lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lavoro, per una volta non siamo ultimi
Pubblicato il 11-07-2014


Lavoro_giovaniUna volta tanto non arriviamo per ultimi. E questa è una novità. Se poi si tratta di lavoro e occupazione la novità è anche positiva. La Commissione Ue ha infatti adottato il programma operativo nazionale per l’attuazione dell’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile in Italia. È il secondo programma operativo passato a Bruxelles dopo quello francese del mese scorso nel contesto dell’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile, con una dotazione di 6 miliardi di euro di cui possono beneficiare 20 Stati membri (che hanno regioni in cui la disoccupazione giovanile supera il 25%). L’Italia mobiliterà 1,5 miliardi di euro da diverse fonti, tra cui 1,1 miliardi di euro dal bilancio europeo per aiutare i giovani a trovare lavoro. L’Italia è il secondo maggior destinatario di finanziamenti a titolo dell’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile (più di 530 milioni di euro) che verranno utilizzati in quasi tutte le regioni sotto il coordinamento del ministero del Lavoro.

Il programma operativo contribuirà essenzialmente ad attuare la garanzia per i giovani, con la quale si vuole assicurare che ogni giovane fino a 25 anni riceva un’offerta qualitativamente valida di lavoro, di istruzione o di formazione entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’abbandono dell’istruzione formale. Considerate le caratteristiche del mercato del lavoro italiano, l’Italia ha scelto di estendere questi interventi alle persone fino ai 29 anni di età.

“Mi congratulo vivamente con l’Italia – ha affermato Laszlo Andor, Commissario europeo responsabile per l’Occupazione – che affronta prioritariamente la lotta contro la disoccupazione giovanile. Il programma dell’Italia che attua l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile è molto ambizioso e dovrebbe interessare più di mezzo milione di giovani italiani che non lavorano, non studiano o non sono in formazione. Ciò tiene conto dell’urgenza di offrire a ogni giovane un’opportunità reale sul mercato del lavoro”.

La Commissione indica che tutti i beneficiari si vedranno offrire un approccio personalizzato grazie a un’ampia gamma di azioni su misura: sessioni d’informazione e di orientamento; formazione professionale; collocamenti lavorativi; apprendistati, in particolare per i più giovani; tirocini, non solo limitati ai giovani più qualificati (laureati); promozione del lavoro autonomo e dell’imprenditorialità; opportunità di mobilità professionale su scala transnazionale e territoriale; non da ultimo un sistema basato sul servizio pubblico con la possibilità di certificare l’acquisizione di nuove competenze. Ai partecipanti viene chiesto di firmare un accordo individuale (patto di attivazione) quando si iscrivono a un percorso curriculare. Attori centrali sono le Regioni.

A maggio circa 5,2 milioni di giovani (con meno di 25 anni) erano disoccupati nella Ue, di cui 700.000 in Italia. Più di un milione di italiani tra i 15 e i 24 anni è attualmente escluso dal mondo del lavoro, dell’istruzione o della formazione (i cosiddetti Neet) e la cifra quasi raddoppia per la fascia d’età dai 15 ai 29 anni.

Molto positivo il commento del ministro del lavoro Giuliano Poletti. “È davvero una buona notizia”, ha affermato. Per il ministro si tratta di “una risposta importante alle preoccupazioni che erano state espresse circa la bontà dell’impianto” e che conforta nell’impegno “diretto ad offrire un’opportunità di inserimento nel mondo del lavoro ai giovani fino a 29 anni che non studiano e non lavorano. Il programma italiano – ha aggiunto Poletti – è il secondo ad essere approvato dopo quello delle Francia che, come noi, aveva deciso di presentare un programma autonomo, mentre quelli degli altri paesi, inseriti nel contesto della programmazione FSE, saranno approvati tutti in tempi successivi. Insomma, questa volta l’Italia arriva tra i primi. Adesso – ha concluso Poletti – avvertiamo ancora più forte la responsabilità di un impegno pieno di tutti i soggetti coinvolti, a partire dal Ministero e dalle Regioni, per assicurare una buona riuscita di Garanzia Giovani, che rappresenta il primo vero banco di prova, per il Paese, per la sperimentazione su larga scala di politiche attive del lavoro”.

Redazione Avanti!

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