lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

La madre di Joseph Blatter
Pubblicato il 07-07-2014


Non si può certo sostenere che l’edizione brasiliana del mondiale di calcio che si avvia alla conclusione sia stato condotta all’insegna del fair play o del bon ton.

In pochi sapevano dell’esistenza di un  giornale colombiano, Hoy diario del magdalena, balzato agli onori del web per il titolo a nove colonne che ha aperto tanto l’edizione cartacea che quella on line dopo l’eliminazione per mano del Brasile della squadra nazionale caraibica: “Arbitro español: hijo de la gran puta madre que te pariò!”.

Pochi giorni prima il simpatico presidente dell’Uruguay Josè Muijca in un’intervista televisiva, dopo aver definito “fascista” la sanzione inflitta al morsicatore recidivo Suarez, ha aggiunto: “Los dirigentes de la FIFA son una manga de viejos hijos de puta”.

Non è necessario essere conoscitori della lingua castigliana per tradurre le due affermazioni.

Al netto delle insinuazioni del giornale colombiano e del presidente operaio sulla professione esercitata dalle signore chiamate così elegantemente in causa, il mondiale brasiliano che si concluderà domenica, more solito, più che una competizione sportiva è sembrata una fiction pubblicitaria il cui canovaccio era già stato scritto. L’evento planetario è iniziato con la minaccia delle contestazioni di piazza, non prive di ragioni, contro le faraoniche spese sostenute per la costruzione degli stadi (alcuni neppure finiti) finalizzati quasi unicamente all’evento (a cosa serva, in futuro, uno stadio da 70.000 posti nel cuore dell’Amazzonia non è dato sapere), poi rientrate, non si è capito bene se per la repressione o a causa della priorità che i brasiliani, di ogni ceto e credo politico, assegnano al “futebol”.

Tuttavia, finita la festa, la gente della nazione sudamericana dovrà fare i conti con il ritorno alla vita grama di sempre con l’aggiunta di un debito che le spese folli per l’organizzazione della manifestazione avranno sicuramente determinato.

Un film che in Italia abbiamo visto in occasione e a seguito dei Mondiali del 1990.

La kermesse è proseguita all’insegna dell’improvvisazione organizzativa, piegata alle esigenze di sponsor e reti televisive, i veri padroni del vapore che, da anni ormai, grazie al servile presidente Sepp Blatter, hanno relegato la Fifa a mera esecutrice dei propri desiderata.

È sufficiente una sola considerazione: obbligare i calciatori a giocare a mezzogiorno con un caldo asfissiante e un’umidità quasi sempre stimata tra il 50 e l’80%, per non meglio precisate esigenze televisive, altro non significa che infischiarsene di offrire al pubblico uno spettacolo sportivo degno di questo nome e soprattutto alterare i rapporti di forza tra i competitori.

Ma a Blatter poco glie ne cala se è vero che ha concepito l’idea criminale di fare svolgere i mondiali del 2022 in Qatar (!) dove d’estate (quando si giocano i campionati mondiali di calcio) le temperature normalmente oltrepassano i 40° all’ombra e l’umidità è stabilmente altissima.

Per l’immarcescibile Blatter conta solo il business e anche per l’edizione che va a concludersi gli affari hanno prevalso sullo sport.

Non a caso le quattro semifinaliste, al di là dei valori tecnici espressi, corrispondono in pieno al canovaccio già scritto: il deludente Brasile (Nike), l’onnipresente Germania (Adidas), l’eterna seconda Olanda (Nike), l’Argentina di Messi (Adidas).

Blatter sarà felice. Gli sportivi un po’ meno poiché non c’è chi non veda che più che una competizione tra squadre nazionali di calcio siamo di fronte alla solita sfida tra i due colossi multinazionali dell’abbigliamento sportivo.

Il vero pronostico infatti è: Adidas o Nike?

Nel 2006, a Berlino, il mondiale lo vinse l’ Italia e tutti rimasero colpiti da fatto che a consegnare la coppa agli azzurri non fosse stato il presidente della Fifa.

Si sprecarono le spiegazioni. Anche le più stravaganti. Probabilmente la ragione era una sola: lo sponsor tecnico dell’Italia era la Puma, nemica storica dell’Adidas, duopolista con Nike di abbigliamento e del merchandising legato ai mondiali. Un’alterazione degli equilibri commerciali intollerabile (e finanziariamente dannosa) per Blatter.

Forse la poco elegante affermazione sfuggita al presidente Josè Muijca non è del tutto destituita di fondamento.

Emanuele Pecheux

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