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Opinioni e commenti
 

Indesit, sbarcano gli americani
Pubblicato il 11-07-2014


Indesit-AmericaniNon si arresta il declino italiano: la sofferente azienda marchigiana Indesit della dinastia industriale Merloni cede il marchio agli americani di Whirlpool che hanno acquisito la quota di maggioranza pari al 60,4% (rappresentanti il 66,8% dei diritti di voto) della storica azienda marchigiana a un prezzo di 758 milioni di euro, pari a 11 euro per azione. I dettagli dell’operazione, con cui l’azienda entro la fine dell’anno andrà a Whirlpool, sono i seguenti: Whirlpool acquisirà il 42,7% del capitale dal primo azionista Fineldo; un altro 13,2% sarà venduto da membri della famiglia Merloni e Claudia Merloni cederà il suo 4,4% di Indesit. Whirlpool rileverà quindi complessivamente il 60,4% offrendo 11 euro per azione (che rappresenta il 66,8% dei diritti di voto in Indesit). L’operazione dovrebbe poi chiudersi entro la fine dell’anno con l’ok delle authority coinvolte.
Ovviamente in queste ore si sono levati gli scudi di chi lamenta la presa americana sul made in Italy dell’azienda nata a Torino nel 1953 con nome di Spirea, poi Indes e nel 1961 Indesit e acquisita da Merloni nel 1985 per poi essere fusa con la rivale Ariston fino a diventare negli anni ’90 numero due in Europa nel settore degli elettrodomestici. Ma nelle lamentele ci si dimentica che non solo non c’è stata nessuna politica industriale negli ultimi anni, ma che l’azienda accusava la crisi da quasi un decennio.

Una crisi continua quella dell’azienda storica che viene additata da molti proprio alla dirigenza: nel 2007, Indesit tocca a Piazza Affari i suoi massimi storici e le sue azioni si classificano tra quelle a maggior rendimento dell’intero listino mentre Vittorio Merloni viene celebrato come colui che ha saputo sfruttare le opportunità offerte dalla globalizzazione, trasformando un’azienda nazionale in quella che egli stesso chiama una “multinazionale tascabile”. Apre nuovi stabilimenti in Polonia dove gli rendono omaggio dedicando una strada al padre Aristide e lui ricambia sponsorizzando in Italia le famigerate “zone economiche speciali”, ma già l’anno seguente l’Indesit comincia a sentire gli effetti della crisi. A essere maggiormente colpito è il titolo che risente dell’andamento del listino. Mentre Indesit accusa il calo della domanda, nel 2009 iniziano le prime ristrutturazioni: None, Refrontolo e Brembate in coincidenza con l’introduzione degli ecobonus, gli incentivi decisi dal governo Berlusconi per la rottamazione degli elettrodomestici.

La crisi si è protratta negli anni seguenti senza cercare una soluzione alternativa se non annunciando esuberi e continuando a delocalizzare, senza dimenticare da parte della dirigenza di prendersela con la moneta unica e con il mercato del lavoro italiano.
Adesso dopo l’acquisizione i sindacati, dopo vertenze fallimentari, si stracciano le vesti, e chiedono una riunione per avere rassicurazioni sul rispetto del piano industriale concordato tra azienda, sindacati e governo.
“L’annuncio dell’avvenuta acquisizione da parte di Whirlpool del pacchetto di maggioranza del Gruppo Indesit conferma quanto avevamo capito e denunciato già nel corso della trattativa sul piano di riorganizzazione del Gruppo – afferma Alessandro Pagano, responsabile elettrodomestici della Fiom Cgil nazionale – la famiglia Merloni non era, come ripetutamente affermato dall’azienda nella persona dell’amministratore delegato, alla ricerca di una partnership industriale, bensì stava organizzando la cessione totale del pacchetto azionario, esattamente come da noi denunciato”. Sulla stessa linea anche Anna Trovo’, segretario nazionale della Fim Cisl: “Per noi è importante valutare la notizia, oltre che sul piano finanziario e commerciale, soprattutto in termini industriali.

Per questo chiediamo che venga convocata una riunione al ministero dello Sviluppo economico per avere maggiori dettagli sull’operazione”. Infine c’è chi è ottimista, ma cauto come Rocco Palombella, segretario generale Uilm: “Esistono i presupposti perché l’acquisizione di Indesit da parte di Whirpool, perfezionata in queste ore, avvantaggi la società acquirente e quella acquisita. Il sindacato vigilerà perché l’intesa in questione vada concretamente verso questa prospettiva”.
Attualmente viene espresso rammarico e preoccupazione negli ambienti governativi riguardo al futuro degli stabilimenti italiani quando per anni gli operai e la stessa azienda sono stati abbandonati al loro destino incerto di crisi e scelte dubbie.

Per il momento siamo riusciti a distinguerci dagli americani i quali stanno già assaporando i primi frutti dell’acquisto: in queste ore il titolo del gruppo della famiglia Merloni, sull’All Share, guadagna quasi il 3% – si aggira intorno a +2,94% – a 10,84 euro.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Ce ne fossero di aziende che vengono in Italia per produrre oltre a prodotti maturi anche prodotti all’avanguardia. Questo, pero’, non avverra’ mai perche’ il nostro paese garantisce i (pseudo)-imprenditori anziche’ le aziende.

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