martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Infortuni sul lavoro: bene i dati dell’Inali, ma non abbassare la guardia
Pubblicato il 21-07-2014


Sindacati, istituzioni e associazioni concordi: il calo degli infortuni sul lavoro non deve consentire alcun cedimento nel livello di attenzione che deve caratterizzare, sempre e comunque, l’impegno per la diffusione della cultura della prevenzione. Nel giorno in cui il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, nella Relazione annuale 2013 ha confermato il minimo storico degli incidenti mortali – 660 vittime, il numero più basso di sempre – è avvenuta la tragedia in Abruzzo, nella quale l’esplosione di uno stabilimento di fuochi pirotecnici ha causato la morte di due persone (un’altra è ancora dispersa), dimostrando in modo lampante che il cammino da percorrere è ancora lungo e irto di ostacoli.

Sbarra (Cisl): “Non sono permesse distrazioni” – “A vent’anni esatti dall’emanazione della legge 626, con il quale si è avviata la nuova politica di prevenzione in Italia, i dati resi recentemente noti dall’Inail sono il miglior modo per celebrare un lungo periodo di impegno congiunto a favore della tutela dei lavoratori – ha dichiarato Luigi Sbarra, segretario confederale Cisl – La diminuzione consistente del numero degli infortuni mortali è sicuramente un dato positivo. Ma non possiamo permetterci distrazioni o di guardare e credere troppo negli spiragli positivi. Ancora in queste ore, infatti, si è registrata una gravissima tragedia sul lavoro a Tagliacozzo, in un’azienda di fuochi di artificio”.

Cgil: “La prevenzione resta un impegno centrale” – Concorde si è detta anche Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, secondo la quale i numeri dell’Inail confermano che qualcosa “si può fare, ma allo stesso tempo non va abbassata la guardia perché temo che ci sia anche una crescita del lavoro sommerso e del precariato con una riduzione delle denunce”. “Siamo ovviamente soddisfatti per la flessione degli infortuni, anche mortali, sul lavoro – le ha fatto eco Sebastiano Calleri, responsabile Cgil Salute e sicurezza – Occorre, però, prestare molta attenzione e prudenza alla loro interpretazione onde evitare di sbagliare valutazione e, quindi, analisi. Continuiamo a pensare che la prevenzione degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali debba restare un impegno centrale per il nostro paese e per ricordano” tutte le imprese, come purtroppo anche i fatti appena accaduti a Tagliacozzo ci ricordano”.

Carcassi (Uil): “Preoccupanti le malattie professionali e le irregolarità emerse dai controlli” – “La tendenza positiva nella diminuzione di infortuni o morti sul lavoro sconta in modo molto forte la caduta della produzione del nostro Paese di più del 25% dall’inizio della crisi di cui non si intravede una stabile inversione di tendenza. Ma occorre non abbassare la guardia e affrontare le criticità nell’attuazione del Testo unico sulla sicurezza”, ha sostenuto Paolo Carcassi, segretario confederale Uil, rimarcando l’ascesa delle denunce di malattie professionali e a l’alto dato di irregolarità riscontrato nei controlli.

Bettoni (Anmil): “Affrontare le criticità del Testo unico sulla sicurezza” – Luci e ombre sono state evidenziate anche nella valutazione di Franco Bettoni, presidente dell’Anmil. “Se il bilancio 2013 mostra un ridimensionamento complessivo di circa il 7% degli infortuni, ciò è un effetto consequenziale del minor lavoro e del maggior impiego delle macchine nelle lavorazioni più pericolose – ha affermato l’esponente dell’Associazione delle vittime del lavoro, rammentando i circa 20 decreti attuativi che, dal 2008, ancora attendono di essere emanati per rendere pienamente efficaci le disposizioni del Testo unico sulla sicurezza – Inoltre oggi, al prezioso lavoro svolto dall’ Inail, che vorremmo conoscere con maggior frequenza, mancano all’appello oltre due milioni di lavoratori assicurati in altro modo ma che, per questo, non rientrano nelle statistiche dell’ Istituto”.

Il mondo agricolo: “Definire un quadro legislativo più sostenibile” – Dal fronte delle associazioni è arrivato pure il commento del mondo dell’agricoltura, uno dei comparti dove resta più elevato il rischio infortunistico. “Nei campi è in atto un costante sforzo da parte delle aziende per innalzare i livelli di sicurezza, ma bisogna definire un quadro legislativo sostenibile sotto il profilo di costi e oneri e mettere un freno al moltiplicarsi di norme disorganiche di difficile applicazione per le imprese – ha commentato la Cia in una nota ufficiale, puntualizzando come, dal 2009 al 2013, gli incidenti sul lavoro siano scesi del 18,6% – Da qui la necessità di intervenire con misure premiali e di semplificazione al fine di favorire la piena ed effettiva applicazione della legislazione sulla sicurezza”.

