martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Angelo Simonazzi: Ma non Pertini
Pubblicato il 30-07-2014


Caro Del Bue,
ho letto con piacere ed attenzione il Tuo articolo su Avantionline.it “Solo noi volevamo salvare Moro” del 17-07-2014.
Ti scrivo per precisare che non “solo il Psi, solo Craxi, appoggiato da Saragat, ma non da Pertini, fummo contro la linea della fermezza e della rassegnazione. E ci dedicammo a salvare la vita dell’ostaggio. Contestammo la scelta della Dc di Andreotti e Zaccagnini, del Pci di Berlinguer”.

In verità, dopo un’iniziale concordia, i partiti si divisero sulla strategia da opporre alle BR: da una parte Dc, Pci, Psi ed esponenti del Psi come Pertini ed altri sostennero la “linea della fermezza”, del rifiuto totale della trattativa; dall’altra il Psi, settori della Dc, i Radicali, l’estrema sinistra affermarono che era possibile con la trattativa salvare la vita di Moro.

Non entro nel merito del ruolo svolto dal consulente americano Steve Pieczenik, che Tu affermi “avere sponsorizzato la linea della fermezza”(fra l’altro Moro aveva perorato la costituzione di una maggioranza programmatica e non politica comprendente anche il Pci, all’assemblea dei gruppi parlamentari della Dc del 28-02-1978).

L’11 marzo Andreotti costituisce il suo governo, un monocolore Dc, sostenuti anche da Pci, Psi, Psdi e Pri che lo stesso 16 marzo – il giorno del rapimento di Moro – votano immediatamente la fiducia. Sarà solo al XLI Congresso del Psi di Torino (29 marzo-2 aprile), vinto dall’alleanza Craxi-Signorile con il 63% dei voti sull’opposizione De Martino-Manca.

Il Congresso propone la strategia dell’alternativa e prende la distanza da Dc e Pci sulla risposta al sequestro di Moro: alla “linea della fermezza”, il Psi oppone quella della trattativa, attivando appositi canali, tramite l’avv. Giannino Guisoed esponente dell’Autonomia.
Nonostante l’appello del Papa Paolo VI del 22 aprile per la liberazione di Moro “semplicemente e senza condizioni”, seguito il 25 aprile da quello del Segretario dell’ONU, Kurt Waldheim, che susciterà polemiche perché sembrerà offrire un appoggio alla trattativa, il 9 maggio Moro sarà ucciso e, ai funerali del 13, sarà sarà assente la famiglia, chi si era battuto per la trattativa, come richiedevano anche le numerose lettere fatte pervenire da Moro durante la prigionia.

Concludo con riferimento alle Tue affermazioni sulla posizione tenuta da Sandro Pertini e da altri socialisti sul sequestro di Aldo Moro. Il 3 maggio 1978, con una dichiarazione diffusa alla stampa, egli rese nota la sua posizione sulla vicenda che, in contrasto con quello ufficiale del suo partito, era nettamente contraria a qualunque tipo di trattativa con le Brigate Rosse. La dichiarazione di Pertini era così concepita: “Posso ora uscire dal mio disciplinato riserbo, per dichiarare che sono sempre stato contro ogni trattativa con le Brigate Rosse. Trattare significherebbe dare a questi criminali una legittimità morale e politica, e le forze dell’ordine si sentirebbero autorizzate ad alzare le mani e a non più resister: significherebbe offendere la memoria dei molti poliziotti, carabinieri e cittadini spietatamente assassinati dalle BR. Nel ’21 esponenti socialisti con alla testa Giacomo Matteotti insistevano perché i fascisti fossero considerati una associazione a delinquere da mettere fuorilegge. Giovanni Giolitti si oppose, affermando che, se riconosciuti legalmente, la loro violenza sarebbe cessata. Fu ascoltato il vecchio statista ed il fascismo passò. Vi è chi afferma che non vuole più vedersi costretto a seguire funerali di altre vittime. Giusto. Ma io sostengo che non intendo essere costretto per la seconda volta ad andare ai funerali della democrazia” (cfr. “Pertini: una trattativa con le Br sarebbe mortale per la democrazia”, in “l’Unità” 4 maggio 1978).

Alla dichiarazione di Pertini aderirono Bobbio, Bocca, un gruppo di intellettuali, sindacalisti e partigiani socialisti, tra cui Marcello Vittorini, Antonio Ghirelli, Stefano Rodotà, Paolo Sylos Labini, Giunio Luzzatto. Nel maggio del 1978 Pertini scrisse anche una lettera che consegnò alla moglie di Moro, Carla, al segretario generale della Camera Maccanico, in cui lasciò scritto che, nel caso fosse stato sequestrato, non ci sarebbe dovuta essere nessuna trattativa o cedimento in suo favore. Il 10 maggio Pertini si recò in Piazza del Gesù, presso la sede nazionale della Dc, per esprimere ai dirigenti dello Scudocrociato il suo sincero cordoglio per l’assassinio di Moro, “che lasciava un vuoto non solo nella Dc”, ma anche “nel Parlamento, nella classe politica e nel Paese”(dichiarazioni di Nenni, Pertini, Balzamo, Achilli, del segretario della Fgsi Borelli, in “Avanti!”, 11 maggio 1978). Infine, poi, Pertini avrebbe reso un ulteriore omaggio alla figura dello statista Dc, in occasione della cerimonia di giuramento in qualità di nuovo capo dello Stato, la mattina del 9 luglio 1978, nell’Aula di Montecitorio, con queste parole “E alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro: Aldo Moro quale vuoto ha lasciato nel suo partito in questa Assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi”. Pertini va trattato senza discriminazioni.

Angelo Simonazzi

Poviglio (RE)

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Commenti all'articolo
  1. É quel che ho sommariamente ricordato. Pertini contestò la posizione del PSI sul caso Moro. Era per la linea della fermezza, allineato con Andreotti e Berlinguer. Che abbia avuto ragione lo lasciamo dire agli altri, caro Angelo….

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