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Opinioni e commenti
 

Gaza, la guerra continua. L’IS: riaprire i negoziati
Pubblicato il 15-07-2014


Gaza-bombardamentiDa una parte il lancio di razzi, dall’altra i bombardamenti da cielo, terra e mare. Risultato fino a oggi almeno 190 morti e oltre 1400 feriti tra la popolazione palestinese di Gaza mentre una tregua, promossa dall’Egitto, è durata solo poche ore.

La tregua è stata l’unica novità positiva di questi giorni e aveva suscitato qualche speranza durata pochissimo. Infatti mentre il governo israeliano, seppur controvoglia l’aveva accettata (una parte dei ministri era contraria), da Hamas erano giunti prima segnali equivoci (in un messaggio su Twitter uno dei leader aveva scritto stamane che c’erano consultazioni in corso) e poi una bocciatura netta. L’ala militare, le Brigate Izzedine al-Qassam, aveva continuato imperterrita a lanciare razzi sul territorio israeliano spiegando pure che avrebbero continuato a bombardare finché non sarebbero state soddisfatte le loro condizioni.

La tregua, che cominciava alle 9 di stamane (le 8 italiane), proponeva un cessate il fuoco e un incontro di delegazioni al Cairo entro 48 ore per negoziare ulteriori termini e mettere fine a un massacro (di palestinesi) cominciato il 7 luglio dopo il rapimento e l’assassinio, attribuito ad Hamas e non smentito né condannato, di Eyal Yifrah, Gilad Shaar e Naftali Fraenkel, tre adolescenti israeliani .
La mossa di Hamas, il cui unico intento pare quello di spingere Israele a una nuova invasione della Striscia di Gaza immaginando forse di farne un Vietnam palestinese mentre la destra israeliana (e non solo) insegue il sogno antico dell’espulsione della popolazione palestinese, ha provocato la reazione pavloviana del premier Netanyahu che ha avvertito come il lancio dei razzi avrebbe avuto come risposta un aggravamento della rappresaglia militare: “Inasprireremo le nostre operazioni, col sostegno di elementi responsabili nella comunità internazionale, il nostro fine era e resta quello di garantire la tranquillità agli abitanti israeliani”.

In questa situazione la popolazione civile che non condivide la linea di Hamas, fa da sempre la parte del vaso di coccio tra i vasi di ferro. Il presidente dell’Anp, Abu Mazen, aveva fatto sapere di essere d’accordo con la tregua e lanciato l’ennesimo appello “a tutte le parti” per sostenere la mediazione del Cairo e risparmiare ulteriori vittime al popolo palestinese. Tempo perso, anche perché dietro Hamas – che non è un fronte compatto – s’intravvede la mano dei Fratelli Musulmani e il grande gioco per la supremazia tra sciiti e radicalismo sunnita, una partita che non riguarda solo Gaza e i Territori Occupati da Israele, ma si estende dall’Iraq fino alla Siria e coinvolge i rapporti tra Usa, Russia, Europa, Iran e monarchie del Golfo.

Sul fronte diplomatico c’è ancora da segnalare l’incontro tra il leader palestinese Abu Mazen e il nostro ministro degli Esteri, Federica Mogherini, che questa mattina è arrivata in Israele dove ha incontrato il collega, Avigdor Lieberman.

Sulla crisi è intervenuta oggi l’Internazionale Socialista che si è detta “profondamente preoccupata per l’attuale crisi a Gaza, e il crescente prezzo in vite umane, si appella ai leader di Israele e di Palestina per un’immediata de-escalation della crisi, per ristabilire la calma e per ristabilire il cessate il fuoco del novembre 2012, come richiesto dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 12 luglio”. Così il documento sulla crisi a Gaza dell’organizzazione che raccoglie partiti socialisti e progressisti in tutto il mondo, compresi molti di Paesi mediorientali e anche in Israele. Lo ha reso rende noto il responsabile per i rapporti con l’IS del Partito socialista italiano, Luca Cefisi, notando come “la posizione dell’Internazionale socialista, già attrice significativa degli accordi di Oslo, rimane il punto di riferimento per i progressisti di tutto il mondo, ed è ascoltata dalle forze moderate e ragionevoli delle due parti in conflitto”.

Il documento della IS così prosegue: “Il rispetto per la legge umanitaria, e in particolare la protezione dei civili, è fondamentale, perché la perdita di vite umane e le sofferenze che il mondo ha visto nei giorni scorsi è del tutto inaccettabile. Come l’Internazionale socialista ha dichiarato in numerose occasioni, una pace durevole e la stabilità nella regione sarà possibile solo con l’esistenza di uno Stato palestinese che viva accanto allo Stato di Israele, entrambi con confini mutuamente riconosciuti e rispettati. Il lancio dei razzi da Gaza, dove la popolazione è forzata a vivere in condizioni intollerabili, verso Israele, e i devastanti bombardamenti della città di Gaza da parte dell’esercito israeliano sono massimamente deplorevoli. Questi attacchi servono solo a estendere la sofferenza e le perdite di vite, conducono a maggiore violenza, e rendono la pace più distante. L’urgente ripartenza dei negoziati per risolvere il conflitto israeliano-palestinese non possono essere ulteriormente posposti. È la sola via in avanti e in questo la comunità internazionale ha una responsabilità speciale”.

Armando Marchio
per saperne di più:
http://www.israele.net/
http://www.infopal.it/

 

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