Il sottosegretario Bellanova: “Imprese più consapevoli, ma l’esplosione mortale sconcerta” – Infine, non è mancata la valutazione istituzionale formulata da Teresa Bellanova, sottosegretario al Lavoro con delega alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. “L’esplosione mortale nella fabbrica di fuochi d’artificio di Tagliacozzo, oltre che sconcertarci e addolorarci, ci ammonisce a non abbassare assolutamente la guardia – ha dichiarato la rappresentante del governo, che ha altresì sottolineato come “nella relazione annuale dell’Ente assicuratore ci sia un andamento finalmente più sano e consapevole da parte delle imprese che adottano le opportune misure di sicurezza”.

Salute e sicurezza: realizzara dall’Inail la più grande indagine conoscitiva nazionale

È la più grande indagine conoscitiva nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro mai realizzata, con oltre 12mila intervista effettuate a lavoratori e a tutte le figure della prevenzione aziendale. Il progetto INSuLA è stato realizzato dal settore Ricerca dell’Inail ed è stato recentemente presentato a Roma, nell’ambito di un convegno presso l’Auditorium della sede di piazzale Pastore promosso dall’Istituto. Il progetto – disponibile online sul Canale della sicurezza dell’Inail – è stato approvato e finanziato dal ministero della Salute nell’ambito del Programma per la ricerca sanitaria in materia di tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Dati utili allo sviluppo di strumenti di prevenzione – Concepito per sviluppare un sistema permanente di rilevazione della percezione delle condizioni di lavoro e dei livelli di tutela della salute e sicurezza, INSuLA – che ha visto il forte coinvolgimento di università, Regioni, parti sociali e associazioni scientifiche – ha l’obiettivo di fornire dati utili allo sviluppo di strumenti di prevenzione mirati al miglioramento della qualità della vita lavorativa, anche alla luce dei mutamenti del mondo del lavoro, in particolare a seguito dell’applicazione del decreto legislativo 81/2008 (Testo unico sulla sicurezza sul lavoro) e delle sue successive modifiche.

De Felice: “Definito un interessante quadro di insieme” – “Come rimarcato dal presidente dell’Inail, Massimo De Felice, nell’intervento che ha aperto il convegno dedicato al progetto, “si tratta di un lavoro molto interessante, come tutti i lavori che producono un arricchimento di dati che consentono di indirizzare meglio le azioni intraprese per la prevenzione e di controllarne l’esito. L’indagine definisce un quadro di insieme sulla percezione del rischio, rispetto alla quale sarebbe molto utile, in prospettiva, effettuare delle verifiche di tipo fattuale o controfattuale, per capire se i settori produttivi in cui si concentrano le preoccupazioni maggiori dei lavoratori sono quelli in cui l’Istituto ha rilevato nel corso degli anni una rischiosità effettiva più alta”.

Un progetto di rilevanza internazionale – “Il contesto scientifico di riferimento del progetto è stato quello relativo alle indagini conoscitive, europee e nazionali, sulla percezione della salute e sicurezza sul lavoro condotte da parte delle figure coinvolte nel sistema di prevenzione – ha spiegato il coordinatore della ricerca, Sergio Iavicoli, del dipartimento Medicina del lavoro dell’Inail – Tali indagini hanno acquisito nel tempo una rilevanza sempre maggiore, costituendo una preziosa fonte di informazioni per analizzare i vari aspetti delle condizioni di lavoro, individuare i gruppi di lavoratori a rischio e contribuire allo sviluppo delle politiche europee”.

Colmate le lacune di esperienze precedenti – “INSuLa – ha sottolineato ancora Iavicoli – nasce, pertanto, con l’obiettivo principale di colmare la mancanza di una survey italiana su un campione sufficientemente ampio e rappresentativo, fornendo strumenti che permettano di mettere in luce le differenze percettive tra le diverse figure del sistema prevenzionale aziendale e di sviluppare nel tempo un sistema di rilevazione permanente per la messa a punto di azioni ad hoc sulle tematiche della salute e sicurezza sul lavoro”. Il progetto, inoltre, permetterà un confronto con le grandi indagini internazionali – come quelle della Fondazione europea di Dublino e dell’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro di Bilbao – andando ad arricchire notevolmente i dati del contesto produttivo italiano anche in relazione a categorie specifiche di lavoratori, quali gli stranieri e i precari, e alle piccole e medie imprese, che nel nostro Paese rappresentano l’asse principale del sistema produttivo.

Monitorata la forza lavoro italiana e tutte le figure della prevenzione – Le indagini principali – per un totale di oltre novemila interviste – sono state effettuate su un campione di lavoratori e uno di datori di lavoro, entrambi rappresentativi della forza produttiva italiana. Oltre a questo progetto capofila, che ha interessato anche i responsabili del servizio di prevenzione e protezione (631 interviste), sono stati realizzati tre focus specifici che hanno coinvolto tutte le figure della prevenzione prefigurate dalla normativa vigente, “monitorati” in relazione alle criticità e ai bisogni relativi all’espletamento delle proprie attività, ovvero medici competenti (1.237 interviste), rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (600 interviste) e operatori dei servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro delle Asl (975 interviste).

