lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

IL FLESSIBILE JUNCKER
Pubblicato il 09-07-2014


Juncker-UE

A Bruxelles è guerra di potere e ogni Stato membro sta preparando la sua battaglia. L’Unione europea si trova ad affrontare una delle sue più difficili lotte di potere nelle sfere d’influenza a Bruxelles, i leader europei cercano di riprendere in mano le redini della situazione dopo il voto di sfiducia ai partiti di governo (con eccezione l’Italia). Il premier italiano, Matteo Renzi, sa bene che per le prossime battaglie nella Ue non basta presiedere il semestre europeo, ma occorre trovare una leva per tentare di dare respiro all’economia italiana. La prima bacchettata alla negligenza italiana è arrivata ieri, quando l’esordiente all’Ecofin Pier Carlo Padoan si è visto bocciare tutte le richieste italiane, chiedendo in aggiunta una ulteriore correzione dei conti entro la fine dell’anno. Ma è andata anche bene visto che rischiavamo una procedura d’infrazione. La seconda bacchettata, sempre ieri, è arrivata dritta sulle dita di Renzi e sulla sua richiesta di scorporare dal conteggio del deficit gli investimenti nel digitale, il vicepresidente della Commissione Siim Kallas ha affermato senza remore: “Non può esserci spesa buona e spesa cattiva. Il debito è debito e tutta la spesa deve essere calcolata nel deficit”.

Sembra preannunciarsi un semestre in salita, ma la buona notizia arriva proprio dal fronte opposto: il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, ha annunciato più flessibilità. Le dichiarazioni di Juncker vanno sicuramente prese con le pinze visto che ha dichiarato: “Il patto di stabilità sarà applicato così com’è, ma con buon senso” e “ci sarà una lista di note applicative ragionevoli”. La sua dichiarazione d’intenti davanti al gruppo della Sinistra Unitaria (Gue) al Parlamento europeo se rassicura gli animi resta comunque dubbia, contraddittoria e “democristiana”. Semmai per avere uno spiraglio di quella agognata flessibilità sul patto di stabilità non resta che sperare nella promessa fatta da Junker di far guidare a un commissario socialista l’Economia Ue. Promessa dovuta in parte a un chiaro “do ut des” con i socialisti, in parte per assicurarsi l’appoggio del gruppo S&D durante il voto con cui, nel corso della prossima Plenaria, l’Aula deciderà se sostenere o meno il presidente designato dal Consiglio europeo.

Anche se nella rosa dei totoministri vi è l’attuale numero uno dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, anche Pierre Moscovici è tra i favoriti. Compiacente l’ex ministro francese che ha dichiarato subito dopo che il prossimo responsabile dell’economia dovrà essere “qualcuno con una buona intesa personale con Juncker e capace di portare una lettura realista e ambiziosa dell’applicazione delle regole di finanza pubblica”, evocando una “flessibilità offerta dal trattato stesso”. Entrambe caratteristiche che a Moscovici non mancano: con Juncker “siamo vecchi amici”, puntualizza.

Le buone notizie per Matteo Renzi giungono proprio dal PES, se vi sarà una lettura “interpretativa” sul patto di bilancio ci saranno buone possibilità di portare a casa qualcosa oltre al Mr. o Mrs. Pesc. Ma anche lì Matteo Renzi si è trovato di fronte una barriera francese sulla sua candidata Federica Mogherini, attuale responsabile della Farnesina. Hollande ha espressamente richiesto un’altra italiana scartata nel giovane esecutivo: Emma Bonino.

Su molti punti la partita o guerra di potere è ancora aperta e il vessillo italiano dovrà essere piantato al punto giusto per fare una buona leva.

Maria Teresa Olivieri

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