martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

GAZA SENZA TREGUA
Pubblicato il 28-07-2014


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È durata poco l’assenza di attacchi aerei a Gaza. Solo una tregua apparente di poche ore. Le forze di difesa israeliane hanno ripreso a colpire obiettivi terroristici nella Striscia. La decisione delle forze di difesa israeliane è stata presa dopo il lancio di diversi razzi contro le città dello stato ebraico nelle ultime ore. Nonostante entrambe le parti avessero accettato in maniera non ufficiale una tregua, stamani un bambino palestinese di 4 anni è stato ucciso da colpi esplosi oggi da un tank israeliano nel nord della striscia di Gaza nelle vicinanze del campo profughi di Jabalya. Almeno altri sette bambini palestinesi sono rimasti uccisi nel campo profughi di Shati, a nord di Gaza, secondo quanto riportano fonti palestinesi. L’esercito israeliano nega, però, di aver aperto il fuoco. Fonti militari affermano che l’esercito non stava operando in quell’area e che è probabile che le esplosioni siano responsabilità di Hamas. “Pochi minuti fa – ha scritto il portavoce militare – terroristi hanno lanciato razzi contro Israele: uno ha colpito l’ospedale di Shifa, l’altro il campo profughi di Shati”. Vittime si registrano anche tra gli israeliani. Quattro civili israeliani sono morti e 5 sono rimasti feriti da un razzo palestinese lanciato dalla Striscia di Gaza verso il sud di Israele.

Eppure dalla mezzanotte scorsa nella Striscia di Gaza era in corso una sorta di tregua di fatto mentre oggi è si svolta una conference call tra Hollande, Obama, Merkel, Cameron e Renzi, proprio per discutere di Gaza. “Il peggioramento della situazione – si legge in una nota dell’Eliseo a fine incontro – fa solo il gioco degli estremisti. Bisogna “raddoppiare gli sforzi per ottenere il cessate il fuoco”.

Ma non si trattava però del “cessate il fuoco immediato e incondizionato” chiesto dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu al termine di una riunione di emergenza. Piuttosto di un cedimento dei contendenti alle pressioni internazionali: in particolare, per quanto concerne Israele, a quelle Usa intensificatesi con l’arrivo della festività islamica di Eid al-Fitr, che sancisce la fine del mese sacro del Ramadan.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aveva lanciato un appello alle parti a “rinnovare la tregua umanitaria” e ribadiva la sua “richiesta per un cessate il fuoco che prepari il terreno per l’avvio dei negoziati”. In una nota esortava “i responsabili a fare un passo indietro per non provocare nuove tragedie o infliggere altra violenza sui civili. Israeliani e palestinesi – aveva detto – hanno la responsabilità di porre fine alle ostilità e avviare un dialogo serio per affrontare le cause alla radice del conflitto. Questo è l’unico modo per interrompere questo ciclo di violenza e sofferenza”.

Per ora le “le parti hanno espresso un serio interesse per la richiesta di prolungare il cessate il fuoco a Gaza, ma non hanno ancora trovato un accordo sui tempi della sua
attuazione”. Aveva detto ancora il segretario generale dell’Onu, ma la “la violenza deve fermarsi in nome dell’umanità”. Parole purtroppo risultate vane.
Benyamin Netanyahu, aveva detto in una telefonata con il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu della notte scorsa “non tiene conto della sicurezza di Israele”.

