggiornato delle morti dopo 17 giorni dall’avvio dell’operazione israeliana “Margine Protettivo” è di 775 palestinesi e 32 israeliani. Quasi 5000 i feriti. Gli attacchi israeliani non si arrestano e sembrano non voler cessare mai. “Non vedo per i prossimi giorni un cessate il fuoco con il ritiro delle nostre Forze di Difesa da Gaza” taglia corto il ministro per la Scienza dello Stato ebraico, Yaakov Peri. Nel frattempo però inizia lo schieramento delle diplomazie occidentali: se il neo ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ha ribadito l’opinione che Israele “ha il legittimo diritto di difendersi”, ma ha avvertito che “la simpatia internazionale si sta esaurendo”, nel continente americano prendono invece in pugno la situazione, il Brasile ha richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele. “Il governo brasiliano – recita una nota ripresa dai media israeliani – considera inaccettabile l’escalation di violenza. Condanniamo fermamente l’uso sproporzionato della forza da parte di Israele a Gaza”.

Secca e senza remore la risposta del ministro degli esteri israeliano: “Questo atto mostra il doppio standard del Brasile che lo rende parte del problema invece di contribuire ad una soluzione. Questo tipo di condotta mostra perché il Brasile, che è una grande potenza culturale ed economica, resta irrilevante sulla scena mondiale”. Sentirsi continuamente sotto assedio questa volta non giustifica le “risposte” di Israele né tantomeno lo rimuove dalle responsabilità di una guerra in atto.

Maria Teresa Olivieri

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