venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

LA GUERRA DEL CANGURO
Pubblicato il 30-07-2014


Riforme-Canguro-Senato

Il ‘canguro’ è legittimo. Con 10 voti a favore e 4 contrari, la giunta per il regolamento del Senato ha stabilito che può essere usata la tecnica di accorpamento delle votazioni che ieri ha permesso di far decadere 1400 emendamenti alle riforme. Già brinda il Pd che vede concreta la possibilità di chiudere al Senato entro l’8 agosto. E anche se il Presidente dal Senato Grasso ha assicurato che la regola del “canguro” sarà applicata “con buon senso” le proteste dell’Aula non si sono fatte attendere.

Per ora riprendono i lavori, un nuovo round sulla la riforma del titolo V della Costituzione dopo una seduta, quella di ieri, terminata a mezzanotte e caratterizzata da un clima tesissimo con minacce reciproche tra Pd e Sel e con la bocciatura di cinque emendamenti e il fallimento della mediazione proposta dai dissidenti guidati da Vannino Chiti. Tra i banchi prende la scena anche un canguro di peluche messo in bella mostra dal senatore M5S Maurizio Buccarella, come simbolo della protesta. Bocciato, tra gli altri, un emendamento di Augusto Minzolini che riproponeva il bicameralismo perfetto e lelezione del Senato a suffragio universale.

Duro il commento del Senatore socialista Enrico Buemi che rispetto all’applicazione della tecnica del ‘canguro’ ha detto: “Quando manca il consenso dei più, sento l’obbligo di dire quello che penso, anche perché credo che il mio punto di vista sia minoritario. Penso però che, quando ci sono queste difficoltà evidenti, sia proprio questo il momento in cui bisogna intervenire. Di fronte allo spettacolo che stiamo dando, non possiamo poi stupirci se il cittadino italiano, davanti alla durezza della legge, trova le sue soluzioni di aggiustamento. Anche in Parlamento, rispetto alla durezza della regola, la interpretiamo, la inventiamo e la pieghiamo secondo gli obiettivi della fase. In uno Stato di diritto le norme – ha continuato Buemi – devono dare certezza e non possono essere interpretate in funzione della convenienza del momento o degli obiettivi che si vogliono perseguire. Com’è possibile governare questo Paese quando per primi noi, che siamo gli artefici delle regole, le utilizziamo a convenienza? Se ci sono nodi politici da risolvere – e ce ne sono – questi non possono essere risolti forzando le regole.  La regola deve essere il metodo, che deve valere sempre. Il merito – ha concluso – lo definiamo in un rapporto, che è anche di forza ma fondato sui numeri della democrazia e non sulla forzatura delle regole”.

L’unico emendamento approvato ieri, con un sì bipartisan, è stato quello sulla parità di genere che dovrà essere promossa dalle norme che regoleranno la composizione del Parlamento. La linea di mediazione ispirata dalla maggioranza si era invece infranta sul no di Sel, il primo sasso sul binario della riforma previsto alla vigilia dal premier Renzi, che per bocca del suo braccio destro, Luca Lotti, ha ribadito: “Andremo avanti anche oltre l’8 agosto”. Alla scadenza mancano dieci giorni, e sembra difficile riuscire a smaltire le migliaia di emendamenti al testo, nonostante il “canguro”. Ed è infatti proprio sul canguro che si è scatenata una vera e propria guerra. In molti, tra cui i senatori dem Massimo Mucchetti e Paolo Corsini, ma anche l’esponente di PI Mario Mauro hanno espressamente sollecitato un chiarimento sul suo utilizzo per una materia delicata come quella costituzionale. Dopo l’utilizzo di ieri pomeriggio concesso da Grasso l’opposizione ha protestato duramente e ha chiesto che sul tema si pronunciasse la giunta per il regolamento che ha poi deciso per la legittimità del suo impiego.

“Le cose si sono guastate non per colpa di Sel ma per colpa dell’atteggiamento del governo – ha commentato Pippo Civati del Pd – che ha voluto imporre una linea talmente rigida da negare, di fatto, il dibattito parlamentare. Renzi ha scelto una linea dura, quasi che la riforma del Senato fosse un provvedimento del governo facendo così cortocircuitare tutto quanto”. E ancora: “Il premio di maggioranza è stato ottenuto grazie a Sel senza la quale Renzi oggi non farebbe il presidente del Consiglio”. Civati si è poi detto scettico sulla possibilità di sbloccare l’impasse al Senato: “Mi pare ci sia un muro contro muro fino alla fine. Se Renzi ha la maggioranza farà una riforma brutta”. E alla domanda su come voterà Civati, ha risposto: “Se resta così, mi unisco ai senatori Tocci, Ricchiuti, Chiti, cioè le persone con cui collaboro”.