Per i lavoratori la salute rappresenta la priorità – Per quanto concerne i lavoratori sono stati interpellati ottomila soggetti, distribuiti su tutto il territorio nazionale, le cui risposte hanno fatto emergere aspetti conoscitivi di grande interesse. Per esempio, in merito all’ordine di priorità da assegnare in relazione a quattro aspetti connessi all’attività lavorativa – sviluppo di carriera, salute e sicurezza dell’ambiente di lavoro, bilanciamento tra vita lavorativa e vita privata, e stabilità del posto di lavoro – la stabilità del posto di lavoro e la salute e sicurezza sono risultate le più scelte al primo posto, con percentuali quasi identiche pari a circa il 33%. Al secondo posto, con il 34%, sono state indicate nuovamente la salute e la sicurezza, mentre al terzo posto il bilanciamento tra vita lavorativa e vita privata è stato scelto dal 30% degli intervistati. L’ultimo aspetto, relativo allo sviluppo di carriera, è stato invece quello meno scelto.

L’azienda fonte principale di informazioni in materia di sicurezza – Altro aspetto d’interesse è quello che ha visto – con riferimento ai cinque anni precedenti l’indagine – l’88% del campione dichiarare di aver ricevuto dall’azienda informazioni riguardanti la normativa vigente in tema di salute e sicurezza sul lavoro. Il 76% ha sostenuto di aver usufruito di corsi di formazione obbligatori ex lege e il 50% di informarsi anche autonomamente sulle tematiche attinenti la prevenzione sul lavoro. Rispetto agli strumenti adoperati per informarsi autonomamente si evince che Internet è il più adoperato, sia nella navigazione di motori di ricerca in generale (50%) sia nella navigazione di siti specializzati (16%). Inoltre si mette in evidenza che la percentuale complessiva dell’uso del web è superiore nell’area Sud e Isole (68%) rispetto al Nord dove rimane al 64%.

Gli imprenditori: investimenti sostenibili anche in tempo di crisi – L’indagine sui datori di lavoro è stata condotta su un campione composto da 1.010 persone, rispecchiando le caratteristiche aziendali tipiche del tessuto produttivo italiano riguardo la dislocazione geografica delle aziende, il settore economico di appartenenza e la dimensione. Tra i principali risultati emersi, il 35,8% del campione ha riferito che nell’attuale situazione economica sia “abbastanza” sostenibile investire in tema di salute sul lavoro e il 35,6% che lo sia “molto” o “completamente”. Ancora, il 56,1% ritiene che il livello di tutela della salute e sicurezza sul lavoro sia progredito negli ultimi cinque anni, in seguito all’entrata in vigore dell’attuale normativa, mentre il 42,7% che sia rimasto invariato. Complessivamente, il 61,8% degli intervistati svolge le funzioni di datore di lavoro presso una piccola-medio impresa e, dai risultati, sono affiorate delle differenze rilevanti nelle percezioni dei datori di lavoro appartenenti ad aziende di maggiori dimensioni in confronto a quelli delle piccole e micro imprese.

L’attesa cresciuta in 10 anni del 44%: quanto tempo perso perso in fila agli sportelli pubblici

Burocrazia sempre più via crucis per i cittadini italiani: negli ultimi 10 anni, il numero di persone che attendono più di 20 minuti agli sportelli dell’ufficio anagrafe è cresciuto del 43,7 per cento. La denuncia arriva dalla Cgia di Mestre che calcola anche il peso della burocrazia sulle pmi: 12mila euro, come 30 giorni di lavoro in più all’anno. Nel 2003, infatti, 12,6 persone su 100 lamentavano tempi di attesa superiori ai 20 minuti.10 anni dopo, la coda all’anagrafe è arrivata a durare più di 20 minuti per ben 18,1 persone su 100. in 10 anni e questo, ha detto il presidente Giuseppe Bortolussi, “nonostante l’impegno profuso dagli uffici e le promesse annunciate in questi ultimi anni dalla politica”. A salire soprattutto le “vittime” dell’inefficienza della sanità pubblica: agli sportelli Asl nell’ultimo decennio l’attesa sale del 21,2 %. Se nel 2003, infatti, ben 41 persone su 100 avevano riscontrato un’attesa allo sportello superiore ai venti minuti, dieci anni dopo la fila si è idealmente ”allungata” di 8 persone. In altre parole, nel 2013 ben 49,7 persone su 100 hanno denunciato di aver atteso più di 20 minuti di fronte agli sportelli dell’Asl. A livello territoriale i tempi di attesa sono ”drammatici” soprattutto nel Centro-Sud, denuncia ancora la Cgia di Mestre. Per quanto concerne le Asl, ad esempio, nel 2013 il 70% dei calabresi ha denunciato di aver atteso oltre 20 minuti, mentre in Sicilia la percentuale è stata del 66,6 e nel Lazio del 62,5%. Per quanto attiene gli sportelli dell’anagrafe, invece, i Comuni meno virtuosi sono quelli del Lazio. Nel 2013 38,5 laziali intervistati su 100 hanno dichiarato di aver atteso oltre 20 minuti: al secondo posto troviamo i toscani, con il 22,3 per cento e al terzo i sardi, con il 20,1%. Negli ultimi 10 anni la variazione percentuale è più che raddoppiata (+112,4 per cento).

Carlo Pareto

                                                                         

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