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Opinioni e commenti
 

Gli imbalsamati dello sport
Pubblicato il 01-07-2014


Conosco Gian Carlo Tavecchio, uomo di fiuto. Comasco di Ponte Lambro, parla in lombardo e te la sa raccontare. Con un misto di ironico distacco e di presa per i fondelli. Ne ha per tutti. Sono incompetenti gli altri. Nascono col culo nel burro. Lui viene dal basso. Ha mangiato pane e calcio fin da ragazzo. Fin da quando era dirigente di una società calcistica lombarda che nessuno conosce. E ne ha per Abete che stava dalla parte di Pagnozzi mentre lui aveva intuito il ciclone Malagò al Coni. Istinto giusto, animale selvatico, Tavecchio vive nell’oro della sua Lega dilettanti, che per quanto possa sembrare impossibile, è la più forte e la più potente. Volete un nuovo presidente della Federcalcio? Dunque di lì si passa, avrebbe coniato con Bissolati.

Niente da dire sulla sua ascesa alla presidenza della Federcalcio, dunque. Con queste regole il più gettonato è proprio lui. E forse può anche risultare un buon presidente. Con queste regole. Ma dopo il doppio fallimento della Nazionale ai mondiali sudafricani e brasiliani, dopo che nessuna squadra italiana si qualifica da anni per semifinali europee, dopo che i nuovi stadi continuano a rimanere promesse, dopo che il pubblico italiano è diventato la metà di quello tedesco e inglese, dopo che i nostri vivai producono solo illusioni, dopo che la violenza continua a farla da padrona, dopo tutto questo è giusto rimanere fermi alla regole di prima?

Scrive bene oggi Mario Sconcerti che bisogna cambiare, che ormai tutto in Federcalcio, e potremmo aggiungere nelle federazioni del Coni, si svolge sulla base della contrapposizione degli interessi delle singole corporazioni. Interessi di soldi, di voti, di posti. E le persone sono sempre le stesse. Abete che dal calcio di C si sposta alla Federcalcio, Carraro che dalla Lega va alla Federcalcio con biglietto di andata e ritorno, Petrucci che dal basket si sposta al Coni poi ritorna al basket. E anche Tavecchio che ormai è un reperto del mondo calcistico e si vanta di avere un milione e mezzo di tesserati che lo votano. Diciamo la verità, la stragrande maggioranza manco lo conosce.

Tutto si è rinnovato in Italia tranne il mondo dello sport. Qui tutto è sempre uguale e immodificabile. Quando parli di sindacato calciatori spunta sempre Campana, quando parli di arbitri ecco a voi Nicchi, quando si parla di Lega C ecco a voi Macalli. Non cambiamo nulla, spostiamo solo qualche pedina e il gioco é fatto. Non si può far finta di niente. Questi signori hanno portato il calcio italiano alla crisì più nera, paragonabile a quella degli anni cinquanta. Non hanno idee, non hanno proposte, sono solo attenti a spartirsi le ingenti risorse televisive, con Abodi e Berretta in guerra tra loro. Volete continuare? Renzi e Delrio battano un colpo. È vero che lo sport in Italia è autonomo e il suo governo è affidato al Coni. Mi ricorda tanto l’autonomia della magistratura. Poteri assoluti e incontrollati. E dirigenti che diventano caste. Non se ne può proprio più…

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Commenti all'articolo
  1. Gli stadi sono sempre più vuoti, sempre più violenti, il calcio in Italia assomiglia sempre più ad uno spettacolo adatto da riportare all’interno di grandi centri commerciali per pubblicizzare spazi prigione per il Popolo Italiano. Lo sport ha bisogno di una purga di fatica, di impegno, di umiltà, di cultura per rappresentare un valore per le giovani generazioni, e non solo il miraggio della ricchezza fine a se stessa.

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