giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La ripresa che non c’è:
la crescita non oltre lo 0.2%
Pubblicato il 24-07-2014


crisi-economicaNel 2014 non ci saranno significativi segnali di ripresa economica così come annunciati dal governo. Gli ultimi dati stilati dagli analisti della Confindustria confermano la stima al ribasso per quanto riguarda il PIL italiano. L’Italia non crescerà più dello 0,2%. Il Centro Studi di Confindustria sottolinea inoltre il divario tra la crescita degli Stati Uniti, motore trainante della finanza globale, e il “buco nero” dell’Unione Europea. La Germania, vera forza portante dell’Eurozona, negli ultimi quattro mesi ha visto la domanda di esportazioni allo stesso livello. Ciò vuol dure che i prodotti made in Germany non sono più acquistati o non trovano più sfogo sul mercato internazionale.

Tuttavia l’economia globale sta ritrovando nuovo slancio grazie agli Stati Uniti di Barack Obama e ai paesi emergenti conosciuti come BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Africa meridionale). Altro discorso è da fare per l’Europa. La Banca Centrale Europea, con Mario Draghi al comando, cerca in tutti i modi di contrastare la deflazione e tutte quelle politiche economiche che si dirigono in quella direzione. La lotta alla deflazione ha una duplice finalità: essa è un meccanismo di aggiustamento degli equilibri competitivi tra mercati azionari e un valido sostegno per aiutare quei paesi, come l’Italia, che hanno bilanci pubblici negativi. Il debito pubblico italiano ammonta al 132,8% del Prodotto interno Lordo paralizzando di fatto dei programmi di investimenti pubblici, così come l’accesso al credito.

Da Bruxelles chiedono conti pubblici rigorosi e investimenti per le imprese e le famiglie. Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita per gli Stati Uniti. Il PIL americano crescerà nel 2014 dell’1,7% a fronte del 2,8% stimato nell’aprile scorso. Gli USA nel 2015 cresceranno invece del 3% mentre la disoccupazione calerà dall’attuale 6,4% al 6% dell’anno prossimo. E l’Italia? Il Bel Paese crescerà dello 0,2% nel 2014 e dell’1,2% nel 2015. La disoccupazione invece passerà dall’attuale 12,8% al 12,5% nel 2015. I dati del Centro Studi di Confindustria e dell’OCSE sono concordi nello stimare che nel 2018 il tasso di disoccupazione arriverà all’11%. Numeri poco confortanti.

La “Grande Recessione” è peggiore della “Grande Depressione” del 1929. La disoccupazione è più alta rispetto a quella del XX secolo giacché coinvolge un numero di individui maggiore. La tenuta democratica mondiale è sempre più a rischio soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti in Palestina, Ucraina e, in generale, in Medio Oriente, senza contare il problema immigrazione causa conflitti nel Centro-Nord Africa. Guerre, miseria e crisi economica globale corrodono il nostro Tempo e ancora non si vede la luce che porta fuori dal tunnel.

Manuele Franzoso

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