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Opinioni e commenti
 

GIUSTIZIA DA RIFARE
Pubblicato il 01-07-2014


Giustizia-riforme

Semplificazione del processo civile, per arrivare in un anno al giudizio di primo grado e al dimezzamento dell’arretrato, riforma del Csm, responsabilità civile dei magistrati sul modello europeo e una normativa del falso in bilancio degna di questo nome. Questi i punti principali del progetto di riforma in dodici punti del Governo presentato al Consiglio dei Ministri di ieri sera.

“Per due per due mesi – ha detto il premier dopo il cdm – vogliamo discutere della giustizia in modo non ideologico, sarà una discussione la più filosofica, concettuale e astratta prima di approvare la riforma per coinvolgere l’Italia su questo tema”. È una riforma in dodici punti, quella che dovrà vedere la luce a settembre, secondo il timing fissato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Al termine del Cdm, durato circa un’ora e mezza e preceduto in mattinata da un incontro tra il premier e il ministro Andrea Orlando, è stato lo stesso Renzi ad illustrare i punti fermi della riforma e a chiarire che il governo vuole inaugurare una fase nuova anche nel metodo: i testi sono pronti, ma aperti alla discussione. Una novità per un tema tanto conteso come la giustizia, tanto che il premier ha esordito sottolineando: “Sono 20 anni che sulla giustizia si litiga senza discutere. Noi vogliamo cambiare metodo e discutere nel merito e possibilmente senza litigare”.

Tra i punti essenziali la riforma del Csm, da farsi, ovviamente, dopo le imminenti elezioni che porteranno al rinnovo delle cariche. Una riforma che comunque rappresenta un segnale non positivo del governo verso il Csm viste le intenzioni di riformarlo profondamente e di eliminare un’anacronistica quanto inutile divisione in correnti. “Chi giudica non nomina, chi nomina non giudica”, è la formula scelta dal premier per spiegare lo sdoppiamento delle funzioni dell’organo di autogoverno della magistratura, e il principio su cui ci si baserà “è quello che si fa carriera per merito e non per appartenenza di corrente”.

Sulla riforma del Csm è intervenuto lo stesso Vicepresidente Michele Vietti che ha affermato di non avere difficoltà “a dire che il Csm può essere riformato, l’attuale struttura non è un tabù”. Vietti ha poi precisato che non ci sono difficoltà a parlare di riforma del Csm “sia per quanto riguarda l’elezione dei togati, che a mio parere deve vedere la riforma della legge elettorale in modo da dare più libertà di scelta al magistrato elettore, sia per quanto riguarda i componenti laici, il cui numero si può anche immaginare di accrescere, ovviamente attraverso una riforma costituzionale; sia attraverso una modifica dell’organo disciplinare”.

Per il senatore Enrico Buemi, capogruppo del Psi in Commissione Giustizia, “si tratta di parole coraggiose la cui unica pecca è di arrivare a fine mandato. Se il CSM non avesse dato pessima prova di sé, per lo stallo intercorrentizio nel caso milanese, oggi non si porrebbe sul tavolo del Governo una questione che è di strettissima competenza parlamentare. Il Psi ha presentato in Senato un disegno di legge volto ad introdurre il sistema più semplice di tutti per eliminare la degenerazione corporativa: il sorteggio dei componenti, sia laici che togati. Si attinge, per questi ultimi, da una platea vastissima, coincidente con la grandissima parte della categoria che è sana, non ha mai dato luogo a sanzioni disciplinari né a casi di responsabilità civile per dolo o colpa grave.  Se una chance di salvezza dell’autogoverno dei magistrati ancora c’è è da costoro che verrà, assai più che dalle ‘catene’ correntizie del passato o dalle professionalità prestate dalla politica nel CSM uscente. Questo metodo pensiamo – ha concluso il senatore socialista – debba essere applicato seppure con modalità diverse alla indicazione dei rappresentanti laici”.

Altro punto il processo civile. “Al termine dei mille giorni delle riforme noi puntiamo al processo civile in un anno per il primo grado”, ha detto Renzi, che punta al dimezzamento dell’arretrato, arrivato a 5,2 milioni di processi pendenti. Attraverso la semplificazione e la “degiurisdizionalizzazione”, parola che significa che le controversie si possono risolvere anche non davanti al giudice, ma attraverso la negoziazione assistita e il ricorso a camere arbitrali. La strada maestra, per il ministro Orlando è l’informatizzazione, unita a due canali prioritari per famiglie e imprese. A questo proposito Orlando ha anche annunciato che per separazioni e divorzi, se consensuali, non servirà più andare davanti al giudice.

Il progetto di riforma presentato introduce novità anche sul tema della responsabilità dei magistrati. Il governo punta ad un modello europeo: quello attuale, ha osservato Orlando, “non ha funzionato, dobbiamo togliere quei tappi che hanno portato a questo”. Il ministro ha poi ribadito di essere contrario alla responsabilità diretta dell’emendamento Pini – quello sulla responsabilità diretta dei magistrati, che “spinge al conformismo”.  Sul fronte penale il governo metterà mano anche alla prescrizione e a reati economici, falso in bilancio e autoriciclaggio. Mentre “le intercettazioni sono l’unico argomento su cui non abbiamo pronta la norma”, ha detto Renzi, smentendo i testi circolati: “Nessuno vuole bloccare le intercettazioni dei magistrati” ma valutare anche “con i direttori dei quotidiani” l’utilizzo.

La carne al fuoco è molta e se Renzi porterà a casa il risultato, Palazzo Chigi avrà fatto dimostrato un coraggio che nessun altro governo prima aveva mai dimostrato con la magistratura.

Redazione Avanti!

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