venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

In Senato sollevata la Concordia
Pubblicato il 24-07-2014


Oltre novecento richieste di voto segreto. Ore ed ore per discutere tre modifiche su quasi ottomila. Se si va avanti così la decantata riforma verrà approvata nel 2023. Perfino il sollevamento della Concordia diventerebbe un esempio di velocità. Da gran premio di Formula uno. Ha ragione Casini che, dall’alto della sua esperienza, ammoniva a non farsi travolgere dalla indignazione popolare. Tutto è lecito. Anche l’ostruzionismo, ma è evidente che occorre stabilire alcuni punti chiave e su questi concentrarsi, altrimenti anche l’ostruzionismo diventa disfattismo impopolare.

Personalmente credo che i punti fondamentali sui quali si dovrebbero concentrare gli emendamenti siano quelli dell’elezione diretta e del rapporto con l’Italicum. Ancora non comprendo come Matteo Renzi, una volta portata a casa la diversificazione delle due Camere, la diminuzione dei senatori a cento, senza stipendi ma solo rimborsi, non possa accedere all’idea dell’elezione diretta. O quanto meno lasciare aperto il tema, rinviandolo alla modalità di voto per la Camera. È evidente che non si possano avere due Camere entrambe composte da nominati.

Penso inoltre che sia urgente affiancare alla riforma del voto per la Camera un disegno di legge costituzionale per mutare le modalità di elezione del presidente della Repubblica (anche su questo la proposta di Casini, che ipotizza, dopo le votazioni con i due terzi, di passare all’elezione diretta, mi appare ragionevole), nonché dei giudici del Csm e della Corte costituzionale. Una sorta di monocameralismo con premio di maggioranza per una coalizione che raggiunga il 37 per cento (ma una lista può conquistare anche molto meno se quelle alleate non superano la soglia di sbarramento) produce il rischio, questo si anticostituzionale, di una minoranza che si impossessa di tutte le istituzioni democratiche. La minoranza assoluta.

Queste sono le raccomandazioni che invio ai nostri senatori, affinché non si uniscano a un improduttivo e dannoso ostruzionismo, ma neanche a un altrettanto e forse ancor più pericoloso passivo appoggismo. La riforma del Senato e l’Italicum non fanno parte degli accordi di governo, ma del patto del Nazareno, tra Berlusconi e Renzi. Nencini non c’era. Niente da dire sugli obiettivi della riforma e sulla gran parte del suo contenuto. Ma su questi due punti bisognerebbe marcare la nostra differenza.

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Commenti all'articolo
  1. Convengo con Del Bue che tra i patti del Governo non c’erano la riforma del Senato non elettivo e l’Italicum. Poi non è tollerabile che il Capo del Governo sigli un patto con un condannato agli arresti e questo patto non venga conosciuto dal Parlamento.

  2. Gentile direttore, almeno su quei due punti bisognerebbe rimarcare fortemente la nostra differenza; spero che i nostri parlamentari l’ascoltino, si tratta di una questione di democrazia che il populismo dilagante non vede o fa finta di non vedere. Saluti socialisti!

  3. E’ evidentissimo che il patto del nazzareno contenga in culla l’eliminazione dei rompic….i dalle nuove maggioranze, dei contrari per spirito, e dei contrari per profonda convinzione, ma comunque contrari, e la vogliamo chiamare demopopulismo?

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