mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

La dinastia MinzMin e quella RenzBer…
Pubblicato il 09-07-2014


È probabile che i dissidenti siano anche di più di quel che Renzi immagina. Pur tuttavia se Berlusconi riuscirà a tenere a freno la stragrande maggioranza dei suoi la legge sul Senato passerà. Senza i due terzi, tuttavia. Cioè con la necessaria doppia lettura in Camera e Senato e conseguente referendum confermativo, senza obbligo del quorum. È sempre meglio ricordare il percorso, perché l’approssimazione regna oggi sovrana e dopo la probabile approvazione della legge al Senato si parlerà già di riforma in saccoccia.

Certo a Renzi non manca il senso dell’ironia e della battuta tagliente. Quella sulla dinastia MinzMin è micidiale. Resta il fatto che chi distrusse le dinastie cinesi non fu uno stinco di democratico, ma quel Mao Tse Tung che si bagnò del sangue dei suoi anche con la rivoluzione cosiddetta culturale. Non vale il paragone con Renzi, ma battuta per battuta non ci stupirebbe vedere il Presidente del Consiglio nuotare nell’Arno. Non lo farà anche perché preceduto dal suo principale antagonista tra Scilla e Cariddi.

Resta il fatto, per me incomprensibile, di non potere accettare la più rilevante proposta dei dissidenti e cioè l’elezione diretta del nuovo Senato. Qual è il problema? É di funzioni e di costi, si dice. Ma una volta chiarito che il Senato non avrà diritto al voto di fiducia, né a quello del bilancio, che la doppia lettura delle leggi è subordinata a poche eccezioni, che i senatori avranno diritto solo a rimborsi spese, perché opporre un veto all’elezione diretta?

Nessuno può sospettare che Renzi non ami il ricorso al voto popolare, proprio lui che delle primarie e delle elezioni europee è stato il solo grande beneficiato. Però è solo un caso che si propongano un Senato non più elettivo e una Camere eletta con liste bloccate? Davvero può reggere una democrazia del genere, più simile a una oligarchia? Anzi, visto che i partiti non esistono più nella forma tradizionale e il potere è in mano ai capi, i capi finiscono così per sostituire il popolo come fonte di democrazia. La democrazia dei capi.

Magari non sarà la dinastia MinzMin, ma quella RenzBer, a reggere le sorti del nostro Paese. Cosa cambia? La verità è che Minzolini e Mineo non avranno alcuna chance. Resteranno oppositori e basta. Con quel po’ di spocchia giornalistica e un di piu di puzza sotto il naso. Gli altri due hanno la possibilità di disegnare i futuri assetti democratici dell’Italia. La differenza è quella tra Germania e Brasile. Qual’è la più potente delle due?

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Sta di fatto che la dinastia RenzBer sta facendo un paperacchio, un pastrocchio, sia con la legge elettorale sia con il Senato, che con difficoltà si potrà rimediare in futuro. Andare al referendum obbligatorio non modifica il pensiero di chi sosteneva e sostiene ancora, che l’Assemblea Costituzionale eletta con il sistema proporzionale, si faceva in meno tempo e lasciava modo al Governo di fare quelle leggi che interessano i cittadini per semplificargli la vita perchè delle cose da fare nella struttura dello Stato ce ne sono a centinaia, dalla semplificazione delle leggi, al riordino ed abbassamento delle tasse, la redistribuzione del reddito occupandosi in primis del lavoro che manca e dello sviluppo e tutto quello che ci stiamo dicendo da tempo e che nessuno vuol prendersi la briga di fare perchè in tutt’altre faccende affacendato. Comunque ripeto, noi le idee le abbiamo proposte, ma non sostenute con fermezza, forse per non disturbare il manovratore

  2. Scusa Direttore, ma questa tua insistenza a voler considerare l’elezione dei senatori come l’ultimo baluardo della democrazia o come la pietra miliare dalla quale la democrazia si diparte non la digerisco.
    La partecipazione al voto è bassa e calerà ulteriormente perché l’elettore non vede il risultato della sua delega. Il continuo rimpallo delle leggi, fra Senato e Camera è uno dei motivi più evidenti. Si risparmia poco, ma se invece si cancellasse il Senato (se fosse possibile vorrei proporre un referendum in tal senso). Senza il Senato e la congerie di impiegati e uffici cloni uno degli altri che sperperano vagoni di danaro e allentano il percorso delle leggi, la DEMOCRAZIA, avrebbe tutto da guadagnare. Certo se già ora si leggono e sentono i lamenti di quanti si preoccupano del destino del poveri senatori: “dove possiamo occuparli”, cosa faranno ecc. Pare di essere alle porte di una delle tante ditte che chiudono. Chissà cosa accadrebbe se si mandassero tutti a casa. Avremmo Palazzi liberi per collocare nuovi uffici, cancelleremo il vergognoso, insultante trattamento retributivo e normativo dei dipendenti.
    Faremo capire agli italiani che si fa sul serio e non si stanno mettendo pezze colorate sui buchi neri.
    Svegliamoci Direttore, diciamo qualcosa di riformista.