Critiche alla dichiarazione adottata in nottata dal Consiglio di Sicurezza erano arrivate anche dall’ambasciatore israeliano all’Onu, Ron Prosor: l’Onu “non ha menzionato né il lancio di razzi da parte di Hamas, né il diritto di Israele di difendere i propri cittadini”. Per il diplomatico israeliano “l’equazione è semplice, quando ci sarà calma in Israele, ci sarà calma a Gaza”. Da Belgrado il ministro degli esteri Federica Mogherini ha affermato che “il cessate il fuoco umanitario non è una soluzione al problema e bisogna usare queste ore di tregua per negoziare un cessate il fuoco più sostenibile. Il Ministro si è poi associata alla richiesta del Consiglio di sicurezza dell’Onu di una tregua “estendibile almeno a questo giorno di festa di fine Ramadan. Sarebbe un gesto di grande rispetto, religioso, umano e politico. La situazione a Gaza – ha aggiunto il – è insostenibile e la strada tracciata dalla comunità internazionale in questi giorni è l’unica percorribile. Le proposte sul terreno ci sono, a partire da quella egiziana, credo che sia nell’interesse anche di Israele lavorarci e accettarle” ha concluso.

L’estrema fragilità della pausa era peraltro già confermata dai nuovi morti che si sono registrati nel minuscolo territorio. Al nord i carri armati con la Stella di David hanno aperto il fuoco nei pressi del campo profughi di Jabaliyah, nell’intento di annientare due rampe lancia-razzi e una fabbrica di armi: un proietto si è però abbattuto su una casa uccidendo due persone, tra cui un bambino di soli 4 anni. Qualche ora prima erano inoltre già decedute in ospedale ulteriori tre individui, rimasti feriti in precedenti occasioni.

In 21 giorni di conflitto il bilancio è ormai di 1.037 morti tra i palestinesi e di 45 tra gli israeliani, due dei quali civili, più un cittadino straniero: un bracciante di nazionalità thailandese colpito da una granata di mortaio. Hamas quantifica peraltro in circa 1.150 le vittime a Gaza. Le celebrazioni per Eid al-Fitr a Gerusalemme Est hanno frattanto fornito l’occasione per una manifestazione di massa a sostegno della popolazione della Striscia. Stando alle stime della stessa polizia dello Stato ebraico, sulla Spianata delle Moschee circa 45.000 fedeli venuti a pregare hanno intonato slogan e canti. Molti indossavano magliette di colore nero con sopra impresse scritte a favore delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato del gruppo radicale palestinese.

Gli agenti hanno comunque evitato d’intervenire, tenendosi a distanza, e i dimostranti si sono dispersi da soli.

La settimana scorsa la deputata socialista Pia Locatelli ha presentato una mozione che impegna il governo a promuovere urgentemente, in virtù del semestre di presidenza dell’Unione europea, una posizione congiunta dell’Europa affinché i bombardamenti e tutte le azioni militari nella regione cessino immediatamente e allo stesso tempo ad agire perché l’Unione europea assuma, all’interno della comunità internazionale, il ruolo di attore protagonista dei negoziati di pace.

Intanto sono in arrivo cinque milioni di euro di fondi extra dalla Commissione europea per gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. I nuovi finanziamenti consentiranno alle organizzazioni sul campo di fornire acqua potabile, assistenza sanitaria di emergenza, articoli basilari per la casa e kit igienici, oltre che razioni di cibo. “Sono inorridita dalla perdita di vite umane e di feriti civili provocati a Gaza” ha affermato il commissario Ue agli
aiuti umanitari, Kristalina Georgieva.

“È inconcepibile che ospedali e scuole, dove bambini terrorizzati, donne, malati e anziani hanno trovato riparo, diventino obiettivi militari” ha aggiunto Georgieva, che giudica “intollerabili” gli attacchi a strutture dell’Onu. Di qui l’appello alle parti in conflitto ad assicurare un pieno e sicuro accesso per gli operatori umanitari. “E’ cruciale che gli aiuti arrivino a queste persone che ne hanno disperato bisogno” ha aggiunto il commissario Ue. Dallo scoppio delle ultime ostilità la Commissione europea ha riorientato la sua assistenza umanitaria su Gaza, per rispondere ai bisogni più urgenti della popolazione. Questi fondi extra portano a 23,5 milioni di euro il totale degli aiuti umanitari forniti dall’esecutivo Ue a Gaza nel 2014.

Redazione Avanti!

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