martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La Santanché nell’Unità a rischio chiusura?
Pubblicato il 08-07-2014


Santanche-UnitaL’Unità, lo storico quotidiano del PCI fondato da Antonio Gramsci, è sull’orlo della chiusura. Il giornale sconta tutti assieme i problemi della politica e dell’editoria. Da qualche anno i partiti sono diventati quasi una parola impronunciabile. La politica è solo quella dei leaders – ieri Berlusconi, oggi Renzi e Grillo – e i partiti si stanno trasformando lentamente, ma inesorabilmente, in comitati elettorali.

La riduzione drastica del finanziamento pubblico, sta completando questa trasformazione, togliendo ossigeno indispensabile a tenere in vita strutture organizzative complesse che fino a ieri sono state considerate essenziali per una sana vita democratica. E l’Unità, così come ieri l’Avanti!, risentono inevitabilmente dei destini dei rispettivi partiti.

Il nostro quotidiano cartaceo venne travolto dalle macerie della Prima repubblica; l’Unità rischia di essere travolto da quelle della seconda.

Ci sono poi i problemi editoriali, quelli legati ai costi di produzione esorbitanti e soprattutto alla diffusione e alle incredibile inefficienza del sistema postale che non è stato mai in grado di garantire l’invio del giornale agli abbonati come avviene nei Paesi ‘normali’ del resto del mondo. Guai seri, che hanno pesato e pesano terribilmente sulle spalle di tutti i quotidiani e che si aggiungono al lento e inarrestabile declino delle inserzioni pubblicitarie attratte prima dalla tv e oggi anche dal web, ma che per i fogli di partito sono macigni insopportabili.

Matteo Renzi, che oltre a essere Presidente del Consiglio è anche segretario del PD, ha detto chiaro e tondo nella sua relazione all’assemblea nazionale di sabato 14 giugno, che i due quotidiani (Europa ereditato dalla fusione dei DS con la Margherita) devono fondersi per sopravvivere. I conti sono in rosso, come d’altra parte lo sono quelli del partito che oggi ha un ‘buco’ di bilancio di 10 milioni di euro.

Un’ ipotesi sarebbe quella di razionalizzare, lasciando la carta a l’Unità e il web a Europa, di trovare nuovi investitori e di rilanciare il brand, il marchio che ha una sua storia e una sua personalità, in occasione delle feste del partito. Si continuerebbe dunque a puntare sulle “Feste dell’Unità” così come una volta i socialisti facevano in tutta Italia le “Feste dell’Avanti!”. Quanto può ancora fare il Gruppo Pessina (costruttori milanesi) per dare vita a una nuova società che rilevi la testata dalla Nuova iniziativa editoriale spa (NIE) oggi gestita dai liquidatori Emanuele D’Innella e Franco Carlo Papa? E come può fare Renzi per convincere imprenditori nell’aerea del centrosinistra a investire nella società senza compromettersi? È in questa situazione che oggi si è inserita la ‘voce’ – rilanciata dal sito Dagospia – di un intervento nella proprietà di Daniela Santanchè. A occhio sembra una provocazione oppure uno stratagemma per autopromuoversi, o tutte e due le cose assieme, però l’esponente berlusconiana ha alle spalle una società pubblicitaria (Visibilia) che potrebbe benissimo fare un contratto a l’Unità così come lo ha fatto al il Giornale.

Problemi complessi che riguardano aspetti organizzativi e finanziari e non c’è da stupirsi dei timori di giornalisti e poligrafici che non si tranquillizzano – memori forse dello #staisereno rivolto a Enrico Letta prima della defenestrazione – delle parole del segretario che ha promesso di non lasciare a casa nessuno degli 80 dipendenti delle due testate. I creditori incalzano, il tempo stringe e loro non sono sereni.

Certo i tempi sono strettissimi e c’è da risolvere il problema dei debiti pregressi, ma il giornale – è vero – ha sicuramente una platea di lettori ben definita, di acquirenti e abbonati. Tutto da buttare? Si rischia, come con i partiti, di buttare il bambino con l’acqua sporca in nome di un nuovismo (rottamazione) di cui ancora si devono scorgere i frutti.

Per ora i dipendenti incrociano le dita e in un video pubblicato sul sito del quotidiano e sui social network hanno rivolto un appello al segretario del Partito: «Se entro luglio non arriverà una offerta solida, il fallimento sarà inevitabile». Sarà Renzi così veloce anche in questo caso come dice di essere con la politica?

Carlo Correr

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