martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

LA RIPRESA FA TARDI
Pubblicato il 18-07-2014


Riforme-lavoro-Bankitalia

Le stime sul Pil scendono ancora. La previsione è di Bankitalia che fissa il Pil: +0,2% nel 2014. Nel Bollettino economico dell’istituto emesso lo scorso gennaio Bankitalia stimava per quest’anno un Pil in crescita dello 0,7%. Anche via Nazionale si allinea dunque agli altri istituti che nei mesi scorsi avevano riallineato al ribasso le previsioni di crescita. Il governo invece resta fermo al +0,8% contenuto nel Def di aprile. Migliorando invece quelle per il 2015: +1,3% rispetto al +1% di gennaio.

Pil 2014 a +0,2%, +1,3% nel 2015
Banca d’Italia prevede “una ripresa moderata, non esente da significative incertezze” con il Pil che “crescerebbe attorno allo 0,2 per cento nella mediadell’anno in corso, con rischi al ribasso e aumenterebbe dell’1,3 nella media del 2015”

Inflazione, 0,4% nel 2014, 0,8% nel 2015
Le stime di Bankitalia nel Bollettino prevedono l’inflazione italiana “allo 0,4% nel 2014” per risalire allo “0,8 l’anno prossimo”

Miglioramento sul fronte del credito
”Vi sono segnali di miglioramento delle condizioni del credito, ma ancora marginali e incerti. I sondaggi più recenti indicano un’attenuazione delle difficoltà di accesso ai finanziamenti bancari” ma “i prestiti al settoreprivato continuano però a ridursi, risentendo anche del debole quadro congiunturale”.

Rischi crescita con le tensioni geopolitiche
Sulla crescita “pesano gli incerti sviluppi delle crisi” e le “tensioni geopolitiche” internazionali. Lo scrive Bankitalia nel Bollettino economicoguardando all’impatto “sui prodotti energetici”. Anche “le condizioni eccezionalmente favorevoli sui mercati presentano elementi di fragilità e potrebbero rivelarsi transitorie”.

L’impulso del bonus 80 euro nella seconda metà dell’anno
Per Bankitalia “nella seconda parte dell’anno un impulso ai consumi potrebbe derivare dagli sgravi fiscali introdotti nello scorso maggio a favore delle fasce di reddito basse”. Nel Bollettino economico viene anche sottolineato come nel primo trimestre del 2014 il debito delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile è diminuito lievemente, rimanendo molto al di sotto di quello medio dell’area dell’euro.

La produzione ristagna
“Sulla base delle informazioni finora disponibili sull’andamento della produzione industriale, nel secondo trimestre il Pil sarebbe rimasto all’incirca stazionario. La domanda estera sarebbe nuovamente aumentata a fronte della debolezza di quella domestica”. In maggio, ricorda Via Nazionale, la produzione industriale ha subito una flessione inattesa, comune all’area dell’euro, in parte attribuibile a effetti di calendario, “le informazioni disponibili suggeriscono un sostanziale ristagno dell’attività anche nel secondo trimestre”.

Insomma un quadro non tanto roseo quello che esce dal bollettino di Bankitalia. “Era meglio – commenta il professore Nicola Scalzini, economista e già capo dell’ufficio economico di Palazzo Chigi, Nicola Scalzini – procedere in un’altra direzione. Prima di tutto bisognava procedere a una riduzione delle tassazione per le imprese. Prima il disoccupato e poi il resto. Diciamo che gli 80 euro al mese sono stati una operazione elettoralistica. Il Pil scende, ma il dato che conta è quello sulla produzione industriale che non va malissimo. Infatti il Pil è composto da tanti voci e di queste la produzione industriale incide per circa un terzo e quindi è poca cosa. In realtà pesano più settori come quello dei servizi e del commercio. Di positivo c’è che il Pil, secondo le previsioni resta in aumento per l’anno successivo. Sta di fatto comunque che siamo in ritardo di anni per la ripresa anche se il dato complessivo non è così male in quanto negativo solo sul breve periodo. Dal punto di vista economico gli 80 euro scombussolano un po’ le cose: la priorità assoluta era fiscale con interventi a favore della ripresa e dell’occupazione. La distribuzione della tassazione deve essere rivista: da noi si tassano poco i consumi e troppo la produzione e il lavoro. Solo un dato: siamo in vetta alla classifica del costo del lavoro e solo al ventesimo sulla tassazione dei consumi. Per esempio l’Iva: da noi è bassa. Ci sono tre aliquote, 22%, 10% e 4%, la media è sotto il 15. In Austria l’Iva ha 2 aliquote, una al 21 e una 10. Se adottassimo quel sistema potremmo raccogliere più di 30 miliardi da destinare all’Irap o per migliorare i redditi sul lavoro. Questa è una cosa che si può fare subito. Ora il bollettino di Bankitalia appesantisce il quadro e pone dei problemi: la richiesta che Renzi sta facendo all’Europa di aspettare si sta facendo ancora più impellente.

Ma allora la ripresa …
Il ciclo economico ritarda e questo riguarda tutti, non solo l’Italia. Quindi chiedere all’Europa di aspettarci diventa fondamentale. Credo che non accogliere queste richieste sia irragionevole e punitivo. I compiti a casa in qualche modo li stiamo facendo e il ciclo economico è collegato al cicli internazionali. L’esigenza della Germania è di alleggerire la pressione su produzione e lavoro per poter esportare di più e questo non fa mai male perché significa attivare le imprese all’interno. E far questo bisogna partire dalla competitività: quando si è competitivi all’interno la domanda si allarga. Noi invece ci siamo sempre ripresi partendo dall’esterno.

E il bonus di 80 euro non serve a nulla?
Gli 80 euro possono aumentare la domanda, ma non quella interna. Invece se si fosse investito per ridurre il costo del lavoro forse alcune imprese non avrebbero chiuso. Ora quei soldi il governo li deve finanziare, per ora lo ha fatto aumentando alcune tasse. Riattivando la crescita si ottiene maggiore gettito e si riducono le spese per gli ammortizzatori. Ma con i risultati che arrivano dal bollettino di Bankitalia, la cosa diventa molto più problematica. Insomma se non si vogliono aumentare le tasse bisogna puntare sulla comprensione dell’Europa, per come siamo messi le tasse si possono soltanto spostare. Insomma bisogna spostare la tassazione per sviluppare impresa e lavoro. Poi intervengono gli accordi sindacali, ma questa è un’altra storia soprattutto in un mondo dove produrre in Cina ha costi ben diversi. La verità con cui, purtroppo, dobbiamo confrontarci è che fino ad ora abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e ora il punto è: o si perdono alcuni diritti oppure si perde il lavoro e il salario”.

Daniele Unfer

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