martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Israele e i nemici della pace
Pubblicato il 02-07-2014


I nemici della pace in Medio Oriente stanno segnando dei punti a loro vantaggio in un mese che verrà ricordato fra i più intensi per l’escalation contradditoria fra passaggi politici significativi che incoraggiavano le prospettive di pace e delitti mirati accompagnati da avanzate impetuose di estremismi opposti.

La pace politica fra Hamas e L’ANP di Abou Mazen, salutata freddamente dal Governo Israeliano, era stata comunque giudicata dagli osservatori internazionali come un primo passo significativo per rilanciare la via del dialogo interrotta dal tempo dei colloqui di Annapolis auspicati dall’amministrazione Bush, il viaggio in Terrasanta del pontefice aveva suscitato ottimismo anche nei settori più intransigenti ed aveva realizzato quella “Yalta” delle religioni, primo passo propedeutico ad un nuovo e significativo rapporto fra coerenti posizioni monoteiste, inclini all’apertura di un nuovo dialogo teologico dalle conseguenze politico diplomatiche evidenti.

A guastare la festa naturalmente sono state le aree più radicali ed intransigenti del mondo islamico ed anche di quello ebraico.

In Iraq è apparsa improvvisamente una rete radicale sunnita, principalmente irachena, ma con legami con settori di al-Qaeda, l’ISIS che ha sfondato in città ponte sulla strada per Bagdad ed ha avviato una persecuzione pericolosa e sanguinosa delle comunità cristiane come è avvenuto nella città di Mosul.

L’obiettivo di ISIS non è soltanto quella di rovesciare il regime di Al Maliki (quest’ultimo, in attesa del mancato sostegno statunitense dell’indeciso Obama, si è rivolto alla Russia di Putin che gli ha fornito i caccia Sukhoi) ma quello di spingersi sino ai confini giordani minacciando quindi indirettamente la stessa Israele.

Mentre nel vicino Libano lacerato dai venti di guerra siriana la stabilità incomincia ad essere minacciata, i confini israeliani, nonostante le assicurazioni che un rinnovato accordo politico fra la linea intransigente di Hamas e quella moderata degli ex-OLP faceva presagire.

Il rapimento di tre giovani israeliani da parte di fiancheggiatori estremisti dell’area di Hamas ed il tragico ritrovamento dei corpi sono stati un colpo tragico per le speranze di pace e rinnovato dialogo ed un aiuto insperato ai settori estremisti, anche nel Governi Israeliano. Questo era stato accusato dai partner fondamentalisti di inefficienza nell’ambito delle indagini e successivamente la stessa area politica ha preso la guida di una linea politica mirata alla rappresaglia su vasta scala verso i territori di Gaza.

L’obiettivo di Netanyau è segnatamente non una nuova invasione, ma una risposta militare radicale che tenda a divaricare le posizioni di Hamas e ANP.

Hamas si è trovata quasi forzatamente a stringere un’alleanza coi suoi vecchi avversari interni anche per ragioni economiche, non essendo riuscita più a fare fronte all’enorme fabbisogno per mantenere una macchina amministrativa imponente per un territorio così piccolo.

Il primo Ministro israeliano, dalla tragica vicenda dei tre ragazzi, pensa di risuscitare sul piano interno ed anche su quello internazionale una nuova solidarietà nei confronti di Israele che attraversa un momento critico, con le offensive pacifiste del Papa e degli USA unite all’embargo dell’UE nei confronti dei prodotti che provengono dai territori occupati e che sono stati, negli ultimi anni, il primo vero grande segnale di isolamento di Israele.

Però la sua sicurezza e quella dei suoi cittadini, come dimostrano gli accadimenti, è minacciata e una politica del bastone e della carota finirà per alimentare le aree più estremiste e ortodosse del campo sionista.

Per ora la rappresaglia ha registrato un morto arabo a Gerusalemme; l’interesse generale è che prevalga una capacità di evitare l’allargamento del conflitto anche se questa volta le fragilità dell’intera area non fa presagire nulla di buono.

Bobo Craxi

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Commenti all'articolo
  1. In verità non c’è nessuno che abbia interesse alla pace in Medio Oriente, né gli arabi, né gli israeliani (entrambi navigano bene nel clima di costante tensione) né tanto meno le altre realtà. Finché il mondo dipende dal petrolio non ci può essere pace.

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