lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mezzogiorno: la crisi non molla la presa
Pubblicato il 25-07-2014


crisi-italiaPil in calo di 47,7 miliardi di euro; quasi 32mila imprese in meno; oltre 600mila posti di lavoro perduti;  114mila persone in cassa integrazione; quasi 2 giovani meridionali su 3 disoccupati: questa la fotografia della crisi dal 2007 ad oggi,  secondo il Check Up Mezzogiorno elaborato da Confindustria e Srm sullo stato di salute dell’economia meridionale.

“Servono interventi robusti per amplificare i timidi segnali  positivi”, dicono gli economisti di Viale dell’Astronomia che chiedono “la decisa attuazione delle riforme istituzionali e strutturali”, dal  fisco all’energia, dalla semplificazione alla riduzione dei tempi di pagamento Pa, perchè “la partita decisiva per il Sud si gioca attorno ad un pieno ed efficace impiego delle risorse della politica di coesione”.

A segnare vistosamente il passo e a deprimere il  territorio soprattutto il dato sugli investimenti pubblici e privati, diminuiti di quasi 28 miliardi tra il 2007 e il 2013: un calo di oltre il 34%, con punte di quasi il 47% nell’industria in senso stretto e del 34% nell’agricoltura e nella pesca, che pure sono settori in cui è forte la specificità del Mezzogiorno, si legge ancora nel Report di  Confindustria.

In particolare frenano gli investimenti pubblici: tra il 2009 e  il 2013, infatti, la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno si è  ridotta di oltre 5 miliardi di euro, tornando ai valori del 1996,  contribuendo alla riduzione del numero e del valore degli appalti pubblici. In calo di numero, ma soprattutto di valore, da 8,6 miliardi a poco più di 5 Mld, sono anche le gare di partenariato pubblico-private bandite nel Mezzogiorno.

“Si realizzano, dunque, sempre meno investimenti pubblici, sia  che lo Stato li finanzi direttamente sia che li promuova  indirettamente. E ciò è paradossale, se si considerano le difficoltà economiche che suggerirebbero l’opportunità di un’azione pubblica decisamente anticiclica”.  Parzialmente in controtendenza invece i dati sulle esportazioni meridionali: l’export, infatti, dice ancora Viale  dell’Astronomia, è l’unica variabile il cui valore al 2013 è superiore (+2,4%) a quello del 2007. Un recupero però che “sembra essersi  fermato nel 2013 e nei primi mesi del 2014”, o meglio differenziato: scende l’export di idrocarburi, oscilla l’export di acciaio, si rafforzano settori come l’aeronautico/automotive, la meccanica, la gomma/plastica, l’agroalimentare.

Tra i dati flebilmente positivi Confindustria annovera l’aumento delle società di capitali (+3,2% rispetto a un anno fa), delle imprese aderenti a contratti di rete (oltre 1.600), delle nuove imprese condotte da giovani (50mila nel solo 2013); e dalla crescita in alcune
regioni meridionali, dei turisti stranieri. Segnali contradditori invece quelli che arrivano dal settore credito: gli impieghi scendono (8,4 miliardi di euro in meno rispetto al 2012), mentre i crediti in sofferenza hanno ormai raggiunto i 35 miliardi di euro. Nessuna inversione di tendenza invece nella dinamica dei prestiti, “ma la riduzione sembra accennare a frenare”.

Redazione Avanti!

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