  3. Caro direttore, tutti noi sentiamo la mancanza di autonomia che è sempre stata la nostra forza, cerchiamo di riprendercela e di dire francamente sulle riforme e sui problemi il nostro pensiero senza timori verso nessuno, ritorniamo liberi ed autonomi, allora si che la frase i Socialisti Italiani la pensano così tornerà ad essere visibile anche attraverso i max media del nostro Paese.

  4. caro Mauro, la posta in gioco è grossa: se con le procedure del 138 si può rendere non elettiva una camera, allora si stabilisce il principio che, con le medesime procedure, si può rendere non elettiva anche l’altra camera (il fatto che sia improbabile conta poco). Ovvero si ammette il principio che si può abolire la democrazia pur rimanendo nella piena legalità costituzionale. Un principio inammissibile. Altri paesi hanno la Camera Alta non elettiva, ma così è nelle rispettive Costituzioni da quando sono state emanate. In altre parole, il 138 non basta, ci vuole la Costituente. Sovrano è il popolo, non il Parlamento (quando sento affermare questa sciocchezza mi vengono i brividi), e il potere costituente appartiene al sovrano.
    Non scherziamo sulle questioni di principio. E neanche riduciamole a mera tattica politica.

  5. Rrenzi, a corto di basi solide, tenta di governare distruggendo i suoi critici. Se dialogasse spunterebbero i limiti delle sue proposte. Invece: accordo con Berlusconi e sbertucciate a chi non ci sta.
    Se questa è la terza Repubblica, si sta freschi.

  6. Caro Direttore, le tue considerazioni sono chiare e condivisibili. Rimane il dubbio se il nostro Partito le sostiene oppure, come dice Gianmario sopra, non contestiamo per non disturbare il manovratore?

  7. Caro Direttore, ci sono riforme e riforme. Il Divorzio è stata una riforma che ha rotto con il passato e una cultura. In meno analogo, anche se meno lacerante lo è stata qualla del taglio della scala mobile.
    E’ politicamente necessario capire che un certo periodo e modo di pensare è cambiato e conseguentemente cambiare la struttura della macchina. Le tue analisi sono spesso condivisibili e lucide, tali da permetterci di valutare le soluzioni.
    Sono le soluzioni e le preoccupazioni che tu, e altri che scrivono su questo blog, che mi appaiono, ma non solo a me, a molti che mi sono vicini, come inefficaci. E incapaci di creare aggregazione e militanza, se si può ancora usare questo termine. E’ pur vero che non sei il segretario del Partito, ma in quali altre sedi un iscritto “naufrago” aggrappato ad una tessera zattera in un mare in bonaccia dal quale non vede nessun approdo, può far sentire la sua voce?
    La sensazione che ne ricevo è di

  8. Pienamente d’accordo con Lei direttore, voglio augurarmi che i senatori di destra e sinistra o almeno quelli, che sanno cosa stanno facendo, non votino questo obbrobrio di presunta riforma del senato, lasciando ancora una volta i cittadini ai margini della società, salvo a lamentarsi ipocritamente dello scarso interesse per la politica ogni volta che si va a votare. Così come mi auguro che i deputati non votino l’altra vergognosa ed incostituzionale proposta della riforma della legge elettorale.

  9. Un’oligarchia. Platone in effetti definiva così il mal governo di pochi uomini. L’oligarchia spartana, chiusa in se stessa e in una sola classe sociale. E per il fatto che fra quattro anni la politica sarà dei ricchi… L’oligarchia dei trenta tiranni ad Atene. Contestata da praticamente tutto il popolo ateniese, capeggiati da un certo Socrate. Il nostro Socrate, nuovo martire per i cittadini, dove diavolo è? L’oligarchia veneziana dei mercanti, ricorda vagamente un vecchio discorso di Craxi. L’italia non è in mano ai membri della finanza ma agli artigiani, ai docenti, agli operai… eppure questa seconda repubblica che aveva trovato i suoi nuovi tappresentanti popolari nel PD e nel M5S, ora dimostra di cedere la parola ai suoi capi. A scuola invece che studiare il granito e la sua composizione chimica, dovrebbero far studiare politica. Ovvero l’arte di stare insieme. Ovvero come unirci. E come scegliere i nostri rappresentanti.

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