venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

IL MATTEO SECONDO COTTARELLI
Pubblicato il 31-07-2014


Cottarelli-tagli-Renzi

“Il lavoro continua, non ho niente da segnalare”. Le voci sulle sue dimissioni sembrano non turbarlo più di tanto. “Non c’è nessun caso Cottarelli” dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. Fatto sta che il nome del commissario alla spending review,  termine dal suono sinistro, i cui effetti sono ben conosciuti da molti impiegati pubblici e pronunciato per la prima volta dal presidente Mario Monti in Parlamento nel giorno della fiducia al suo governo, non è mai stato citato così tanto come ora. I giornali lo danno già pronto a dimettersi. Addirittura alcuni retroscena spiegando le ragioni del post diffuso ieri evidenziando come Cottarelli avrebbe già manifestato al Presidente del Consiglio la sua intenzione di lasciare ad ottobre. Lo ritraggono con piede mezzo fuori dalla porta mentre già si fa il nome del suo successore. E davanti a questo scenario, a dire il vero, il premier Matteo Renzi non sembra stracciarsi le vesti. “Rispetto e stimo Cottarelli – ha detto – Farà quello che crede. Ma non è  Cottarelli il punto fondamentale: la spending review la facciamo anche se va via, dicendo con chiarezza che i numeri sono quelli. Con la revisione della spesa che noi faremo – ha chiuso Renzi –  i 16 mld che sono nel programma presentato, porteremo al 2,3% il rapporto deficit/Pil”

Ma che cosa è successo? Carlo Cottarelli,  aveva puntato il dito contro le nuove spese non coperte che vanificherebbero la possibilità di tagliare le tasse. Alcune indiscrezioni lo vorrebbero a breve al Fondo monetario a ricoprire l’incarico che aveva lasciato per andare a fare il taglia spesa. Si dice che la goccia che ha fatto traboccare il vaso sia stato l’emendamento, votato alla Camera nel decreto di riforma della pubblica amministrazione, che consente quattromila pensionamenti nella scuola.

Mister forbici in un post aveva evidenziato insofferenza per quanto stava accadendo. “Si sta diffondendo la pratica – si lamentava Cottarelli – di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali. Ora questa pratica sembra sia utilizzata per finanziare il pensionamento di alcuni lavoratori arrivati alla cosiddetta «quota 96» (una combinazione tra età e anni di servizio) e tenuti in servizio in base alle regole di pensionamento vigenti. Il totale delle risorse che sono state spese prima di essere state risparmiate per effetto di queste decisioni ammonta ora 1,6 miliardi per il 2015. Intendiamoci: tecnicamente, la copertura c’è. Ma questa è in realtà costituita da tagli lineari perché la promessa di future operazioni di revisione della spesa non può essere accettata come copertura sul piano giuridico.

Cosa significa questo in prospettiva? Significa che le risorse che deriveranno dalla revisione della spesa per il 2015 non potranno essere usate per la riduzione della tassazione (o del deficit o per effettuare altre spese prioritarie)”. Parole chiarissime che nascondono quando la politica del governo sia basata sull’annuncio. “Credo sia una tendenza preoccupante – ha detto ancora Cottarelli – perché continuando così nuove spese saranno finanziate o tramite risparmi che non sono stati ancora approvati a livello politico o attraverso i famigerati tagli lineari che la revisione della spesa vorrebbe evitare.  È una situazione paradossale in cui la revisione della spesa (futura) viene utilizzata per facilitare l’introduzione di nuove spese”.

E ancora. “In fondo a tutte queste considerazioni di metodo, a mio avviso ne resta una cruciale, nel merito: se si utilizzano risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentare la spesa stessa, il risparmio non potrà essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro. Condizione – ha concluso Cottarelli –  a mio giudizio, essenziale per una ripresa dell’occupazione in Italia”.

Per il presidente dei deputati socialisti Marco Di Lello “noi non abbiamo bisogno di un ragioniere che taglia percentualmente tutta la spesa, perché altrimenti sarebbe il commissariamento della politica.  Io – ha continuato – rivendico alla politica la possibilità di poter scegliere dove ci sono le risorse da allocare e dove si può tagliare. E’ giusto che la politica scelga e si assuma le proprie responsabilità”.

Molto duri i commenti dell’opposizione. Per Sel le notizie sull’utilizzo dei previsti risparmi sulla revisione della spesa fornite dal competente Commissario gettano ancora una volta un’ombra preoccupante sulle modalità di individuazione delle coperture e, soprattutto, sulla loro idoneità a garantire l’effettiva operatività delle misure adottate. “Abbiamo sollevato questo dubbio – ha detto il senatore Luciano Uras, capogruppo di Sel in commissione Bilancio – in occasione del decreto sugli ’80 euro’, e continuiamo a farlo quando puntualmente si aggrediscono i fondi di intervento e quelli destinati alla gestione delle emergenze”. Sceglie l’ironia invece il portavoce di Forza Italia Giovanni Toti: “Il piano dei tagli alla spesa pubblica non è partito. In compenso sembra in procinto di partire il commissario Cottarelli”.

Per il Movimento 5 Stelle invece “le ventilate dimissioni del commissario Cottarelli fanno gettare la maschera al Governo Renzi.  Cottarelli conferma quello che il Movimento 5 Stelle ha sempre pensato: Renzi utilizza i presunti risparmi della spending review per coprire provvedimenti che nulla c’entrano con la riduzione delle tasse a cittadini e imprese. In autunno è in arrivo una manovra da 30 miliardi. Il  Presidente del Consiglio concentra tutta la sua propaganda mediatica sul tema dei cambiamenti della Costituzione come ‘gas lacrimogeno’ per coprire i suoi disastri in tema di economia, evitando così di parlare  delle prossime rapine ai danni degli italiani”.

Intanto Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che non ha voluto commentare l’ipotesi delle dimissioni di Cottarelli, riferirà in aula della Camera la mattina di mercoledì 6 agosto.

Daniele Unfer

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