venerdì, 25 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Così la paura del nuovo
frena il progresso
Pubblicato il 01-07-2014


Sul tabloid “La Lettura” del “Corriere della sera” del 15 giugno scorso, Edoardo Boncinelli, noto genetista, affronta un argomento che riveste una rilevanza particolare nella società moderna, soprattutto per via dell’aumentata complessità della sua attuale organizzazione. Boncinelli, nell’articolo “Ogm, Tav, atomo. Siamo tutti spaventati, perciò diciamo no”, afferma che l’aumento delle capacità cognitive dell’uomo può essere considerato come il continuo miglioramento delle opportunità offerte dalla loro utilizzazione all’interno dell’organizzazione sociale, per “minimizzare” i danni causati dall’imprevedibilità ineliminabile degli eventi futuri. L’uomo, però, non ha mai accettato l’esistenza del caso, sebbene la scienza moderna ne affermi l’“importanza e l’imprescindibilità”; questa sua ostinata negazione lo ha condotto ad assumere, di fronte al manifestarsi degli eventi, ipotesi, decisioni e comportamenti profondamente irrazionali, che affievoliscono l’utilizzazione delle sue aumentate capacità cognitive e della migliore organizzazione sociale.

Infatti, a volte, l’uomo preferisce affidarsi all’idea che l’imprevedibile sia imputabile a “forze superiori consapevoli”, in grado di determinare “l’andamento delle cose del mondo fin nei minimi particolari”; in questa prospettiva, se esistono delle forze che si incorporano in qualcuno in grado di determinare l’imprevedibile, l’essere umano pensa di poter intercedere presso di lui, pregandolo, implorandolo, o offrendogli sacrifici, nella speranza di affievolirne le intenzioni. Oppure, alternativamente, l’uomo preferisce affidarsi a interpretazioni magiche degli eventi; in quest’ottica, allora, egli cerca di prevedere l’imprevedibile, consultando “indovini ed oroscopi, alla ricerca di buone notizie” che, comunque, non riuscirà mai ad acquisire, perché le previsioni magiche, salvo rarissimi casi e per pura casualità, sono costantemente smentite dalla realtà dei fatti.
Oltre alle due alternative contemplate da Boncinelli per la spiegazione degli eventi futuri, all’uomo si offre un’altra possibilità, quella di pervenire a decisioni ed a comportamenti irrazionali, particolarmente gravidi di implicazioni negative sul piano sociale; l’uomo percorre questa “terza via”, allorché, rinunciando ai vantaggi assicurati dalla scienza e dalle tecniche previsionali moderne, rifiuta ogni possibile e plausibile capacità di poter prevedere accadimenti sociali, quali possono essere, ad esempio, gli esiti economici negativi, conseguenti all’assunzione di decisioni nel governo delle variabili economiche, o per il perdurare di una data situazione congiunturale, solo perché tali esiti sono considerati effetti inintenzionali di forze inaccessibili, nonostante siano endogene, cioè interne all’organizzazione sociale che l’uomo stesso si è dato, per risolvere, nella stabilità e in condizioni di quasi-certezza, i propri stati di bisogno esistenziali.
In quest’ultimo caso, come nei due precedentemente descritti, l’uomo subisce gli effetti di forze che lo estraniano da qualsiasi possibilità di poter essere “padrone” del proprio destino. In questa prospettiva, egli pensa che i mercati siano delle strutture perfette ed autosufficienti, dotate di una capacità auto-organizzativa, per cui qualsiasi plausibile previsione di effetti indesiderati sulla sua vita, provocati dal funzionamento del sistema economico, è considerata inutile, contro ogni evidenza e contro ogni valido impiego di procedure razionali, perché quegli effetti, pur imprevedibili, sono avvertiti dal mercato, in quanto dotato degli automatismi necessari ad eliminarli.
In ogni caso, la predittività non comporta la rimozione di ogni incertezza; comporta solo la possibilità di adottare regole comportamentali idonee a fare corrispondere al ritmo della crescita della complessità sociale un’etica della responsabilità, per “vincolare” le crescenti capacità d’iniziativa e di azione degli uomini entro margini di una sufficiente sicurezza. In questa situazione, per dare fondamento alla responsabilità dell’agire umano, la conoscenza tecnico-scientifica è un elemento irrinunciabile; il fatto però che, a volte, non sia possibile utilizzare questa conoscenza, a causa del ritardo rispetto ad essa delle capacità predittive, comporta una preminenza della capacità di agire su quella di prevedere: è questo scarto fra capacità di agire e capacità di prevedere a spingere l’uomo verso l’accettazione di credenze e di procedure irrazionali.
Ora, posto in astratto che il futuro non possa essere previsto con certezza, l’uomo può affrancarsi dall’incongruenza di non poter fare delle previsioni razionali, distinguendo il breve periodo da quello medio-lungo, assumendo come criterio di divisione tra le due dimensioni temporali il livello di sviluppo cognitivo raggiunto e le tecniche revisionali disponibili. Su queste basi, il breve periodo sarà quello per il quale sarà possibile disporre di capacità predittive affidabili; mentre il medio-lungo periodo sarà quello per il quale non sarà possibile disporre di capacità predittive affrancate dalla paura.
Se le capacità predittive sono in ritardo rispetto alla capacità di agire, è inevitabile che il controllo sugli esiti finali dei comportamenti e delle azioni degli uomini si accompagni alla paura; questa, però, se, da un punto di vista consolatorio, è accettata con l’affidarsi a forze sovrannaturali, alla magia, o al determinismo di forze imperscrutabili presenti all’interno delle organizzazione sociali, è inevitabile che essa diventi il surrogato del deficit predittivo. In tal modo, però, la paura impedirebbe di poter fruire delle opportunità offerte dall’aumento della capacità cognitiva, a seguito del progresso scientifico-tecnologico, mortificando ciò che per l’uomo moderno conta maggiormente: soddisfare i propri bisogni in funzione delle opportunità offerte dall’aumentato livello della razionalità.
Per evitare questa situazione indesiderabile, l’etica della responsabilità impone, perciò, che gli esiti dei comportamenti e delle azioni degli uomini siano giustificati, nei limiti in cui la capacità predittiva può consentire una plausibile valutazione e conoscenza degli eventi futuri, con comportamenti ed azioni intenzionali, volti a contenerne eventualmente le conseguenze indesiderate e a rendere conveniente e gratificante lo “stare insieme” nella sicurezza.
Gianfranco Sabattini

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