venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il premio che premia:
una proposta di legge elettorale
Pubblicato il 01-07-2014


Dalla due giorni di Viterbo emergono molti risultati positivi. Tra questi, indubbiamente, la discussione sulle riforme istituzionali.

Sollecitato dall’ottima relazione del compagno – nonché Direttore della nostra Rivista – Mauro Del Bue, nel mio breve intervento ho evidenziato alcuni aspetti meritevoli di approfondimento da parte del nostro partito, che potranno, se del caso, dar luogo ad iniziative concrete.

Segnatamente, in relazione alla legge elettorale, l’ormai famoso Italicum – frutto del “patto del Nazareno” tra Partito Democratico e Forza Italia ed approvato in prima lettura alla Camera lo scorso 12 marzo – non si può non condividere l’analisi che Del Bue compie circa l’inadeguatezza delle soglie di sbarramento per accedere alla rappresentanza parlamentare (4,5% oppure 8%), nonché di quella (37%) per ottenere il premio di maggioranza al primo turno. Con un meccanismo così configurato, infatti, una lista che ottenga poco più del 35% verrebbe “premiata” con circa il 53-55% della Camera, realizzando, di fatto, una sperequazione tra voti e seggi difficilmente accettabile senza opportuni correttivi.

Tra questi, ne propongo due. Il primo è stato già oggetto di una formale decisione della Direzione nazionale, la quale, recentemente, ha autorizzato la presentazione di un emendamento volto all’innalzamento della soglia minima per il premio, fissandola al 40%.

Il secondo, invece, è da me interpretato come uno strumento mirante a rimuovere una delle peggiori disarmonie di questa legge, ossia la norma che esclude dal riparto del premio di maggioranza tutte quelle liste coalizzate che non abbiano raggiunto la soglia del 4,5%, benché la loro cifra elettorale (anche marginale) possa, in ipotesi, essere decisiva ai fini dell’esito generale delle elezioni. In tal modo si giunge ad una situazione kafkiana ed inaccettabile: i voti delle liste sotto il 4,5% contribuiscono alla vittoria della coalizione (magari in maniera decisiva qualora lo scarto tra i competitor non sia così ampio), ma vengono espunte dalla ripartizione del premio stesso. Una vera disparità di trattamento che potrebbe confliggere con i principi costituzionali in materia di eguaglianza del voto e parità di chances tra le liste, e che, sicuramente, crea un vulnus rappresentativo sul piano politico.

Ecco perché, a mio giudizio, bisognerebbe agire in sede parlamentare per tentare di rimuovere questo stato di cose, mediante un emendamento che preveda l’accesso al riparto del premio anche in favore delle liste sotto il 4,5%, lasciando intatta, invece, la preclusione per le liste sotto tale soglia all’interno delle coalizioni perdenti.

Se il premio di maggioranza ha l’obiettivo di rafforzare la compagine politica uscita vittoriosa dalle urne, per una condivisibile esigenza di stabilità dell’Esecutivo e di governabilità, questo premio deve possedere le caratteristiche per cui viene utilizzato. In altri termini, deve essere un premio che “premia” la coalizione che vince, intesa come gruppo di liste con pari dignità di accesso alla rappresentanza che, tutte insieme, hanno contribuito a realizzare.

Spero che questa mia proposta possa incontrare l’attenzione del gruppo dirigente e dei parlamentari socialisti, perché sono certo che è una battaglia in cui vale la pena di investire, nell’interesse di tutti.

Vincenzo Iacovissi

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Commenti all'articolo
  1. Scusa compagno ma sei fuori strada.
    Il problema non è se gli sbarramenti sono congrui o meno, certo la perdonami ,puttanata ,della non rappresentanza a chi nella coallisione vincente non arriva al 4,5% grida vendetta .
    Il problema , per me è che sia il Pd che Forza italia sono coscienti del discredito che hanno le forze politiche in genere e le loro in particolare, tentano con gli stratagemmi degli sbarramenti di superare il problema , non interessa la governabilità , ma l’essere comunque e con qualunque sostegno elettorale i governanti.
    Mi si spiega perchè alla sera dei risultati bisogna sapere chi a vinto?
    Da quando la governabilità è data dai numeri e non invece dalla credibilità e dalla serieta di chi si accorda per governare .
    La nostra è una repubblica parlamentare i sistemi elettorali per le repubbliche parlamentari sono proporzionali con pochissime se non con assenza di correttivi, le repubbliche presidenziali il sistema più consono e quello dei collegi uninominali. Prima della legge elettorale bisogna vedere se cambiare o meno la natura deolla nostra repubblica , da quì la necessità di una costituente , ma se resta parlamentare e il proporzionale che noi dobbiamo difendere semza cedimenti di sorta ne, il Pd, nostro alleato di governo, ha diritto di recriminare alcunchè, governa con una maggioranza e pretende di riformare lo stato con un’altra maggioranza . Se avessimo fatto noi una cosa vagamente simile saremmo stati crocifissi e nemmeno in sala mensa

  2. caro Iacovissi, quello che proponi a proposito delle soglie di sbarramento interne alle coalizioni non risolve affatto il problema o lo risolve solo parzialmente. Il punto è che qualsiasi sbarramento interno alle coalizioni determina sempre un furto di voto (rectius un trasferimento di voto) a beneficio della/e lista/e che lo supera. Perché? Perché anche le cifre elettorali delle liste sottosoglia concorrono alla formazione della cifra elettorale della coalizione. Cifra elettorale sulla base della quale si procede alla assegnazione dei seggi sia per la coalizione vincente che per quelle perdenti. I rimedi possibili a questo imbroglio sono soltanto due: 1) eliminare (non abbassare, eliminare) le soglie di sbarramento interne alle coalizioni; oppure 2) stabilire che la cifra elettorale delle coalizioni è data esclusivamente dalla somma delle cifre elettorali delle liste coalizzate che superano la soglia di sbarramento. Tertium non datur.
    Con l’avvertenza di essere consapevoli che, se per altri aspetti dell’Italicum la incostituzionalità non è proprio certa, su questo aspetto è certissima, essendo inammissibile, sul piano logico prima ancora che quello costituzionale, che del voto dato ad una lista benefici una lista diversa da quella votata.
    Abbiamo già avuto tre legislature elette con una legge incostituzionale (questo Parlamento andava sciolto per decenza appena pubblicata la sentenza). E si tratta di un fatto senza precedenti nelle democrazie avanzate. Un altro paio di legislature elette con la seconda legge elettorale incostituzionale consecutiva darebbe il colpo di grazia anche a sistemi democratici molto più robusti del nostro.

  3. Tutte le discussioni trascurano la verità. Berlusconi e Renzi voglio costringere i piccoli partiti a non “rompere” e a chiedere ospitalità a FI e al PD. Ciò ha reso attuale il biblico “Piatto di lenticchie. Tutto il resto è noia.

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