Nel frattempo Grillo continua con il suo Aventino. “L’Aventino del M5S sono i cittadini – si legge nel suo blog – non l’isolamento su un colle. L’Aventino lo hanno già fatto i partiti che con i cittadini non hanno più nulla a che fare. I parlamentari del Movimento 5 Stelle “non si dimetteranno, ma, anzi, quando riterranno necessaria la loro presenza entreranno in Aula per votare e per difendere le istituzioni”.

Anche il premier è tornato a parlare di riforme, usando i soliti toni. Renzi ha detto di non voler arretrare di un millimetro e di essere pronto ad andare avanti: “Le riforme non sono il capriccio di un premier autoritario, ma l’unica strada per far uscire l’Italia dalla conservazione, dalla palude, dalla stagnazione che prima di essere economica rischia di essere concettuale”. Poi non ha risparmiato una stoccata alle opposizioni: “Approveremo la riforma in prima lettura, nonostante le urla e gli insulti di queste ore” ha affermato. E infine è arrivato l’annuncio di una prossima modifica dell’Italicum al Senato: “Modello legge elettorale dei sindaci: un vincitore, eventualmente con il secondo turno, che ha i numeri per governare. Se non governa è colpa sua, non ha alibi. Sembra inoltre che Renzi stia pensando a un’altra modifica con l’accordo di Forza Italia per modificare l’Italicum e introdurre le preferenze con il sistema del capolista bloccato e degli altri eletti scelti dai cittadini. Un cambiamento del patto del Nazareno che andrebbe incontro alle modifiche chieste dalle opposizioni e dai ‘ribelli’ della maggioranza e che non snaturerebbe il patto stesso.

Anche il neo presidente della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro, fresco di nomina, ha voluto, nei limiti che gli sono consentiti dall’incarico, lasciare un suo commento. “Ci sono riforme – ha detto – che hanno bisogno di sedimentazione: andare troppo veloci, per alcune cose va bene, per altre è meglio una maggiore riflessione, purché non sia strumentale per impedire il cammino verso un migliore assetto del sistema”.

Resta il quesito aperto sul perché tanta ostinazione e tanta fretta da parte del governo. Perché forzare così la mano entrando a gamba tesa in un tema che è di spettanza del parlamento più che dell’esecutivo. Renzi ci ha messo la faccia e un eventuale fallimento, senza le dovute contromisure, potrebbe essere un forte contraccolpo. E le contromisure potrebbero consistere nelle elezioni anticipate. Convincere e veicolare l’idea nell’opinione pubblica che lui è il per il cambiamento e il parlamento e i partiti per la restaurazione e per lo status quo e addossare a loro ogni colpa indentificandoli come il cancro che non ha permesso al nuovo di affermarsi, sarebbe un ottimo argomento da spendere in campagna elettorale. E con questo messaggio potrebbe tenersi la carta del voto per tentare di azzoppare ancora di più le opposizioni e intestarsi, con l’Italicum già in vigore, una maggioranza a suo sostegno sempre più devota al sovrano.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Allora, l’unico articolo pubblicato in cui si spiegano con precisione i termini della questione è pubblicato su Huffington Post: in mancanza di norme specifiche nel regolamento del Senato è stato applicato per analogia l’art. 85 del regolamento della Camera, il quale consente appunto la tecnica detta del “canguro”. Sennonché sembra (scrivo sembra perché non ho verificato) all’art. 85 bis dello stesso regolamento è fatto espresso divieto di applicare l’art. 85 sulle norme di carattere costituzionale. Se così è si tratta di una applicazione analogica di carattere furbesco oltre i limiti del banditismo istituzionale.
    Ma del resto il penoso spettacolo cui stiamo assistendo ha una origine precisa: la fretta. L’ostruzione non ne è che una conseguenza. La fretta è assolutamente priva di senso (l’intervento del neopresidente della Corte Costituzionale è illuminante) e del tutto ingiustificata. O meglio, giustificata da meri motivi di immagine del presidente del Consiglio. Propaganda insomma. Ma adottare “di corsa” modifiche radicali della Costituzione per motivi di immagine è qualcosa di folle che può essere considerata “normale” soltanto in un Paese che ha dimenticato da tempo cosa significa la politica.
    Come diceva Nenni, il fiume risponde alla sorgente. Il presidente della Repubblica non doveva autorizzare la presentazione di un DDL costituzionale da parte del Governo. Caso senza precedenti nella storia della Repubblica. Che il Governo “metta la faccia” su riforme costituzionali è inaccettabile perché di fatto significa che viene posta una questione di fiducia informale aggirando il divieto di porre formalmente la questione di fiducia sulle norme di rango costituzionale.
    Questa è una storia iniziata male e che finirà peggio. A meno che non vi sia una resipiscenza generale a cominciare dal presidente della Repubblica.

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