giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Mala giustizia: il caso
dell’imprenditore
Luigi Longo
Pubblicato il 18-07-2014


longoVentisette giorni in carcere, dieci mesi agli arresti domiciliari, nessun indizio e oltre cinque anni d’attesa per accogliere una sentenza assolutoria, con la formula “perché il fatto non sussiste”. Così si è pronunciata la I sezione del tribunale di Roma lo scorso 15 luglio, assolvendo l’imprenditore calabrese Luigi Longo dall’accusa di aver costituito un’associazione transnazionale finalizzata allo sdoganamento presso il Porto di Gioia Tauro di merce contraffatta. Una vicenda “paradossale” – come l’ha definita l’avvocato difensore Antonino Napoli – che ha visto Longo accusato di essere vicino alle cosche della ‘ndrangheta sulla base di quanto emerso dal procedimento “Cent’anni di Storia” che portò alla condanna di esponenti della locale cosca della ‘ndrangheta.

“Ma io in quel procedimento sono stato addirittura principale testimone d’accusa del pm contro le cosche che avevano tentato la scalata alla “Cooperativa All Services” dichiara all’Avanti! lo stesso Longo, a pochi giorni dalla sentenza di assoluzione. Un processo di primo grado conclusosi dopo anni di lunghe attese, duranti i quali l’immagine pubblica è stata compromessa, la libertà limitata. E la dimensione lavorativa, consolidata e di successo, ha dovuto lasciare spazio al tracollo: Longo ha infatti dovuto mettere in liquidazione la sua società e licenziare i suoi dipendenti. Questa la vita recente dell’imprenditore calabrese che si è reinventato, cambiando settore professionale, che non ha perso la forza e la fiducia grazie all’amore dei familiari e degli amici.

Silvia Sequi

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